Questa immagine l’ho scattata oggi pomeriggio in ambulatorio. Un paziente di circa 40 anni con diabete tipo 1 da circa 20 e in terapia multi-iniettiva. Vale a dire un paziente che si è fatto circa 30 mila iniezioni di insulina. Moltissime delle quali (probabilmente più di 20 mila) fatte purtroppo nella stessa zona.
Evidenti le aree di lipodistrofia vicino all’ombelico. Altre lipodistrofie sono visibili alle braccia. Nessuna alle cosce perché mai utilizzate per le iniezioni.
Troppa poca rotazione delle zone di iniezione è la causa del fenomeno. E anche uso di aghi troppo lunghi. Nel 2022 nessuno dovrebbe più usare aghi di 8 mm come quelli usati dal paziente. Gli aghi raccomandati da anni sono lunghi 4 mm.
Ovviamente i profili glicemici di questo paziente (valutati con sensore) mostrano grandi oscillazioni nella giornata e notevoli differenze da un giorno all’altro. L’assorbimento dell’insulina iniettata in zone di lipodistrofia è molto irregolare e imprevedibile. Una imprevedibilità che causa anche frequenti ipoglicemie. Come quelle riscontrare in questo paziente.
Si può anche utilizzare l’analogo dell’insulina migliore sul mercato ma se lo si inietta male (sede sbagliata, ago sbagliato, tecnica approssimativa, ecc) è come usare una insulina bovina degli anni trenta.
In queste zone di lipodistrofia non devono essere fatte iniezioni per almeno sei mesi, sperando che “messe a riposo” recuperino almeno in parte le caratteristiche strutturali e funzionali originarie.
Si parla spesso di “diabete instabile” ma la maggior parte delle volte il problema non è la malattia. Il problema è in chi gestisce la malattia come paziente. E non poche volte è in chi partecipa alla cura come medico. Un medico in questi casi inadempiente nello spiegare come e dove iniettare correttamente l’insulina. Quanto importante siano le rotazioni. Quanto importante sia il tipo di ago.

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