Cereali, sbloccato parzialmente l’export dall’Ungheria

Mario Draghi chiama Viktor Orbán: il Paese farà partire i carichi di grano tenero e mais già acquistati, ma manterrà l’autorizzazione dello Stato sulle esportazioni future. Lo ha riferito ieri, 16 marzo 2022, alla Camera dei Deputati il ministro Stefano Patuanelli durante il question time

di Mimmo Pelagalli

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Molini e mangimisti ora riprogrammeranno gli acquisti e urge ancora di più far partire Granaio Italia (Foto di archivio)
Fonte foto: © Smileus – Fotolia

Grano tenero e mais dall’Ungheria torneranno a viaggiare verso l’Italia se già acquistati ma l’emergenza è solo tamponata, poiché il Governo magiaro si riserva di continuare ad assoggettare ad autorizzazione eventuali nuovi contratti di fornitura per l’export intracomunitario. È questo il senso delle dichiarazioni rese ieri pomeriggio, 16 marzo 2022, dal ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli durante il question time alla Camera dei Deputati.

Lo sblocco dell’Ungheria determina a questo punto un beneficio per i molini e le aziende mangimistiche, che potranno abbandonare gli acquisti spot per recuperare le mancate spedizioni da quel Paese, ma resta per loro anche la necessità di riprogrammare gli acquisti sul mercato a medio termine. Pertanto occorrerà valutare con molta attenzione, anche sulla base di questi impegni della controparte commerciale e industriale, l’opportunità per gli agricoltori italiani di seminare più grano e più mais. Sullo sfondo, in una situazione del genere, del tutto inedita, campeggia sempre più la necessità di sbloccare Granaio Italia.

 

“Tramite un colloquio telefonico tra il presidente Draghi e il presidente Orbán, l’Ungheria ha sbloccato l’approvvigionamento dei contratti in essere con l’Italia e questo consente di riprendere le importazioni dall’Ungheria sia di mais sia di grano tenero. Ha detto ieri Patuanelli nell’aula di Montecitorio, rispondendo all’interrogazione dei deputati del Movimento 5 Stelle Giampaolo Cassese e Luciano Cillis, entrambi membri della Commissione Agricoltura, che avevano chiesto lumi sull’azione del Governo verso Budapest e Bruxelles per sbloccare la situazione.

 

In pratica per far partire i primi carichi di grano e mais dall’Ungheria verso l’Italia, prodotti già per altro contrattualizzati, si è dovuto muovere il presidente del Consiglio Mario Draghi, che ha dovuto affrontare il suo omologo ungherese Viktor Orbán: un colloquio senza precedenti nella storia recente dell’Unione Europea, che ha avuto ad oggetto il principio di libera circolazione delle merci all’interno dei confini dell’Unione e il diritto del Governo ungherese di determinare una propria politica dei prezzi interni.

 

Patuanelli inoltre, nel ringraziare il premier Draghi per l’intervento, ha ricordato che l’Italia si approvvigiona di frumento tenero dall’Ucraina solo per il 3% e di mais per il 13%. Ma ha anche sottolineato che valori più elevati li raggiunge l’import dall’Ungheria: pari al 23% per il grano tenero e al 32% per il mais.

 

 

 

Patuanelli, con riferimento al peso delle importazioni dall’Ungheria e dall’Ucraina, ha detto che questi possono cambiare perché grano e mais “si possono reperire cambiando mercati di approvvigionamento e che ci fanno guardare verso Francia e Germania per i cereali e verso Canada e Usa per i fertilizzanti. “In ogni caso – ha concluso – a livello europeo va fatto un ragionamento sulla sovranità alimentare“.

 

Nell’intervento al question time Patuanelli ha ricordato l’impegno preso con regioni e organizzazioni agricole e già comunicato al Consiglio dei Ministri sulla revisione del Green Deal e delle nuove norme della Pac, Farm to Fork, l’adozione di misure di aiuto per le aziende agricole come per il covid-19: tutte istanze che saranno rappresentate dall’Italia al Consiglio Agricolo Ue di lunedì 21 marzo 2022.

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