CHIARA BENEDUSI, RESPONSABILE PROVINCIALE DEL DIPARTIMENTO EQUITA’ SOCIALE E DISABILITA’ DI FRATELLI D’ITALIA:
“IL COMUNE DI VIAREGGIO SI ADOPERI CON I FATTI E NON SOLO CON LE BELLE PAROLE PER UN PROGETTO A LUNGO TERMINE IN FUNZIONE DI RENDERE MIGLIORE LA VITA DELLE PERSONE DISABILI”
Riconoscere i bisogni di una persona con disabilità, capirne le esigenze ed agire di conseguenza: questa è la quotidianità che affrontano tutte le persone che circondano un soggetto disabile. La vita di chi si trova ad avere a che fare con difficoltà motorie e con disabilità di qualsiasi genere, coinvolge anche familiari e amici.
Che la disabilità sia causata da un incidente, da una malattia o anche solo dal fisiologico invecchiamento, il sostegno e il supporto delle persone che circondano la persona disabile è fondamentale per migliorare la loro vita quotidiana. Occorre, infatti, pensare ad un progetto a lungo termine non solo come documento che descrive “ciò che si può fare oggi” ma come un atto di pianificazione che si articola nel tempo e sulla cui base le Istituzioni, la persona, la famiglia e la stessa Comunità territoriale possono/devono cercare di creare le condizioni affinché quegli interventi, quei servizi e quelle azioni positive si possano effettivamente compiere.
Pertanto, per predisporre un efficace piano dei vari interventi di integrazione/inclusione occorre partire da un’analisi completa di tutte le variabili, oggettive e soggettive, che ruotano attorno alla persona con disabilità:
– CONTINUITÀ (nella presa in carico, nei passaggi di informazione tra gli operatori, nel perseguire in modo dinamico e critico gli obiettivi descritti nel progetto)
-AMPIEZZA E PROFONDITA (ampiezza della visione e profondità di analisi e nella messa a punto di modalità concrete che garantiscano il massimo coinvolgimento della persona e della famiglia)
– Un’analisi completa di tutte le variabili
(situazione sanitaria personale;
 situazione economico/culturale/sociale/lavorativa della persona con disabilità in apporto anche al proprio contesto familiare e sociale;
situazione relazionale/affettiva/familiare;
disponibilità personale della famiglia, amici, operatori sociali;
interessi ed aspirazioni personali
servizi territoriali già utilizzati;
servizi territoriali cui poter accedere nell’immediato futuro).
Occorre che l’Amministrazione Comunale si prenda a carico e coordini in maniera efficiente le politiche tra loro con la massima integrazione.
Se si parla di “abitare” occorre sviluppare una coscienza urbanistica che si deve coniugare con le risorse e le possibilità offerte dalle reti comunitarie di aiuto e sostegno alla domiciliarietà, anche per persone con disabilità complesse e innanzitutto ABBATTERE tutte le BARRIERE ARCHITETTONICHE presenti
Se si parla di “lavoro” occorre che le competenze degli assessorati al commercio e alle attività produttive comprendano i problemi e le esigenze delle persone con disabilità all’interno dei loro programmi. Coordinare è cosa ben diversa che pensare in modo inclusivo. Esprimere l’accrescimento del potere da parte della persona (o della comunità) nei confronti del proprio futuro, della propria crescita, mantenendo inalterata la distanza tra: ciò che è DIRITTO e ciò che è CONCESSO. La pubblica amministrazione si ponga la domanda: in che modo il cittadino/familiare/amministratore di sostegno può esercitare l’azione di tutela dei propri diritti? In che modo possiamo intervenire per facilItare e migliorare la vita di una persona disabile? Semplice, basta solo mettere in atto il buon senso, rendere più fruibile la loro vita con maggiore attenzione, inclusione e accessibilità parlando meno e facendo più fatti.

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