Bonus 600 euro: stagionali esclusi (di nuovo) dal dl Rilancio. Quale futuro?

Bonus 600 euro: stagionali esclusi di nuovo e in parte dal decreto Rilancio. Ma quale futuro aspetta questi lavoratori? Vediamo perché ad alcuni non è riconosciuta l’indennità per l’emergenza COVID-19 e cosa chiedono.

Bonus 600 euro: stagionali esclusi (di nuovo) dal dl Rilancio. Quale futuro?

Bonus 600 euro: gli stagionali sono stati esclusi di nuovo e il futuro di molti lavoratori diventa incerto anche con le modifiche al Cura Italia e le novità introdotte dal decreto Rilancio.

Il decreto n.18/2020 aveva escluso dal bonus 600 euro molte categorie di stagionali, quelle non appartenenti al settore del turismo e degli stabilimenti termali.

Il nuovo decreto infatti introduce le nuove categorie di stagionali prevedendo due mensilità del bonus 600 euro per aprile e maggio. L’indennità per gli stagionali esclusi due mesi fa era comunque stata prevista dal Decreto interministeriale Lavoro-MEF approvato il 30 aprile scorso. Ora però incalzano le proteste, nonostante la correzione del decreto Rilancio che ha dato spazio anche ai lavoratori in somministrazione, degli stagionali esclusi di nuovo dal bonus 600 euro. Vediamo in che modo e cosa chiedono.

Bonus 600 euro, stagionali esclusi dal dl Rilancio

Dal bonus 600 euro gli stagionali sono stati esclusi. Avevamo salutato con favore l’aumento a 1.000 euro per il mese di maggio del bonus 600 euro per gli stagionali appartenenti al settore del turismo e degli stabilimenti termali, cui si aggiungono anche quelli in somministrazione.

Abbiamo parlato di una conquista del bonus 600 euro per il mese di aprile e maggio per gli stagionali di settori diversi da quelli, ma qualche lettore (lavoratore stagionale) escluso dalla norma, ci ha fatto notare che la conquista riguarda solo qualcuno e non si può definire il comma 8 dell’articolo 84 del decreto Rilancio una vittoria per tutti.

Il perché è presto detto e lo rinveniamo nel testo stesso del decreto in Gazzetta Ufficiale dal 19 maggio. Si legge all’articolo 84 commi 4 e 5 che il bonus di 600 euro di aprile va ai lavoratori dipendenti del turismo e stabilimenti termali (articolo 29 del Cura Italia) che lo hanno già ricevuto per il mese di marzo ed è esteso anche lavoratori in somministrazione, impiegati presso imprese utilizzatrici operanti nel settore del turismo e degli stabilimenti termali. Per il mese di maggio a coloro che hanno subito una riduzione del fatturato pari almeno al 33% nel secondo bimestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 è riconosciuto il bonus di 1.000 euro. Quali sono le condizioni? I medesimi commi stabiliscono che:

“per il bonus 600 euro di aprile i lavoratori in somministrazione devono che abbiano cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020, non titolari di pensione, né di rapporto di lavoro dipendente, né di NASPI, alla data di entrata in vigore della presente disposizione;”

valgono le stesse condizioni, anche per i lavoratori dipendenti del turismo e stabilimenti termali per il bonus che lievita a 1.000 euro oltre ovviamente alla riduzione del fatturato.

Poi vi sono i nuovi stagionali compresi nel decreto Rilancio al comma 8 dell’articolo 84 per i quali è prevista una doppia mensilità di 600 euro a patto che abbiano:

“cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 31 gennaio 2020 e che abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno trenta giornate nel medesimo periodo.”

Qui si crea il problema che concerne principalmente l’arco temporale considerato. Molti lavoratori possono aver perso il lavoro nel periodo che va dal 1° febbraio al 17 marzo per esempio anche a causa dell’emergenza COVID-19. Una domanda pertanto sorge spontanea: perché non adottare lo stesso criterio usato per i lavoratori stagionali del settore turismo?

In rapporto a questo potrebbe accadere che un lavoratore stagionale si veda escluso dal sussidio per aver avuto un contratto di lavoro anche molto breve, anche non stagionale, nel periodo che va dal 31 gennaio 2020 al 17 marzo o oltre. La ministra del Lavoro Nunzia Catalfo ha già annunciato che provvederà in qualche modo a risolvere la questione degli stagionali esclusi già dal bonus precedente.

Bonus 600 euro, stagionali esclusi: quale futuro? L’appello

Quale futuro per gli stagionali esclusi ancora una volta dal bonus 600 euro? È arrivato in merito l’appello di ANLS l’Associazione Nazionale Lavoratori Stagionali ha perché il decreto Rilancio così com’è pensato non risolve la questione.

In un comunicato il sindacato va a mettere in evidenza i punti salienti e le richieste che vengono fatte al governo per tutelare tutta una serie di lavoratori lasciati fuori dall’articolo 84, anche tra quelli di nuova inclusione. Come si legge nel comunicato:

Oggi, il decreto Rilancio ripropone le stesse inaccettabili dinamiche verificatesi nel caso del decreto Cura Italia, evidenziando ancora una volta le fragilità delle misure concepite e delle logiche di interpretazione che ne fa l’INPS. Anche questa volta, saranno tagliati fuori migliaia di lavoratori ad oggi invisibili che non possono più aspettare che governo e INPS si ravvedano dei propri errori!

Pertanto ANLS che rappresenta i lavoratori stagionali e oggi ancor di più quelli esclusi dal bonus 600 euro chiede:

“che i lavoratori stagionali siano riconosciuti attraverso le effettive modalità di lavoro che da anni li contraddistinguono, prescindendo da riferimenti a codici ateco, uniemens e unilav , che in troppi casi si sono rivelati palesemente fuorvianti, iniqui e poco attendibili. Riteniamo inaccettabile che, ad oggi, la soluzione a tali ambiguità debba essere la richiesta ai consulenti del lavoro affinché apportino modifiche ai suddetti codici.”

E ancora in riferimento ai nuovi stagionali inclusi nel decreto Rilancio chiedono una revisione dell’arco temporale nel quale debbano aver ridotto o cessato l’attività che va dal 1° gennaio 2019 al 31 gennaio 2020 per ottenere il doppio bonus di 600 euro e che

“siano valutati per i requisiti effettivamente dettati dal decreto e non per valutazione esclusi vada parte dell’INPS dell’ultimo contratto di lavoro. Riteniamo ingiusto che lavoratori con una comprovata storia stagionale alle spalle si vedano esclusi dai sussidi a causa di contratti successivi di tipo non stagionale, spesso di durata brevissima.”

E sempre in riferimento a questo punto chiedono:

“Che si estenda l’intervallo temporale entro cui i lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali debbano aver cessato il proprio rapporto di lavoro, in quanto il limite di tempo compreso tra 1°gennaio 2019 e il 31 gennaio 2020 lascia fuori tantissimi lavoratori che hanno successivamente prestato servizio per periodi brevi.”

Un’altra richiesta del sindacato degli stagionali è quella di allargare l’intervallo di tempo entro quale la Naspi deve essere scaduta per poter ottenere la proroga previsa dal decreto Rilancio.

“Che sia garantita la possibilità di usufruire dell’allungamento Naspi, ad oggi vincolata al termine di fruizione compreso tra 1° marzo 2020 e 30 aprile 2020,anche ai lavoratori per i quali questo termine risalga a prima di marzo e ai tantissimi altri che vedranno la propria Naspi scadere a breve e per i quali non seguirà la firma del consueto contratto di lavoro. ”

Quello che chiedono a gran voce gli stagionali in generale e gli esclusi dal bonus 600 euro in particolare anche attraverso il sindacato è di non essere più invisibili, di non essere più valutati per compartimenti stagni, che al loro lavoro sia data maggiore dignità e chiedono anche un lavoro congiunto e più efficace da parte del governo e di INPS per gestire in futuro una situazione tanto precaria per molti.

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