“Organizzata dal gruppo consiliare “Verso Scelte Nuove”, si è tenuta presso la sala Suffredini di Castelnuovo di Garfagnana una conferenza storica per la commemorazione dei martiri delle foibe e dell’esodo istriano.

I relatori Angiolo Masotti e Luigi Casanovi, con l’ausilio di mappe storiche e di filmati dell’epoca, hanno illustrato le vicende che hanno visti coinvolti i nostri connazionali nelle zone del confine orientale, dall’epoca della Repubblica di Venezia fino ai giorni nostri.
In modo particolare, sono state evidenziate le tradizioni delle popolazioni costiere dell’Istria e della Dalmazia, che si rifanno ai lunghi secoli di presenza della Serenissima Repubblica di Venezia nella zona, presenza che ebbe termine nel 1815 quando con la “restaurazione” i territori veneti divennero dominio dell’Impero Austro-Ungarico.
Segni della presenza veneta sono ancora oggi facilmente individuabili lungo tutto il litorale adriatico, con il “Leone di San Marco” che domina edifici militari e palazzi pubblici e con i campanili delle maggiori chiese che rappresentano una copia in scala del campanile di San Marco a Venezia.
Con le vicende collegate alla prima guerra mondiale e in particolare con il “Patto di Londra”, fu riconosciuto alle terre irredente il diritto di riunirsi al nuovo Regno d’Italia, cosa che avvenne a seguito del trattato di pace anche se all’atto pratico gli accordi del “Patto di Londra” furono ampiamente disattesi.
Il calvario delle popolazioni locali si apre in piena seconda guerra mondiale, a seguito del tragico armistizio dell’8 settembre 1943. Venuta meno l’autorità dello Stato, con le Forze Armate nel caos e prive di ordini chiari, i comunisti di Tito occuparono vaste zone dell’Istria e della Dalmazia e diedero inizio alle operazioni di “pulizia etnica” con uccisioni e “infoibamenti” degli abitanti di etnia italiana. E’ in questo periodo che fu barbaramente uccisa Norma Cossetto, giovane studentessa di 23 anni, colpevole solo di essere italiana, che prima di essere gettata viva nella foiba di Villa Surani fu per più giorni seviziata e violentata dai suoi carcerieri.
Queste prime stragi vennero alla luce solo pochi mesi dopo, quando le forze armate tedesche occuparono la zona e quando iniziarono le ricerche dei dispersi e il recupero dei corpi dalle foibe, soprattutto a cura dei Vigili del Fuoco di Pola e del Maresciallo Arnaldo Hazarich, morto esule a Merano nel 1973 e decorato della Medaglia d’Oro al Valor Civile per il suo operato.
Una seconda ondata di terrore fu quella dell’immediato dopoguerra, quando la zona fu nuovamente occupata dai comunisti titini e quando ripresero persecuzioni, torture e uccisioni dei cittadini di etnia italiana con nuovi “infoibamenti”. Il nuovo assetto dell’Istria e della Dalmazia a seguito alla firma del ”trattato di pace” del 10 febbraio 1947, che in realtà fu un vero e proprio diktat che la nuova Repubblica Italiana non poté neppure discutere, portò all’esodo forzato delle popolazioni di etnia italiana (e non solo) che si trovarono costrette ad abbandonare la propria terra natale “optando” per la cittadinanza italiana anche solo per poter sopravvivere.
La terza fase delle persecuzioni contro gli italiani ebbe inizio nel 1948, dopo la rottura fra Stalin e Tito e coinvolse principalmente cittadini italiani di fede comunista trasferitisi in Istria per lavorare nei cantieri navali e nelle altre industrie locali dopo l’esodo degli istriani di etnia italiana. Rimasti fedeli alla linea di Stalin, questi italiani conobbero un altro aspetto delle persecuzioni messe in atto dal regime comunista titino: non più la “pulizia etnica”, ma la “rieducazione” con “lavori socialmente utili” presso i campi di concentramento e di sterminio organizzati dall’apparato repressivo comunista.
Un nome per tutti: “Goli Otok”, la famigerata Isola Calva che ospitò un campo di sterminio comunista nel quale i prigionieri dovevano perseguitarsi a vicenda, infierendo sui propri compagni di sventura anche fino alla morte, per dimostrare di essersi “ravveduti”. Il tutto, nel completo silenzio dell’opinione pubblica mondiale, alla quale questi fatti venivano accuratamente nascosti e del partito comunista italiano che invece ben conosceva queste vicende per i resoconti dei suoi membri scampati alla morte e fortunosamente rientrati in Italia.
Questa serie di tragedie che ha coinvolto i nostri connazionali è rimasta per lunghi anni pressoché sconosciuta perché non era “politicamente corretto” parlarne.
Spetta a tutti noi il compito di tramandarne la memoria perché fatti del genere non abbiano a ripetersi, come invece è purtroppo successo altre volte, anche in epoca recente, anche negli stessi Balcani, dove negli anni ’90 dello scorso secolo si è consumato il genocidio dei Bosniaci musulmani a opera del governo comunista serbo”.

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