CASTELNUOVO DI GARFAGNANA STAMANI 7 SETTEMBRE 1920, ORE 7,46 E 32 SECONDI, APPENA 99 ANNI FA’

 

ORE 7,45, a Castelnuovo Garfagnana c’è la fiera, otto giorni di feste, un giorno dedicato ai bambini, un giorno al commercio, uno ai formaggi, uno alle donne da marito, stamani è dedicato alla “Brunalpina” una mucca o vacca come si dice qui da latte, da lavoro, da riproduzione, una bellissima bestia color della crosta del pane ben cotto e in ogni dove banchetti, giocolieri, venditori, zucchero filato, gioia, sorrisi, gente che si ritrova dopo un anno, parenti che si rincontrano.

 


 

 

 

 

 

 

I contadini, i carbonai, gli allevatori, giovani e anziani scendono a piedi da ogni dove, da Corfino, da Vagli, da Piazza al Serchio, da Fosciandora, dal Sillico, da Sassi, tanti hanno al seguito la famiglia, è una grossa occasione la fiera per far provviste di cose che in casa non ci sono e se va bene la vendita ci si potrà comprare un paio di zoccoli con i chiodi, un paio di calzoni di velluto, una sottana, le scarpe ai bimbi.


 

 

 

 

 

 

ORE 7,46 oramai quasi tutti sono al mercato, per la strada solo i ritardatari, di colpo le bestie si impuntano, inutilmente i contadini le tirano con la fune ma loro niente, non si muovono.
ORE 7,46 MINUTI E 32 SECONDI del sette settembre 1920, un boato lontano che ora si avvicina, si avvicina sempre di più, diventa sempre più forte e più cupo, più profondo, più sordo, poi la terra trema, intorno i sassi cadono, le case si aprono, i tetti vengono giù, venti interminabili secondi di grida, di urla, di polvere e sassi che rotolano inesorabili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Livorno è il primo paese a rendersi conto di quello che succede, i sismografi segnano un terremoto del sesto grado della scala Mercalli, (che poi risulterà del nono) ma dove, nessuno sa nulla, a Lucca niente, Pisa nemmeno, sembra che sia stato a settanta km di distanza, ma dove ?
La Garfagnana risulta isolata dalle comunicazioni, così pure la Lunigiana, deve essere successo come 174 anni fa, le Alpi Apuane si sono scosse un po’, si sono risvegliate, poi dopo del tempo le prime notizie, l’epicentro sembra sia stato a Villa Collemandina, sembra che il paese sia un cumulo di macerie, completamente distrutto, raso al suolo, stessa cosa Fivizzano, raso al suolo anch’esso.
La popolazione non stà con le mani in mano, accorre subito in aiuto, una catena di solidarietà fra fratelli, tra gente che ha perso tutto e aiuta gli altri ma i paesi li intorno sono tutti distrutti, ci si rimbocca le maniche, da tutte le parti partono soccorsi.
Alla fine la fiera ha salvato tanta gente, solo, si fa per dire, 171 morti e 649 feriti, un’altro colpo di fortuna l’ha dato una piccola scossa la sera prima, tanti hanno dormito fuori, nel fieno, tanti fortunati erano nei campi o nelle vigne a vendemmiare, a Villa Collemandina le case intorno alla chiesa sono scomparse, rimane un muro con due anziani Polifemo Martini e Silvia sua moglie che chiedono aiuto rimasti sulla finestra al secondo piano, aggrappati al solo muro in piedi.
Di fronte la chiesa e il campanile hanno ceduto completamente, il tetto è venuto giù tutto, sulla soglia della chiesa rimane salva una signora Fiorina Santini, ma è impietrita dal terrore, dentro sotto il pesante tetto alcuni morti.

 

 

 

 

 

 

 

 


In una casa un trave ha ceduto ed ha riparato una culla dove dorme una bimba M.F. di pochi giorni, si è salvata, proprio ieri l’ho incontrata in paese, ha novantanove anni, sempre in testa, non ricorda perchè era appena nata ma ricorda quello che gli hanno raccontato, come fosse ieri.
Nelle chiese di Villa Collemandina e di Castiglione don Ettore Ponzò e don Abramo Ciambelli stavano celebrando messa, prima cadono tutti i candelieri, poi il tetto della chiesa precipita sulla gente.
A corfino due giovani coppie Angelini e Ferrari si sono appena sposati che la chiesa cade in frantumi, sulla strada del Passo delle Forbici un’auto guidata da un certo Pirazzoli con a bordo una famiglia livornese Diara, sbanda, si rovescia, due morti e tre feriti.
Nello stesso istante crollavano le case di Castiglione, San Pellegrino, Chiozza, Vagli, Pieve Fosciana, Sillico, Bargecchia, Campori, Capraia, Caprignana, Pugliano, Agliano, Camporgiano,Casciana, Cascianella, Casatico, Roccalberti, Sillano, Capanne, Dalli, Ponteccio, Piazza al Serchio, Borsigliana, San Donnino, Levigliano, Petrognano, Minucciano, Gramolazzo, Sarmezzana, Pieve, Petra e Verrucolette, danni minori in altri paesi e frazioni.
Crollano anche i castelli e le rocche di Casciana, Molazzana, Cascio e Sassi.
In Lunigiana crollano le case ad Aulla, Sassalbo, Vigneta, Merizzo e Virgoletta.
Sono rasi completamente al suolo Villa Collemandina in Garfagnana e Fivizzano in Lunigiana.
L’8 settembre alle ore 9,30 giunsero a Castelnuovo la Regina e la principessa Mafalda di Savoia, alle quattordici arrivò il Re, nel frattempo aiuti arrivavano dalle città più vicine della Toscana, le Misericordie, i pompieri, la Croce Rossa, l’83° reggimento fanteria dell’esercito. Numerose aziende locali misero a disposizione mezzi e contributi vari, i medici attrezzarono i loro ambulatori in ambienti di primo soccorso.
Il Re stanziò delle somme in denaro e la possibilità, anch’essa in denaro, per i fanciulli di Villa Collemandina di studiare nelle città vicine.
Scrisse Giber sui giornali dell’epoca il 16 settembre 1920: “bisogna figurarsi 50.000 persone accampati all’aperto, sotto lo scroscio dell’acqua torrenziale, il rumoreggiare dei tuoni, evocare il grido dei bambini e delle donne per comprendere.”
Ivanoff, sempre sui giornali scriveva il 7 ottobre 1920: “Mura senza casa, stanze senza facciata, finestre spalancate nel vuoto d’ambo le parti, squarci paurosi e cumuli di macerie, un denso crepuscolo di desolazione bruta:deserto polveroso, doloroso, muto senza eco”.
Sabato 7 settembre alle ore 17 nella chiesa di Villa Collemandina sarà celebrata una messa ai morti del terremoto di 99 anni fa.

FONTE EZIO LUCCHESI

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