CONCLUSA LA RICERCA DI ACCERTAMENTO SUI 419 NOMINATIVI SCOLPITI SULLA LAPIDE NUOVA PRESSO L’OSSARIO DI SANT’ANNA

Rendiamo pubblica la lettera che stamani Giuseppe Vezzoni e Lorenzo Alessandrini hanno inviato per posta elettronica al sindaco di Stazzema Maurizio Verona, al presidente del Comitato Scientifico, prof. Paolo Pezzino, al Direttore dell’Istituzione Parco nazionale della Pace, dott. Michele Morabito.

Mulina di Stazzema 16 marzo 2020

Al Sindaco di Stazzema
Maurizio Verona
Presidente del Comitato Scientifico
Pro. Paolo Pezzino
Direttore Istituzione Parco nazionale della Pace
Dott. Michele Morabito

Oggetto: Verifica dei 419 nominativi delle vittime riportato sulla nuova lapide presso l’Ossario di Sant’Anna di Stazzema

Con la presente, comunichiamo alle SS.LL. che è stata portata a compimento l’indagine finalizzata ad analizzare, correggere e riordinare l’elenco dei nominativi delle vittime dell’eccidio del 12 agosto 1944 riportato sulla nuova lapide dell’Ossario di Sant’Anna. Nei prossimi giorni il documento-rapporto sulla ricerca svolta, verrà stampato e quindi presentato al pubblico.
È già nota alle SS.LL. l’origine e la ragione di questo impegno che come autori ci siamo assunti, e che ha comportato otto mesi di duro ma davvero appassionato lavoro. Ci preme infatti sottolineare che abbiamo considerato fin dall’inizio questa nostra iniziativa come una gratuita offerta di servizio, un contributo volontario al sistema di rafforzamento della memoria storica dell’eccidio che le istituzioni stazzemesi perseguono, ma soprattutto un atto di rispetto nei confronti delle tante vittime che quasi 76 anni fa furono falciate senza pietà dai nazifascisti.
Si tratta di un’operazione di ricerca della verità molto complessa, certo non facile a realizzarsi per chiunque, sia per le implicazioni di carattere storico-scientifico che comporta un accertamento comparativo e anagrafico da svolgere sui 419 nomi attualmente scolpiti sulla lapide, sia per la difficoltà che hanno le indagini di questo tipo, di muoversi all’interno di un sistema di custodia e conservazione della memoria abbastanza chiuso e tutelato, che non sempre mostra di gradire iniziative come la nostra, ravvedendovi rischi più o meno latenti di “revisionismo”.
Questa sorta di diffidenza è ben sintetizzata dalla frequente e quasi ripetitiva domanda che ci siamo sentiti rivolgere: che senso ha questa ricerca, cosa volete dimostrare? Queste parole riflettono indubbiamente una reticenza quasi ideologica che deriva da una ormai antica e rassegnata accettazione delle narrazioni disinformate fin qui tramandate. Solo qualche anno fa per una ricerca del genere saremmo stati quasi certamente oggetto di un fuoco di fila di contestazioni.
I tempi, per fortuna, stanno pian piano cambiando. Ce lo dicono anche le recenti parole del Presidente della Repubblica, che incoraggiano chi fa ancora ricerca, chi ha il coraggio di approfondire una volta di più la storia di quella strage. Siamo dell’avviso che le parole pronunciate dal Capo dello Stato lo scorso 29 febbraio non debbano rotolare via lungo una discenderia delle vicine miniere ed esser dimenticate, ma vadano anzi raccolte e custodite come un seme prezioso da far fruttare.
Nonostante i problemi incontrati, siamo arrivati alla conclusione del nostro lavoro, col quale – sia chiaro – non abbiamo la benché minima pretesa di chiudere questa parte dell’indagine storica sull’eccidio, che anzi deve ancora essere studiato ancora laddove occorra indagare su eventuali zone d’ombra rimaste. Tuttavia siamo consapevoli e orgogliosi di consegnare al patrimonio condiviso della storiografia un contributo di ricerca che riteniamo molto utile per il proseguo degli studi sulla strage. Stante le difficoltà di reperimento, dopo tanti anni, di tutte le informazioni storiche e d’archivio necessarie, siamo altresì consapevoli che lo studio possa non aver risolto ogni dubbio, e non abbiamo la pretesa di aver precisato incontestabilmente il numero esatto delle vittime, seppure siamo ragionevolmente convinti di averlo perlomeno inquadrato all’interno di una dimensione ben precisa.
Confidiamo che il numero finale delle vittime da noi individuato possa essere sottoposto a opportuna verifica in ogni suo aspetto e, sperabilmente, validato dal Comitato scientifico dell’Istituzione Parco nazionale della Pace di Sant’Anna di Stazzema, cui riconosciamo l’autorevolezza necessaria.
Il nostro studio è pervenuto alla fine a individuare un numero di vittime da ritenersi accertate, al netto di quelle di Mulina, di Capezzano Monte e di Bardine San Terenzo, comprese quelle di alcuni dei civili rastrellati a Sant’Anna al mattino e uccisi poi nel pomeriggio del 12 agosto al Molino Rosso di Valdicastello. Oltre alla precisazione del numero delle vittime, vi sono anche altri aspetti che riteniamo di aver indagato accuratamente e che rivestono a nostro avviso una considerevole importanza storiografica: il più rilevante riguarda l’identificazione delle 132 vittime che asseritamente Don Vangelisti e gli altri volontari sotterrarono nella fossa comune in piazza della chiesa, l’unica località di strage che non abbia avuto testimoni sopravvissuti in grado di raccontare l’esecuzione di cui erano stati protagonisti.
Nella speranza di aver potuto rendere un omaggio alla memoria delle vittime contribuendo all’avanzamento delle ricerche, porgiamo
Cordiali saluti

Giuseppe Vezzoni Lorenzo Alessandrini

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