Chiesa dei Santi Iacopo e Ginese  A Boveglio, Villa Basilica

 

Altre denominazioni
Chiesa di San Iacopo e San Ginese
Notizie Storiche

1014  (prima menzione intero bene)

Nel 1014 la chiesa di Boveglio viene menzionata con il titolo di San Genesio.
Descrizione
Il borgo di Boveglio sorge su un crinale tra monte Pizzorno e Battifolle, a ridosso dello spartiacque che divide la valle della Pescia Minore dal versante della Lima. Le notizie storiche più antiche risalgono ad una pergamena del 757. Boveglio era un borgo fortificato dove le la cerchia di case esterne, costruite su mura a scarpa, fungevano da cortina difensiva. Dell’antica chiesa dedicata a San Genesio e San Giovanni fanno menzione vari documenti risalenti all’ XI e all’XII secolo. Dal più antico di questi documenti, datato al 31 maggio 1014, si apprende come Grimizzo, vescovo di Lucca, accordasse, a titolo di enfiteusi, a Sigifredo figlio di Teudegrimo, dei nobili di Buggiano e di Maona, beni spettanti alla pieve di S. Maria e S. Giovanni di Villa Basilica e alle chiese di S. Genesio a Boveglio e di S. Martino a Pariana dello stesso piviere.

 

 

In un documento successivo, datato 1086, che tratta di un’enfiteusi concessa dall’arciprete della cattedrale di S. Martino della metà dei beni spettanti alla pieve di Villa Basilica, la chiesa viene ricordata sotto il titolo di San Genesio e San Giovanni posta in “loco Buellio”. Per un periodo ebbe anche l’appellativo di chiesa battesimale, ma da documenti posteriori risulta sempre soggetta alla pieve di Villa Basilica. Oggi la parrocchia è intitolata ai Santi Jacopo Maggiore e Ginese come già registrato nella visita pastorale del 1575.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’edificio fu completamente ristrutturato nel XVII secolo, subì aggiunte nel 1804 e infine subì un restauro generale nel 1908. La parrocchiale di Boveglio sorge all’esterno del centro abitato, lungo il versante meridionale su un ampio pianoro. La facciata a salienti ha l’intero paramento a vista in pietra arenaria grigia, disposta ad opera quadrata pseudoisodoma. Il portale d’ingresso è stato rimaneggiato nel 1869 quando è stata inserita in facciata la tettoia a protezione dello stesso.

 

 

 

Molto interessante è l’archetto pensile posto sull’angolo sinistro, uno dei pochi lacerti superstiti della decorazione altomedioevale dell’edificio. L’edificio ha una forma in pianta rettangolare, con l’asse maggiore orientato da est a ovest; l’interno dell’edificio è a pianta basilicale, con tre navate separate da cinque archi impostati su colonne e conclusa da una scarsella, ed è caratterizzato da un apparato decorativo frutto dei restauri di inizio Novecento, con colonne i cui fusti sono finiti ad imitazione del marmo e murature intonacate dipinte a finta cortina. La parte superiore mantiene del periodo moderno, oltre alla decorazione pittorica sulla volta a botte unghiata, una trabeazione incompleta sulla quale si impostano gli arconi trasversali sorretti da peducci posti al disotto del fregio.

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