“Non toglieteci la speranza”:  mentre ci si avvicina a celebrare il sessantesimo della costruzione del quartiere Giardino, questo è il sentire più diffuso tra gli abitanti, abitanti anziani, i figli e i nipoti di quelle 56 famiglie che furono trasferiti dalla Cittadella in quattro stecche di case in mezzo ai campi nel lontano 1955. Una storia travagliata in cui gente abituata a trovare le proprie risorse per il vivere nella città si trovò nel nulla, inseriti in un luogo dove venivano percepiti come diversi e dove mai trovarono una piena integrazione.

Nel tempo sono state molte le iniziative intraprese da enti e associazioni per collegare ed aprire l’ iniziale.

La costruzione delle case “Alte”, l’inserimento di 66 appartamenti di “ceto medio” e di un paio di cooperative di edilizia convenzionata, oltre alla costruzione dell’impianto sportivo polivalente, tra il vecchio ed il nuovo paese ( oggi assegnato alla Lucchese), hanno certamente determinato un miglioramento, anche se la separatezza continuava ad essere prevalente, in particolare con il nucleo iniziale, il cosiddetto “ghetto”. Nei primi anni 2000, grazie all’opportunità data dal bando sui Contratti di quartiere, che nel frattempo si erano sviluppati a livello europeo e italiano e che avevano il precipuo scopo di risanare in termini edilizio/urbanistico e socio/culturale le zone degradate, fu iniziato un minuzioso ed approfondito lavoro di ascolto della popolazione ed in particolare dei residenti del “ghetto” che sfociò in una forte partecipazione e condivisione del progetto di contratto di quartiere. Finalmente si andava nel verso del superamento definitivo di un quartiere dormitorio, si sarebbero inseriti uffici e negozi, sarebbero state eliminate le case fatiscenti e soprattutto si sarebbe eliminata “la stecca”, simbolo, ma non solo, del degrado e del ghetto: Al posto della stecca sarebbe stata costruita una piazza di collegamento con le altre identità del quartiere. Purtroppo , di fatto, ai negozi ed agli uffici si è dovuto rinunciare, è fallita l’azienda che aveva vinto il bando e sarà difficile se non impossibile rimpiazzarla a causa della crisi economico/edilizia. Oggi gli uffici comunali, in nome di un aggravamento dell’emergenza abitativa, forse in modo un po’ troppo superficiale, vogliono cambiare il contratto di quartiere, e l’A.C. ha intrapreso questa strada in silenzio senza coinvolgere la popolazione; da quando il quartiere ne è venuto a conoscenza, ai residenti è stato costantemente negato di poter discutere complessivamente del contratto; va inoltre ricordato che per l’emergenza abitativa il quartiere ha dato, e molto: infatti a fronte dei 44 appartamenti abbattuti e che dovevano servire per i residenti sono stati costruiti ulteriori 104 appartamenti.

La popolazione, al fine di raggiungere gli obbiettivi del Contratto, ha fatto sacrifici non ultimo quello di fare cambi di alloggio in locali parcheggio ( alloggi di 30 metri quadri) ed oggi la domanda che si pone è “ perché?” Gli obbiettivi del contratto di quartiere sono stati uno alla volta negati e restano tutte le problematiche aperte, aggravate da una pesante delusione. I cittadini ancora ripetono “non toglieteci la speranza di essere un quartiere normale”.

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