Basta etichette alimentari oscure e fuorvianti. Vogliamo poter scegliere.

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Oggi l’epidemia mondiale ha fatto salire il problema della salute pubblica al primo posto nelle preoccupazioni dei governi e dei cittadini in modo forse mai accaduto prima.

L’accresciuta consapevolezza sull’importanza della tutela della salute collettiva passa anche dal rapporto con il cibo e non solo in termini nutrizionali, ma lungo tutta la filiera perché la sostenibilità ambientale e sociale delle produzioni è un percorso che comincia nel campo e arriva fino al piatto, ed è così che ad esempio prova ad affrontarla anche la Commissione europea con la strategia Farm to Fork.

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L’approccio deve essere sistemico dunque e anche in questo senso l’etichetta che compare sui cibi che acquistiamo può essere un alleato fondamentale. Un’etichetta ben fatta consente non solo scelte consapevoli al consumatore, ma lo riavvicina al produttore, consentendo a quest’ultimo di lasciare traccia anche nel prodotto finale delle scelte produttive che lo caratterizzano.

Le etichette alimentari in Italia

Il sistema di etichettatura vigente è uno strumento complesso e spesso poco trasparente per il consumatore e tortuoso per chi vuole sceglie un modello produttivo sostenibile. Le etichette alimentari devono dare maggiori informazioni di quelle previste oggi: tralascia molte cose e altre sono trattate in modo superficiale o poco chiare (spesso con sigle incomprensibili). Non fornisce informazioni sui produttori, sull’origine della materia prima, sulle varietà vegetali e sui territori dove sono coltivate, sulle razze animali allevate, sulle tecniche di coltivazione, di allevamento e di lavorazione, sul benessere animale. Con il paradosso che a rischiare di essere penalizzati sono i prodotti più sani e autentici: le loro etichette alimentari sono legali ma scarne. La confusione aumenta quando slogan pubblicitari evocano mondi contadini, presunte tecniche tradizionali o richiami a sapori antichi lontani anni luce dal prodotto in questione. Ben vengano quindi tutti gli sforzi per istituzionalizzare e rendere obbligatori quanti più elementi possibili che mettano il consumatore nelle condizioni di scegliere consapevolmente.

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In questa direzione va l’Etichetta narrante progetto lanciato anni fa da Slow Food. Accanto alle diciture indicate per legge sono previste tutta una serie di informazioni che tengono conto di ciò che sta alle spalle di un prodotto – l’origine, la storia, la tecnica di trasformazione – e consentono al consumatore di capire se un cibo è prodotto nel rispetto dell’ambiente e della giustizia sociale. Inoltre è di questi giorni è la proposta di legge avanzata da Legambiente e Ciwf Italia per il settore suinicolo che chiede l’obbligo di indicare in etichetta il metodo di allevamento.

Strumenti come questi possono essere leva del cambiamento attraverso il cibo, perché hanno il potere di incidere sulla sfera del quotidiano. E nel momento in cui il cibo viene sempre più percepito come bene comune, la transizione verso un sistema alimentare sostenibile è sempre più necessaria.

Valter Musso

v.musso@slow

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