Congedo straordinario (legge 104) e contributi figurativi: cosa si perde sulla pensione?

Quanto perde sulla pensione chi ricorre al congedo straordinario per assistere un familiare disabile grave ai sensi della legge 104/1992? Facciamo chiarezza.

Congedo straordinario (legge 104) e contributi figurativi: cosa si perde sulla pensione?

Congedo straordinario ai sensi della legge 151/2001: quanto si perde sulla pensione? Come noto ai più, i lavoratori dipendenti che assistono un familiare con grave handicap ai sensi della legge 104/1992 hanno diritto, a richiesta, di fruire di un congedo straordinario retribuito per un massimo di 24 mesi indennizzato come se lo stesso periodo fosse stato lavorato.

Quindi, ma solo entro un certo massimale, durante il congedo straordinario non si perde nulla sullo stipendio, così come sulla pensione futura. L’assenza viene, infatti, coperta da contribuzione figurativa, con l’Inps che si fa carico della spesa necessaria per far sì che il congedo straordinario possa essere valido ai fini pensionistici.

Questo, però, non significa che durante il congedo straordinario non si perde nulla sulla pensione. Così come previsto appunto per la retribuzione, infatti, anche per il versamento della contribuzione figurativa vi è un limite oltre il quale non si può andare.

Congedo straordinario, legge 151/2001: le conseguenze per la pensione

Quello che preoccupa molti dei lavoratori che ne fruiscono è se il congedo possa, in qualche modo, provocare delle perdite a livello previdenziale. Come anticipato, nel periodo di fruizione del congedo straordinario legge 151/2001 per assistere familiare con handicap grave ai sensi della legge 104/1992, il lavoratore ha diritto a copertura contributiva figurativa e proprio per questo motivo tale periodo è valido anche a livello pensionistico.

I contributi figurativi riconosciuti, infatti, sono validi sia per raggiungere i requisiti di pensionamento che per il calcolo dell’assegno pensionistico e il lavoratore, nella maggior parte dei casi, lato pensione non perde nulla.

Ci sono però delle considerazioni da fare, in quanto ci sono comunque possibilità di subire una decurtazione sulla pensione futura a causa del congedo fruito.

Questo perché, anche se l’accredito di contributi figurativi, in linea generale, non abbassa l’importo della pensione, per il congedo straordinario viene fissato un limite oltre il quale non è possibile andare.

Nel dettaglio, nel suddetto periodo spetta un’indennità pari al 100% della retribuzione totale, entro un certo tetto massimo appunto che nel 2022 è pari a 37.341 euro (102,30 euro al giorno).

Su quanto riconosciuto viene poi calcolata la contribuzione dovuta, pari al 33% della retribuzione globale. Anche per questa, però, vi è un limite che non può essere superato, il quale viene rivisto ogni inizio anno. Al 1° gennaio 2022 la soglia massima di contributi figurativi riconoscibili ammonta a 12.322,53 euro annui.

Complessivamente, dunque, considerando indennità e contribuzione figurativa, il massimale annuo è di 49.633,38 euro.

Quando il congedo straordinario è penalizzante per la pensione

Ovviamente, se il lavoratore ha una retribuzione lorda inferiore al suddetto importo, l’indennità annua sarà più bassa e in ogni caso la copertura figurativa completa.

La contribuzione figurativa diventa, a questo punto, penalizzante per la pensione solo nel caso che la retribuzione lorda del lavoratore ecceda i 37 mila euro l’anno (circa 3mila euro lordi al mese) poiché in questo caso l’indennità massima riconosciuta sarà sempre pari all’importo massimo di 37.341 euro, mentre i contributi figurativi non potranno comunque superare i 12.322,53 euro. L’eccedenza, invece, verrebbe persa.

Prendiamo il caso di un lavoratore con Ral pari a 50 mila euro che decide di assentarsi dal lavoro per tutti i due anni del congedo straordinario. Questo perderà circa 26 mila euro di retribuzione nei due anni, al netto poi delle altre voci stipendiali non considerate nel calcolo della suddetta indennità, come ad esempio straordinari, ferie, eventuale tredicesima e quattordicesima corrisposti mensilmente al lavoratore.

Lato pensione, invece, anziché 16.500 euro di contributi l’anno, se ne vedrebbe riconoscere 12.322,53, con una differenza quindi di circa 8.000 euro nei due anni.

Tale perdita avrà delle conseguenze sulla pensione. Nel contributivo, infatti, 8.000 euro di montante contributivo equivalgono a circa 446 euro l’anno (in caso di pensionamento a 67 anni), quindi poco meno di 40 euro lordi al mese.

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