Pignoramento del quinto della pensione per cartelle esattoriali non pagate o per contributi non versati all’Inps: i limiti e le modalità. Come si calcola la quota pignorabile?

Se il tuo creditore dovesse essere il fisco o l’Inps stai pur sicuro che non riceverai mai l’ufficiale giudiziario a casa a prelevarti l’arredo o i quadri. Gli enti pubblici sanno cosa fai per vivere, quali redditi possiedi, chi te li versa, quando li ricevi e dove conservi i risparmi. Ecco perché il cosiddetto pignoramento presso terzi è quello più utilizzato in questi casi. E se il “terzo” è l’Inps, perché ti eroga la pensione mensile, chi più dell’Inps stesso ne è al corrente? Ecco perché, quando hai dei debiti con il fisco o l’Istituto di previdenza, la prima cosa che ti viene pignorata è – se ne sei titolare – la pensione. Il pignoramento della pensione, infatti, seppur sottoposto a dei limiti, è quello che consente all’amministrazione di recuperare il dovuto. Peraltro, è ora possibile il blocco della pensione per debiti con Inps o il fisco già a partire da 5mila euro: è stata infatti di recente introdotta una procedura volta a tutelare i crediti erariali anche nei confronti dei pensionati. Il blocco è una cosa, il pignoramento un’altra: tant’è che, quando si passa dal primo al secondo, vigono i normali limiti previsti dal Codice di procedura civile per come riformato nel 2015.

Ma come avviene, nella prassi, il blocco della pensione per debiti con Inps e fisco? Una recente sentenza della Cassazione [1] ci offre alcuni chiarimenti. È quindi il caso di trattare l’argomento sin dalle sue premesse per capire come funziona, in questi casi, la trattenuta.

Blocco pensione per debiti col fisco

Tutte le volte in cui una pubblica amministrazione, compreso quindi l’Inps, deve versare delle somme a un cittadino e queste sono di importo superiore a 5.000 euro interroga prima l’agente per la riscossione esattoriale, ossia Agenzia Entrate Riscossione, al fine di verificare se vi sono crediti non riscossi per cartelle esattoriali. Se il contribuente è moroso, l’amministrazione sospende il pagamento dando un termine per adempiere o compensando il credito del cittadino con il suo debito.

Questo meccanismo avviene anche con le pensioni, ma con una particolarità: non è mai possibile la compensazione integrale poiché la pensione resta sempre pignorabile entro massimo un quinto. Vediamo dunque come avviene la procedura.

Pensioni superiori a 5mila euro

All’atto dell’erogazione della pensione, se superiore a 5mila euro, l’Inps consulta l’esattore per accertarsi se sussistono eventuali debiti in capo al pensionato. Se non ve ne sono, la pensione viene regolarmente accreditata. In caso contrario – come chiarito in una recente circolare – l’Inps sospende immediatamente il pagamento in attesa di avviare la procedura di pignoramento. Avviene cioè quello che in molti chiamano blocco della pensione. In realtà non si tratta di un vero e proprio blocco, ma solo di una sospensione momentanea in attesa che la procedura venga tradotta in pignoramento o il debitore paghi spontaneamente. A quel punto, la pensione viene parzialmente trattenuta dall’Inps fino a massimo un quinto e la residua parte erogata al pensionato (ossia i residui quattro quinti). Quindi, non è vero che l’Agenzia delle Entrate Riscossione può pignorare l’intera pensione dovuta all’Inps ma anche a seguito del temporaneo blocco, potrà comunque soddisfarsi nei limiti stabiliti dalla legge (di cui parleremo meglio a breve).

Dunque, nonostante venga predisposto il blocco del pagamento in fase di accertamento, per quanto riguarda il pignoramento resta il limite del quinto.

Pensioni inferiori a 5mila euro

Per le pensioni invece inferiori a 5.000 euro, l’importo della pensione viene immediatamente versato sul conto del cittadino, fermo restando la possibilità per l’Inps o per l’Agenzia delle Entrate Riscossione, qualora creditrici di somme verso quest’ultimo, di procedere al successivo pignoramento alla fonte, ossia con trattenuta sulla pensione stessa operata dall’ente di previdenza.

Pignoramento pensione: la trattenuta

Con o senza preventivo blocco, il pignoramento della pensione deve seguire particolari regole.

Innanzitutto vanno rispettati alcuni limiti. Non si può cioè compensare l’intero credito con tutta la mensilità: il pensionato ha infatti diritto a percepire sempre una parte (cospicua) della pensione in modo da poter vivere. Sicché, attualmente, vigono i seguenti limiti nel caso in cui il pignoramento avvenga prima che la pensione venga erogata (quindi con notifica dell’atto all’Inps):

  • se il creditore è l’Inps, questi può trattenere fino a massimo un quinto su ogni mensilità della pensione;
  • se il creditore è Agenzia Entrate Riscossione, la trattenuta è di un decimo se la pensione non supera 2.500 euro; è di un settimo se la pensione si colloca tra 2.500 e 5.000 euro; è di un quinto se la pensione supera 5.000 euro.

Come si calcola il limite di pignoramento della pensione?

Nel definire l’entità della pensione pignorabile, secondo le percentuali appena viste, bisogna però tenere conto di due elementi fondamentali.

Pignoramento: pensione netta o lorda?

Il primo: nell’individuare la base su cui si calcola la percentuale del pignoramento è necessario avere a riferimento la pensione netta e non quella lorda. Il quinto ad esempio si applica solo sull’importo effettivamente percepito dal pensionato e non anche sulle imposte che vengono trattenute dall’Inps. Se così fosse infatti si pignorerebbe ben più di un quinto.

La Cassazione ha infatti spiegato che anche l’Inps può pignorare la pensione ma pur sempre al netto e non al lordo delle ritenute fiscali quando deve compensare un proprio credito contributivo nei confronti dell’assicurato. E ciò perché l’azione dell’Istituto si inserisce nel sistema generale delle azioni esecutive sui trattamenti previdenziali e retributivi: non ci sono quindi elementi per i quali bisognerebbe fare un’eccezione dalla norma specifica da applicare.

È un Dpr del 1950 [2] a regolare in via generale il pignoramento delle pensioni: prevede testualmente che le quote devono essere valutate «al netto di ritenute». E le modalità non possono che essere omogenee anche per l’Inps dal momento che nella norma speciale manca un’espressa regolazione nel senso di un calcolo della quota al lordo delle ritenute.

Minimo vitale della pensione impignorabile

Il secondo: quando si va a calcolare la percentuale pignorabile bisogna sempre lasciare da parte il cosiddetto minimo vitale che è una quota minima della pensione necessaria alla sopravvivenza. L’importo del minimo vitale è pari a una volta e mezzo l’assegno sociale. Ad esempio per il 2019 l’assegno sociale è pari ad 457,99 euro mensili; pertanto il minimo vitale è pari a 686,98 euro. Tradotto in un esempio pratico, questo significa che su una pensione di 1.000,00 euro non si possono mai toccare 686,98 euro; di conseguenza la quota pignorabile si calcola sul residuo, pari a 313,02 euro. Su quest’ultima va quindi applicata la percentuale del quinto (o, per l’esattore, eventualmente un settimo o un decimo). Il quinto di 313,02 euro è pari a 62,04 euro mensili. Dunque un pensionato con una pensione di mille euro subirà una trattenuta mensile di massimo 62,04 euro che possono arrivare al doppio in presenza di due cause diverse di pignoramento (ad esempio debiti con il fisco e con soggetti privati).

Pignoramento pensione sul conto corrente

Un secondo modo per pignorare la pensione è quando questa arriva sul conto corrente. In tal caso l’atto di pignoramento viene notificato alla banca e le regole sono parzialmente diverse.

Come abbiamo spiegato infatti in Pignoramento: se l’Inps blocca il conto corrente, bisogna distinguere tra le somme che si trovano già depositate sul conto al momento del pignoramento e quelle successivamente versate. In particolare:

  • i risparmi che si trovano già sul conto prima della notifica del pignoramento alla banca possono essere pignorati solo nella parte che supera il triplo dell’assegno sociale (misura questa che, come detto poc’anzi, viene rivalutata anno per anno e che attualmente ammonta a 457,99: il triplo è quindi 1.373,97 euro). Facciamo un esempio pratico: un pensionato che ha sul conto corrente 500 euro non può subire alcun pignoramento perché la misura del deposito è inferiore al triplo dell’assegno sociale. Se invece sul conto ci sono 2.000 euro è possibile pignorare solo la differenza tra 2.000 e 1,379,97 euro ossia 626,03 euro;
  • le mensilità della pensione che saranno accreditate sul conto dopo la notifica dell’atto di pignoramento possono essere pignorate nei limiti già indicati. Ossia: un quinto quando il creditore è l’Inps; invece se il creditore è l’agente della riscossione e la pensione o lo stipendio è inferiore a 2.500 euro, il pignoramento non può superare un decimo, per salire fino a un settimo se la pensione o lo stipendio è superiore a 2.500 euro ma inferiore a 5.000; resta infine il limite generale di un quinto per pensioni o stipendi superiori a 5.00 euro.

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