Le motivazioni vanno ricercate anche nella minor spesa delle famiglie che, a causa della crisi e degli stipendi che non crescono, sono obbligate a spendere 2.530 euro in meno.

ITALIA, CHIUDONO 14 NEGOZI AL GIORNO – Secondo i dati di Confesercenti, rispetto al 2011 ci sono 32mila negozi in meno, un numero davvero impressionante che ha portato ad annullare 3 miliardi di euro di investimenti delle imprese.

Il 2019 oltretutto si sta confermando ancora peggiore con la chiusura di altri 5mila negozi, circa 14 al giorno.

ITALIA, CHIUDONO 14 NEGOZI AL GIORNO – Le famiglie spendono meno e il ruolo degli e-commerce

Le motivazioni vanno ricercate nella minor spesa delle famiglie che a causa della crisi e degli stipendi che non crescono, sono obbligate a spendere 2.530 euro in meno rispetto a qualche anno fa. La minor spesa non riguarda solo il Sud e le aree più povere del paese ma anche le regioni del Centro e Nord. Addirittura, anche in Lombardia le famiglie hanno ridotto i consumi del 3,5% così come nelle altre aree ricche del paese.

ITALIA, CHIUDONO 14 NEGOZI AL GIORNO – A questo va aggiunto il potere del commercio online sempre più in crescita che orienta le scelte delle famiglie verso outlet o appunto negozi web dove è possibile trovare offerte e prodotti concorrenziali a discapito dei negozi fisici che chiudono a ritmo elevato entro i tre anni dall’apertura. Più volte abbiamo parlato di come i negozi online stanno lentamente prendendo quota sopratutto tra i giovani che decidono di acquistare prodotti di vario tipo su internet attratti dai prezzi più bassi ma seguendo il modello di Amazon anche i generi alimentari e i prodotti per la casa ormai si acquistano facilmente online.

Lo stop della spesa ha inoltre portato ad riorientamento delle scelte di consumo verso quei canali, dice ancora Confcommercio, “dove più esasperata è la concorrenza di prezzo, come web e outlet. L’impatto sul commercio è stato devastante. Ormai quasi un’attività commerciale indipendente su due chiude i battenti entro i tre anni di vita”, annota ancora. ”Le difficoltà del commercio, in particolare dei piccoli, sembrano ormai strutturali. C’è bisogno di un intervento urgente per fronteggiarla: chiederemo al governo di aprire un tavolo di crisi”, spiega Patrizia De Luise, presidente di Confesercenti. ”Se si pensa che, in media, ogni piccolo negozio che chiude crea due disoccupati, è chiaro che ci troviamo di fronte ad una crisi aziendale gravissima, anche se nessuno sembra accorgersene.

Persino il commercio su aree pubbliche è in difficoltà, messo a terra da un caos normativo che ha accelerato la marginalizzazione dei mercati e il dilagare dell’abusivismo”. E non è un problema dei soli commercianti: “gli effetti collaterali della crisi del settore si estendono anche alla dimensione sociale e urbana. La tradizionale rete di vendita aiuta a dare identità ad un luogo e rende maggiormente attrattive le aree urbane. Per le quali il commercio è un settore economicamente significativo, che contribuisce a produrre reddito locale ed occupazione”, aggiunge. ”È necessaria un’azione organica, ad ampio spettro, per restituire capacità di spesa alle famiglie e per accompagnare la rete commerciale nella transizione al digitale, creando le condizioni per una leale competizione con il canale Web”, continua De Luise.

”Serve formazione continua per gli imprenditori, ma anche sostegno agli investimenti innovativi ed un riequilibrio fiscale che consenta una concorrenza alla pari tra offline e online. Apprezziamo le iniziative di confronto con le parti sociali annunciate dal governo: siamo pronti a fornire il nostro contributo sotto il profilo dell’analisi e dei possibili interventi”, prosegue De Luise. Per questo, chiede Confesercenti, siamo in attesa degli incontri con le parti sociali proposti dal Governo, che riteniamo “positivi ed utili”: l’auspicio, però, conclude il presidente di Confesercenti, “è che si tratti di incontri sostanziali e non formali. Le nostre emergenze sono concrete e ci attendiamo risposte concrete”.

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