Oggi, domenica 22 Dicembre il Comitato di Cittadini Contro la Discarica Ex Cava Fornace ha aderito alla manifestazione promossa dalle Magliette Bianche per la bonifica dei SIN, in coordinamento in tutta Italia con gli altri siti interessati. Un’occasione importante, un nuovo momento collettivo in cui la popolazione rivendica il proprio diritto ad un ambiente sano, alla salute e ad un nuovo protagonismo dal basso che riesca a spostare equilibri incancreniti nelle dinamiche del potere politico rappresentativo. Troppe sono le vertenze che sul territorio Apuo-versiliese rivendicano giustizia ambientale e sociale. Dalla Farmoplant al Pollino, dalla Zona industriale di Massa alle cave di Carrara, dalle decine di segherie abbandonate all’asse di penetrazione nella pineta viareggina. E si potrebbe proseguire per ore, descrivendo un pezzo di mondo devastato da una gestione scellerata di risorse e territorio, sempre aperta ad assecondare operazioni imprenditoriali che, a scapito della salute dei cittadini e della tutela dell’ambiente, producono profitti milionari per pochi azionisti. Per quanto riguarda la Discarica di Cava Fornace ci teniamo a ripartire dall’ultima iniziativa dell’8 dicembre, in cammino verso la chiusura’, una manifestazione che nonostante le avverse condizioni climatiche ha portato centinaia di persone a sfilare da Forte dei Marmi al Cinquale, unendo nella pratica sempre più consapevole ciò che un confine amministrativo divide con una linea.
Insieme ai cittadini erano presenti anche alcuni politici, dei quali non tutti possono vantare la stessa coerenza negli atti concreti che ha avuto negli anni l’amministrazione di Forte dei Marmi. Sono di nuovo mancati i sindaci sia di Montignoso che di Pietrasanta, che ancora una volta non agiscono come dovrebbero, e che continuano il loro gioco al rimbalzo delle responsabilità, adesso la competenza in materia è a carico della Regione, è quindi ancora più difficile far luce nella torba delle dichiarazioni, cercando di svelare le verità oggettive e i possibili varchi dove la lotta degli abitanti può avanzare e pretendere risposte chiare. Qui ci proviamo, delineando un quadro il più chiaro possibile ed arrivando a poche domande dirette, nelle ultime dichiarazioni, l’assessore regionale all’ambiente Fratoni, continua a ribadire che non può farci nulla, nonostante le mozioni comunali e quella regionale per la chiusura, perché la discarica è autorizzata fino a quota 98 metri, a riempimento insomma. La Fratoni mente, sapendo di mentire, e se può smentirci lo faccia subito.
La discarica infatti non è autorizzata fino a quota 98, il progetto approvato prevede 3 fasi di coltivazione, subordinate al rilascio di specifiche autorizzazioni, e l’attuale autorizzazione prevede il riempimento fino a quota 43. Sorvolando adesso sulla mancanza di una serie di documenti obbligatori anche per questa fase come il parere igienico sanitario (a competenza dei sindaci), una Valutazione di Impatto Ambientale integrale, e le numerose infrazioni dei gestori segnalate da Arpat e arrivate sul tavolo della Procura, pretendiamo però chiarezza: se le autorizzazioni non ci sono si può e si deve procedere alla chiusura immediata, di che cosa hanno paura? Sempre dalle dichiarazioni della Fratoni si fa riferimento ad eventuali parti terze lese dall’eventuale chiusura della Discarica a quota 43, che richiederebbero risarcimenti. Quali sarebbero queste parti terze? Se l’amministrazione della discarica avvia una serie di investimenti sulla previsione di riempimento e promette agli azionisti di aumentare i profitti, ciò non determina in nessun caso la necessità da parte della Regione di autorizzare il riempimento, a danno della collettività.
Ancor più chiaro ci appare il quadro valutando le carte dell’acquisto da parte di ALIA S.p.A. del sito dalla precedente proprietà della famiglia Viti, nelle quali, a tutela di entrambe le parti si definiscono i valori d’acquisto in base alle eventuali autorizzazioni di riempimento, fino al totale eventuale di 10 milioni e 400mila euro. Queste le condizioni: 1) all’atto di vendita sono stati versati 2 milioni e 100mila euro 2) il resto (8milioni e 300mila euro) sono suddivisi in 8 rate annuali da pagare entro ogni 30 aprile fino al 2026 e la variazione di prezzo subordinata alle autorizzazioni è articolata in 3 punti:
a) Qualora prima del 30 aprile 2026 la discarica venga chiusa con provvedimento della competente autorità prima che venga rilasciata autorizzazione al raggiungimento di quota di ml. 68 slm, il prezzo da pagare è 7 milioni di euro.
b) Qualora invece prima del 30 aprile 2026 la discarica venga chiusa con provvedimento della competente autorità prima che venga rilasciata autorizzazione al raggiungimento di quota di ml. 43 slm, il prezzo da pagare è 4 milioni e 500mila euro
c) In caso di chiusura della discarica allorché sia stato autorizzato il riempimento fino alla quota di ml. 68 (sessantotto) slm, nessuna riduzione del prezzo sarà dovuta.

Insomma, di quota 98 neanche si parla, mentre la narrazione mediatica che non fa altro che confondere le acque la spinge come dato assodato. Anzi, all’atto della vendita (3 agosto 2018) sembra essere ancora in discussione l’autorizzazione a quota 43, alla quale comunque in alcuni punti la discarica è ormai arrivata. Questa compravendita è avvenuta nel silenzio assordante di tutti gli enti e i rappresentanti politici delle amministrazioni, nonostante la forte pressione del comitato attraverso un presidio di un mese davanti ai cancelli della discarica, senza che venissero ascoltate le obiezioni ad un’operazione di tale portata. Ci chiediamo allora, cosa stanno facendo i nostri politici regionali e locali? Non c’è più tempo: o ci si assume le proprie responsabilità di fronte ai cittadini con atti concreti o sarebbe il caso di farsi da parte: la strumentalizzazione per fini elettorali è e sarà respinta al mittente
Oggi per questo siamo di nuovo qua, determinati a bloccare la discarica a quota 43, perché resta il fatto che è posizionata in un sito non idoneo e la sua gestione appare tutt’altro che trasparente, perché le numerose infrazioni delle condizioni di esercizio e le elusioni in merito alle Valutazioni ambientali dimostrano i reali interessi esclusivamente economici. Siamo qui a pretendere un piano di messa in sicurezza e bonifica a carico del gestore, e iniziare a ragionare di riconversione attraverso un processo trasparente e partecipato. Domenica saremo a Carrara, e il 4 Gennaio a Massa per opporci al nuovo piano estrattivo del comune, per approfondire i legami con le associazioni, i comitati e i collettivi che lottano ogni giorno per la giustizia ambientale e sociale. Perché non è vero che non c’è alternativa, non è vero che siamo tutti sulla stessa barca. Ci sono momenti in cui la storia può cambiare, non è più tempo di delegare chi dimostra di non perseguire il bene comune e continua a fare scempio del nostro ambiente

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