Come sono cambiate le scadenze fiscali con il lockdown

I consulenti tributari: “Troppi adempimenti a giugno, ridefinire tutto il calendario”

Fisco tributaristi
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Giugno è un mese particolarmente denso di appuntamenti con il fisco. Nonostante i due mesi di lockdown per la pandemia di Covid-19, con il decreto Rilancio non sono stati introdotti differimenti per i versamenti che scadono nel mese di giugno. E questo complica molto le cose – e il lavoro- per i tributaristi, che chiedono un aggiornamento totale del calendario fiscale, che tenga conto della situazione conseguente al lockdown. ​Infatti giugno si presenta particolarmente complesso per i consulenti tributari, sia per le scadenze che caratterizzano questo periodo e sia per gli adempimenti rinviati per l’emergenza coronavirus. “È nostra intenzione evidenziare che, in un quadro estremamente complesso caratterizzato da una mole considerevole di scadenze – avverte il presidente dell’Ancot. Associazione nazionale Consulenti tributari, Celestino Bottoni – gli studi dei consulenti tributari sono impegnati ormai da diversi giorni, dopo la riapertura di tutte le aziende, a gestire una serie di attività straordinarie che permettono alle famiglie, alle imprese e ai professionisti di avere la documentazione necessaria per ottenere il sostegno al reddito e la liquidità prevista dai decreti Cura Italia, Liquidità e Rilancio predisposti in questi mesi dal Governo. A completare il quadro c’è poi la situazione legata alla sempre più limitata liquidità da parte delle aziende e dei professionisti”. Ecco le principali scadenze previste dal calendario fiscale per il mese di giugno.

Le scadenze del 16 giugno

Scadenza dell’Imu; versamento dell’imposta sugli intrattenimenti relativi alle attività svolte con carattere di continuità nel mese precedente; la predisposizione dei bilanci a seguito della proroga; tutti i versamenti ritenute alla fonte (su interessi e redditi di capitale; su redditi derivanti da perdita di avviamento commerciale corrisposti nel mese precedente; su contributi, indennità e premi vari corrisposti nel mese precedente; su redditi derivanti da riscatti di polizze vita corrisposti nel mese precedente; su cessione titoli e valute corrisposti o maturati nel mese precedente, ecc.);  i modelli per il pagamento dei contributi, il modello Intrastat.

Le scadenze del 30 giugno

La prima scadenza per il pagamento di imposte derivanti dal modello redditi 2020, il versamento del diritto annuale della camera di commercio. E poi lo stesso giorno scadono anche i termini precedenti, soggetti alla proroga decisa per il coronavirus e quindi: l’invio della dichiarazione Iva 2020, l’invio della Lipe relativa al primo trimestre 2020, i modelli Intrastat in scadenza a marzo aprile e maggio 2020, l’esterometro e i modelli Eas.

Se le entrate tributarie e contributive, secondo le rilevazioni del Mef, nei primi tre mesi del 2020 mostrano nel complesso una crescita di 5,668 miliardi di euro, pari al +3,6 per cento – è il ragionamento – le conseguenze del lockdown hanno aperto scenari molto diversi. Basti pensare che tra le imposte indirette, nel documento del ministero delle Finanze si evince che il gettito registra una flessione, a seguito dell’impatto sulle entrate tributarie delle misure adottate dal Governo per fronteggiare l’emergenza sanitaria e le entrate Iva ammontano a 24,573 miliardi pari a -1,146 miliardi in valori assoluti e pari a -4,5%”.

L’Ancot “richiede pertanto una razionalizzazione dell’agenda fiscale con una proroga delle dichiarazioni dei redditi e dei relativi versamenti, in modo da non avere un collo di bottiglia che creerebbe solo dei problemi anche dal punto di vista finanziario, per le tante imprese che stanno tentando di ripartire dopo il lockdown. Allo stesso tempo, chi non ha avuto cali di fatturato, reddito, è giusto che rispetti le scadenze già in essere”.

Queste richieste dell’Associazione nazionale Consulenti Tributari sono dettate da due importanti fattori: da una parte garantire carichi di lavoro adeguati per gli studi professionali che devono far fronte alle vari incombenze e nel contempo tener conto delle esigenze dei contribuenti.  “Nello scenario attuale caratterizzato dall’emergenza Covid-19 – ha detto ancora Celestino Bottoni – è fondamentale avviare un confronto costruttivo con l’amministrazione finanziaria per individuare i possibili slittamenti dei termini degli adempimenti. Ad esempio, nel documento predisposto con la Confederazione Aepi relativo alle Osservazioni in merito al contenuto del disegno di Legge AG2500, con l’emendamento numero 13 abbiamo chiesto lo spostamento a novembre delle scadenze fiscali, che permette ai contribuenti di avere più tempo a disposizione per l’adempimento ai versamenti delle imposte dopo un lungo periodo di chiusura. Ovviamente questo provvedimento non deve prevedere maggiori oneri di natura economico finanziaria”.

Va anche aggiunto, conclude Bottoni, che “i tributaristi, come gli altri professionisti del settore, saranno parte attiva nell’elaborazione e presentazione telematica dei modelli necessari al perfezionamento delle domande di erogazione dei contributi a fondo perduto previsti dal dl Rilancio, un ulteriore adempimento che però va a ad inserirsi in un calendario di scadenze complicato sotto tutti i punti di vista, quasi insostenibile. Per le aziende, il cash flow generato dalle previste entrate dei contributi a fondo perduto, di per sé esiguo nella sostanza, non può essere richiesto a soddisfacimento delle pretese tributarie stante le imminenti scadenze”.

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