Cave: stop all’escavazione se l’azienda non è in regola con il DURC.

Comune di Seravezza e sindacato Fillea Cgil uniti nel nome della legalità. Presentata alla Regione Toscana una dettagliata proposta di revisione della legge sulle cave

Stop all’escavazione del marmo se l’azienda non adempie agli obblighi assicurativi, previdenziali e assistenziali nei confronti dei propri dipendenti. Sarà così in tutta la Toscana se la Regione accoglierà la proposta che il Comune di Seravezza, in accordo con il sindacato Fillea Cgil, ha avanzato sotto forma di contributo al processo di revisione della legge 35/2015 (la legge sulle cave) in corso a Firenze. Come avviene da tempo per gli appalti pubblici e nei lavori privati in edilizia, si introdurrebbe così anche nel settore lapideo, per la prima volta, un meccanismo di verifica legato al DURC, il Documento Unico di Regolarità Contributiva: se l’azienda non attesta di aver assolto a tutti gli adempimenti ai fini previdenziali, assistenziali e assicurativi e agli altri obblighi previsti dalla normativa vigente nei confronti di Inps e Inail non potrà ottenere il titolo per avviare o proseguire l’attività di cava.

«La proposta nasce nel quadro di un confronto permanente che il Comune di Seravezza ha con il sindacato Fillea Cgil sui temi ambientali e della sicurezza sul lavoro», spiega la vicesindaco Valentina Salvatori, firmataria con il sindaco Riccardo Tarabella della proposta inviata alla Regione Toscana. «Un confronto che nell’ultimo periodo, nel percorso partecipativo di definizione dei Piani di Bacino, è andato focalizzandosi sul tema della legalità. Abbiamo considerato che, se un’azienda non versa i contributi dei lavoratori ben difficilmente investirà nella loro formazione e nella loro sicurezza e nel rispetto delle norme ambientali legate alle attività di cava. In tal caso non merita di iniziare o proseguire l’attività estrattiva. Alla Regione Toscana proponiamo quindi di modificare la legge 35/2015 inserendo l’obbligo di acquisizione del DURC in sede di rilascio della concessione o dell’autorizzazione all’attività estrattiva, prevedendo inoltre una successiva verifica periodica del DURC – noi suggeriamo con cadenza semestrale – nel periodo di esercizio dell’attività».

«È un’idea rivoluzionaria per il settore lapideo, che ci trova in perfetta sintonia», commenta Alessia Gambassi, segretaria generale della Fillea Cgil di Lucca. «Un’azienda che non rispetta le regole mette in pericolo i propri lavoratori ed opera in modo sleale sul mercato. È giusto bloccarla, lasciando spazio alle imprese che invece rispettano le leggi e i lavoratori».
«La verifica del DURC», aggiunge il funzionario Fillea Cgil Leonardo Quadrelli «è lo strumento che fino ad oggi è mancato per contrastare le attività irregolari e che può fare la differenza sul fronte della legalità. Anche perché, come si è visto, il potere deterrente delle sanzioni pecuniarie è veramente minimo. Il settore lapideo ha livelli di pericolosità tali, ce lo dimostrano anche i recentissimi fatti di cronaca, da imporre la massima tutela dei lavoratori sotto il profilo assistenziale, assicurativo e previdenziale».

Il documento inviato dal Comune di Seravezza alla Regione Toscana contiene anche una seconda sottolineatura, relativa al Testo Unico Sicurezza del Lavoro (decreto legislativo 81/2008) e in particolare al “modello di organizzazione e gestione” in esso previsto. Si tratta di un quadro di riferimento organizzativo – al quale le imprese possono facoltativamente adeguarsi – “che può essere adottato ed efficacemente attuato, assicurando un sistema aziendale per l’adempimento di tutti gli obblighi giuridici relativi alla corretta valutazione dei rischi sulla sicurezza, alla predisposizione di adeguate misure preventive e alla formazione”. «Alla Regione suggeriamo di fare un passo avanti rispetto a questo sistema», spiega Valentina Salvatori «introducendo un obbligo di adozione ed efficace attuazione del modello ai fini del rilascio della concessione o dell’autorizzazione all’attività estrattiva. Esperienze analoghe, seppur in ambiti differenti, sono già state sperimentate in Lombardia e in Calabria».

Share