Clima e disuguaglianze: perché i bambini sono più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico?

I bambini e i ragazzi nel nuovo Millennio si trovano a dover fronteggiare le insidie di un mondo più caldo, instabile e dagli scenari molto incerti, come ormai da anni dimostra in maniera inconfutabile una schiera sempre più nutrita di esperti, con l’aiuto di strumenti di rilevazione e di analisi più sofisticati, e da nuovi punti di osservazione mai sperimentati prima.

Perché i bambini sono più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico?

Cambiamento climatico e conseguenze sui bambini: 3 fattori

  • Geografico-ambientale: la tendenza delle famiglie con meno possibilità economiche a vivere in aree più esposte agli effetti del riscaldamento globale: secondo UNICEF 160 milioni di bambini crescono in aree soggette a siccità, un altro mezzo miliardo in aree ad alto rischio di alluvioni e di tempeste.
  • Socio-economico: crescere all’interno di famiglie prive di risorse per fronteggiare il fenomeno e mitigarne gli effetti, in abitazioni spesso provvisorie e fatiscenti, con scarso accesso ai servizi di base, all’acqua pulita e a un’alimentazione adeguata, rappresenta un rischio ancora più grave in un’epoca caratterizzata dall’intensificarsi di fenomeni climatici estremi.
  • Biologico: specialmente nei primi anni di vita i bambini hanno un metabolismo veloce, un sistema immunitario e organi non ancora pienamente sviluppati, una maggiore vulnerabilità alle ferite, allo stress, alle malattie legate all’acqua contaminata e alla mancanza di igiene, e così via.

Il ciclo del riscaldamento globale: cause e conseguenze

Le evidenze scientifiche mostrano come il sistema clima sia strettamente interconnesso, perché le sue varie componenti – atmosfera, idrosfera, criosfera, biosfera e litosfera – agiscono e si alimentano tra loro in maniera non lineare con vari processi di feedback e retroazione. Quando un fattore cambia innesca una lunga catena di cambiamenti anche negli altri, che a loro volta ne inducono altri, e così via, fino a modificare le stesse condizioni di partenza: l’aumento della CO2 fa crescere la temperatura degli oceani, che in questo modo assorbono meno anidride carbonica contribuendo a surriscaldare l’atmosfera e ad aumentare la sua capacità di assorbire vapore acqueo con una ricaduta ulteriore sull’effetto serra, che tra le altre cose determina lo scioglimento dei ghiacci e quindi riduce l’effetto albedo, ovvero la capacità del sistema di riflettere la radiazione solare.

Le conseguenze e la relazione con il circolo vizioso della povertà

Sul piano sociale, il ciclo del riscaldamento globale contribuisce a sua volta a surriscaldare il circolo vizioso delle povertà perché i suoi effetti colpiscono nell’immediato soprattutto chi meno ha contribuito a creare il problema: il 50% più povero della popolazione mondiale è responsabile solo del 10% delle emissioni di CO2 e quindi dell’inquinamento atmosferico, mentre il 10% più ricco ne immette da solo il 50%. I cambiamenti climatici, inoltre, alimentano un divario generazionale senza precedenti, con bambini e giovani chiamati a pagare il conto della più grave crisi nella storia dell’umanità.

Le nostre azioni per salvare i bambini

Uno dei primi passi è l’adozione di misure pratiche nel campo della programmazione, della policy e dell’advocacy per ridurre la vulnerabilità o aumentare la resilienza dei bambini e delle loro comunità nei confronti degli effetti negativi dei cambiamenti climatici.

Per affrontare i rischi e l’incertezza previsti dai cambiamenti climatici i progetti di riduzione del rischio di catastrofi (DRR) devono provare a tenere nel giusto conto l’imprevedibilità di ciò che potrebbe accadere se la temperatura del pianeta continuasse ad alzarsi. Tra le misure indicate vi è la necessità di adattare e rendere disponibili ai bambini i contesti educativi anche in situazioni ambientali critiche e, soprattutto, la volontà di coinvolgerli pienamente nelle attività di prevenzione e risposta alle calamità. Nella nostra esperienza i successi migliori si hanno quando bambini e ragazzi identificano problemi e bisogni, e quando partecipano attivamente alle strategie di riduzione del rischio.

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