CELEBRATO IERI  PER LA PRIMA VOLTA IL 75° ANNIVERSARIO DELLA DEPORTAZIONE DI STAZZEMESI.

Stazzema_ Il 75° anniversario della deportazione di 15 terrinchesi, di un leviglianese e l’uccisione di un abitante è stato celebrato ieri pomeriggio nella Chiesa Parrocchiale dei SS Clemente e Colombano della frazione di Terrinca. Una cerimonia molto sentita e partecipata, che si è rivelata un inedito tassello da inserire nel puzzle stazzemese per quanto riguarda il periodo bellico inerente al 1944. La commemorazione è stata una pagina di storia e di memoria aggiunta al corposo libro di eventi che hanno caratterizzato il secondo conflitto mondiale nel comune di Stazzema. La Santa Messa in suffragio dei ricordati è stata celebrata da Don Bernardo Byczec. A rappresentare il comune di Stazzema è intervenuto l’assessore all’Ambiente Alesso Tovani. Presente Enrico Pieri, presidente dell’associazione Martiri di Sant’Anna e il labaro Martiri di Mulina di Stazzema portato da Giuseppe Vezzoni. A nostro giudizio le cerimonia commemorativa, la prima in assoluto, doveva ricevere maggiore attenzione. L’assenza del gonfalone comunale di Stazzema e del labaro Martiri di Sant’Anna resteranno come macchie d’indifferenza al riconoscimento completo che meritava il lavoro che è stato compiuto, sia per quanto concerne la ricostruzione storica dei fatti sia per l’opera di manutenzione e pulizia di cui è stata fattta oggetto la marginetta della Madonna del Frassino, in località Col dal Pruno, realizzata al margine della via provinciale per Arni. In essa si custodisce la lapide che ricorda l’evento del 17 ottobre 1944, i civili coinvolti nella deportazione e il motivo per cui fu innalzato, nel 1947, il manufatto: l’uccisione del civile terrinchese Lorenzo Cecconi di anni 37, che è un omonimo del ruosinese Lorenzo Cecconi, di anni 50, cantoniere, ucciso dai partigiani il 29 giugno 1944 sul Monte Corchia. La storia recuperata dopo 75 anni dai fatti: Il tardo pomeriggio del 17 ottobre 1944 dei soldati tedeschi scesero dalle loro postazioni situate a Passo Croce e fecero una retata nel borgo di Terrinca e Levigliani, partendo dall’alto, e chiudendo ad anello i due paesi. Non si poteva scappare. Usarono anche i cani. A Levigliani trovarono pochi uomini, in quanto la notizia di questa retata si era sparsa in paese ed in molti erano scappati. Erano rimasti i vecchi. I pochi sventurati che non furono avvertiti vennero catturati e raccolti in località “rocca” per poi partire per passo croce. Per quanto riguarda Terrinca invece, dove la nostra ricerca si è maggiormente concentrata, i soldati suddivisi in gruppi da due, ed in tutto circa una trentina, passarono ogni casa e raccolsero tutti gli uomini che trovarono, tranne i malati (alcuni paesani avevano il tifo) per un totale di 24 uomini. Prima li radunarono nelle piccole aie dentro il paese, poi li condussero, tutti assieme, nella piazza della Chiesa, punto di ritrovo deciso. Alcune persone riuscirono a scappare e a non farsi prendere dai tedeschi. La paura, durante l’attesa vicino alla chiesa, era molta perché tutti sapevano cosa era successo in agosto a Sant’Anna di Stazzema, e c’era il timore, che il dramma si ripetesse anche quella sera. Pure il parroco Don Egisto intervenne e cercò di convincere i tedeschi che si trattava di brava gente, ma non ci riuscì. A questo punto i tedeschi iniziarono a spingere e a far muovere gli uomini nella direzione delle postazioni tedesche che si trovavano a Passo Croce. Bisognava salire il paese, passando nella strada centrale, e raggiungere il bosco soprastante. Durante il percorso gli uomini cercavano di scappare. Il gruppo proseguì in direzione Agrifoglio. Proprio prima di raggiungere questo luogo alcuni, che fino ad allora avevano trasportato munizioni e fucili, furono rilasciati da un soldato tedesco con la raccomandazione di scendere senza fare rumore. Arrivati in Agrifoglio passarono per il passo Fordazzani, raggiungendo Matteronella e di seguito al Ponchio, per poi andare a dormire nel palazzo dell’ Henraux, situato all’uscita della galleria del Cipollaio. Da qui furono portati all’Isola Santa per poi dirigersi, molto probabilmente, in diversi posti. Da qui in poi si hanno poche notizie se non che i nostri paesani raggiunsero mete differenti: Castelnuovo di Garfagnana, Bologna, Lago di Garda, Alta Italia e Germania. A Castelnuovo, per esempio, forti bombardamenti degli alleati permisero ad alcuni paesani di scappare e di tornare a casa, ma furono subito avvisati che ad ogni uomo che fuggiva, 10 sarebbero stati uccisi. Altri doverono seguire i tedeschi nella ritirata. Alcuni ritornarono attraverso il passo dei Carpinelli. Alcuni, che furono presi dai Russi, riuscirono a scappare e a ritornare a casa dopo quasi un anno. Alcuni a Bologna, grazie all’aiuto di cittadini del posto, riuscirono a fuggire nascondendosi sotto una pila del fieno. Finalmente dopo sette mesi, chi non era riuscito a fuggire prima, ritornò dai propri cari. Restando alle testimonianze ancora vive a tutt’oggi, gli unici a raggiungere la Germania furono Santini Elia e Cecconi Maurizio. Nello stesso giorno, mentre i tedeschi scendevano da Passo Croce per dirigersi in paese, fu ferito gravemente Cecconi Lorenzo, in località “La Guardia”, da un proiettile. Spirò il giorno dopo, deposto sopra un enorme masso, sotto il paese, durante il tragitto verso l’ospedale di Ruosina. L’ombrello che portava sotto il braccio, a causa del maltempo e dell’oscurità, rammentava la forma di un fucile. A lui è intitolata questa marginetta. ( Madonna del Frassino presso Col dal Pruno NdA) La lapide è andata distrutta nel 1977 ad opera di vandali. Due anni dopo fu rifatta e rimessa a posto. Secondo le testimonianze, probabilmente la retata del 17 ottobre 1944 fu il risultato di due eventi mattutini: Il primo evento riguarda il ferimento da arma da fuoco di un soldato tedesco, presumibilmente da parte di alcuni partigiani che si trovavano sopra il paese, in località “Solcone”. Il secondo, riguarda il mancato rientro di due soldati tedeschi mandati in ronda, che fece presumere l’uccisione degli stessi da mano paesana. Da qui la decisione del comando tedesco per l’avvio alla retata. In realtà, i due tedeschi avevano disertato congiungendosi con gli americani stanziati a Ruosina. Bisogna rammentare comunque che, tra i proiettili sparati da Ruosina dagli americani e dai proiettili sparati dai tedeschi da Passo Croce, la vita dei terrinchesi, che ovviamente si trovavano nel mezzo, scorreva ugualmente, sia pure, con le dovute cautele. (Testo letto in chiesa da Gabriele Olobardi)

Giuseppe Vezzoni,addì 21.10.2019.

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