Basta con l’ostruzionismo delle guide turistiche!

Sull’abilitazione alla professione di Guida Turistica assistiamo al trionfo della disinformazione.
Lo scopo ormai palese delle guide turistiche “in rivolta” (per fortuna non tutte, ma solo alcune) è quello di bloccare la potenziale concorrenza e garantirsi un piccolo mercato. Il metodo di testimoniare eventuali singoli casi negativi per ritrarre un sistema è fuorviante e offensivo, tanto più se accompagnato alle continue allusioni a scorrettezze e addirittura all’illegalità.

Le agenzie formative accreditate operano con professionalità e nel pieno rispetto delle regole, fornendo da anni una preparazione certificata a centinaia di guide turistiche, con corsi impegnativi e selettivi. Non è intervenuta alcuna novità nell’impostazione di questi corsi, pertanto è ridicola l’accusa delle guide che contestano la struttura di quegli stessi corsi che hanno permesso anche a loro di qualificarsi.

I corsi sono di 800 ore, e non di 600 come riportato di recente sulla stampa, dove addirittura si parla di “laurea” territoriale per guida turistica (non è mai esistito un corso di laurea per guida turistica!).

La modifica intervenuta (non adesso, ma con Legge n° 97 del 6 agosto 2013!) non è sui percorsi formativi, ma sulla figura professionale della guida turistica che, come previsto dall’UE, ha adesso un’abilitazione nazionale e non più provinciale.

Questo cambia radicalmente l’interpretazione di questo ruolo. La guida turistica non è più il depositario di una serie di informazioni su un territorio, ma è un professionista in grado di approfondire e contestualizzare il patrimonio artistico e tutti i contenuti di interesse turistico di territori anche diversi. La buona guida turistica non smette mai di studiare e di aggiornarsi e in questo senso sarà il mercato stesso a selezionare la qualità della preparazione e del lavoro di ogni guida.

A questa diversa interpretazione della figura professionale dovrà conseguire una diversa impostazione del percorso formativo ma ad oggi, dopo cinque anni, questo adeguamento non è ancora avvenuto. L’idea di bloccare l’accesso alla professione in attesa di questo adeguamento è un paradosso burocratico invocato a gran voce solo da quelle guide che sperano in questo modo di impedire la qualifica di nuovi potenziali concorrenti. L’opportunità per le guide qualificate con l’“impostazione territoriale” di operare in tutta Italia (e anche all’estero) sussiste non solo per le nuove guide, ma per tutte!

Quindi l’operato della Regione Toscana non solo è corretto, ma virtuoso. Da una parte tutte le forze politiche sostengono che la principale risorsa del nostro paese è la cultura e il patrimonio artistico, dall’altra però quelle stesse forze politiche concorrono nell’intento di impedire l’accesso a questo settore per tanti nuovi professionisti, spesso laureati e molto più preparati delle guide formate in anni passati. Nella Regione Toscana c’è stato un boom di patentini perché tutte le altre regioni sono inadempienti e assecondano l’ostruzionismo delle associazioni di guide.

Lo scenario di bloccare tutti i concorsi e tutti i corsi senza alcuna prospettiva temporale è terribile, e aprirebbe le porte all’abusivismo. Ci auguriamo che questo scenario venga scongiurato e che, al contrario, il comportamento virtuoso della Regione Toscana sia preso ad esempio dalle altre regioni, che proseguano sia i corsi che i concorsi in modo regolare da subito, in attesa dell’adeguamento normativo. Bloccare per anni l’accesso alla professione vorrebbe dire drogare il mercato, tagliare le gambe a potenziali nuovi professionisti e facilitare invece la vita a chi opera in modo abusivo.

 

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