Baristi e Ristoratori al collasso: due categorie a rischio fallimento che nessuno sta ascoltando

La serrata totale dell’11 marzo 2020 è una data ben impressa nella mente di molti baristi e ristoratori italiani: è da questo giorno infatti che oltre 1,2 milioni addetti del comparto (di cui il 52% donne), tra titolari e dipendenti, sono totalmente inermi e impotenti alle volontà di un governo incapace di dare qualsiasi risposta.

Cosa è stato fatto per i dipendenti?

Partiamo dai lavoratori dipendenti. Per loro è iniziata la cassa integrazione all’80% anche se con moltissimi se e ma. Quindi si potrebbe dire che, almeno per quelli con regolare assunzione (e sappiamo quanti contratti atipici o totalmente in nero ci siano in questo settore), lo Stato ha risposto “presente” e ha coperto le necessità di sopravvivenza minime.

E probabilmente chi siede comodamente sugli scranni del potere a Roma ne è davvero convinto e felice (lo si capisce dai proclami in televisione), tanto da concedersi felici dormite affrancato dall’aver fatto cosa buona e dall’aver aiutato diversi nuclei famigliari a soddisfare i propri bisogni primari.

Piccolo neo: nessun dipendente ha ancora visto un solo centesimo della cassa integrazione e qualcuno parla già di rinvio a fine Aprile. Se si considera poi che molti titolari non sono riusciti a a pagare neanche gli stipendi di Marzo, stiamo parlando di un bimestre senza entrate. Per le famiglie monoreddito questo rappresenta un problema enorme.

Il più classico dei perbenisti potrà affermare che i soldi arriveranno (con calma…) e si tratta solo di attendere. Vero, ma nessun politico pare si sia azzerato lo stipendio per entrare in empatia con i propri cittadini.

Al netto di tutto questo, vogliamo precisare che si tratta comunque di un benefit transitorio e che, se non si cambieranno velocemente le carte in tavola, si trasformerà nella classica “quiete prima della tempesta”.

Ma ai titolari?

I titolari di bar, ristoranti, pub, nel 95% dei casi, sono artigiani veri e propri. Gente che lavora quasi 24/7 e che, spesso e volentieri, non si concede nemmeno delle piccole vacanze, per far fronte a tutti gli impegni presi.

Stiamo parlando della vera spina dorsale dell’Italia, ricordiamo, un esercito composto da 1,2 milioni di lavoratori. Gente che ha investito tutto ciò che aveva per realizzare un sogno e che ha contratto mutui anche ventennali per lavori di rinnovamento, acquisto di muri e, spesso, anche di licenze.

Risposta attuale dello Stato? Una mancia di 600€, che forse servirà a coprire solamente il 50% della bolletta dell’energia elettrica o poco più. (Ndr: prontamente inviata dai gestori elettrici alla scadenza prevista).

Tutti i pagamenti di questi mesi rinviati più in là. Attenzione, non annullati, ma semplicemente nei prossimi mesi ci si ritroverà a pagare il doppio di tasse. Bella idea, no?

Nel frattempo arrivano in scadenza le utenze, gli affitti, le rate dei finanziamenti, i mutui, le ri.ba., gli assegni ai fornitori. E non stiamo pensando anche al fatto che questi “eroi” dovrebbero avere una famiglia da sfamare e delle spese mensili relative alla propria esistenza e dei propri cari.

Ci faranno riaprire?

Per il momento circolano solo chiacchiere da bar (e chi lo sa, meglio di voi!). Si parla del 25 maggio 2020 come “eventuale” data di riapertura, salvo complicazioni durante le settimane precedenti. Aggiungeremmo anche “salvo qualche altra bellissima idea da parte di chi ci governa”.

Stiamo parlando di circa 75 giorni consecutivi di chiusura, senza aiuti concreti. Anzi, le ultime novità daranno la bellissima opportunità di potersi indebitare ancora di più. Pazzesco.

E…come ci faranno riaprire?

Questo è il punto più critico. Quello che riguarda i titolari, ma che potrebbe far molto male soprattutto ai loro dipendenti.

Secondo le indiscrezioni giornalistiche e alcune fonti ministeriali, queste categorie (insieme ai parrucchieri etc.), dovranno fare i conti con la restrizione degli accessi nei locali commerciali, distanze ed obbligo di dispositivi di sicurezza.

Pare che i clienti dovranno essere serviti solo al tavolo, niente servizio al banco, tutti regolarmente distanziati. Si parla anche di percorso “in entrata ed uscita” dal locale. E su quest’ultima idea siamo davvero curiosi di capire…

Per i locali più grandi dovrà essere garantita una distanza minima di 2mt tra un cliente e l’altro (mentre l’interasse medio tra due postazioni lavoro in Italia è di circa 1,4mt), quindi salterà un tavolo ogni due in media nei ristoranti per capirci.

Quale sarà il futuro dei piccoli bar “da colazione”?

La prima considerazione è questa: come faranno ad aprire i bar mattinieri di città dove il loro servizio è quasi totalmente “al banco”? Si rendono conto che queste persone hanno pagato fior fior di quattrini per acquistare una licenza che, tutto ad un tratto, varrà zero? Si rendono conto che sono persone che portano a casa la pagnotta da queste attività?

Tutti i dipendenti di queste piccole attività che fine faranno? Cosa se ne faranno di “un paio di mesi” di cassa integrazione se perderanno il lavoro? Che ne sarà di tutti gli incassi mancati?

Parliamo di perdite che potranno sfiorare addirittura l’80%, lasciando all’artigiano, forse, i soldi necessari a coprire locazione, utenze e mezzo carrello di spesa al supermercato.

Che fine faranno i ristoranti/locali più grandi?

I più colpiti da queste restrizioni saranno i locali con metrature sopra i 200mq (anche se vi sembrerà strano): aziende vere e proprie con 1-2 manager di sala, un team di 10-15 camerieri (in alcuni sono molti di più), oltre al personale di cucina, altrettanto numeroso.

Attività così grandi hanno, in proporzione, affitti o mutui davvero importanti e sopravvivono grazie alla possibilità di servire contemporaneamente centinaia di persone. Ma se dimezziamo i tavoli, cosa succederà?

Troncare di netto al 50% il personale, dopo quasi due mesi di chiusura, equivale a decretare il licenziamento in tronco di tutto il personale non indispensabile e a rendere insostenibili i costi di una struttura pensata per ospitare il doppio del personale e il quadruplo della clientela.

Perché il doppio dei dipendenti può servire il quadruplo della clientela? Non è una magia e non è un miracolo. E’ pura matematica.

Cosa ne sarà dei locali notturni, sale da ballo e discoteche?

Se siete tra i titolari di una di queste attività, non vi invidiamo. A quanto pare, saranno le ultime a riaprire. Addirittura si parla di 2021. Avete capito bene, 2021. Risposte dallo Stato? Non pervenute. Le varie associazioni di categoria promettono una battaglia serrata nei prossimi giorni, altrimenti si andrà verso la totale cancellazione del settore dell’intrattenimento. Nessuno può resistere dodici mesi senza entrate e senza sussidi.

Dobbiamo rassegnarci?

L’imprenditore medio italiano sa che vive in uno Stato dove, giorno si e l’altro pure, si trova continuamente bastoni tra le ruote, col nome di burocrazia, gabelle, studi di settore e cambi repentini di leggi, commi etc.

La resilienza è parte integrante dell’imprenditore, insieme alla tenacia e allo spirito d’inventiva tipicamente italiano. Ma stavolta queste doti potrebbero non bastare.

Lo scenario è decisamente preoccupante, le associazioni di categoria chiedono a gran voce queste cose:

  1. Lo Stato deve farsi carico dei mancati incassi dovuti alle restrizioni, risarcendo gli artigiani in maniera congrua e misurata. Gli oboli non servono a nulla, se non ad umiliare una categoria già vilipesa a sufficienza.
  2. Tasse e Contributi devono essere azzerati per 12 mesi, una sorta di “anno bianco”.
  3. Le limitazioni e restrizioni devono essere assolutamente riviste in quanto totalmente fuori luogo rispetto a quelle adottate dagli altri paesi europei e non.

Senza queste azioni c’è il rischio che una buona parte delle partite iva del settore morirà, finendo per cambiare totalmente lavoro (si, ma quale?). Altro scenario sarà quello di vedere le grosse multinazionali, supportate dalle banche, mangiarsi tutti i “pesci piccoli”, mandando in fumo il sogno ed i sacrifici di tantissime persone.

Sembra un finale di un film apocalittico, ma è esattamente ciò che si intravede all’orizzonte se il governo centrale non inizierà ad agire concretamente.

I numeri aggiornati diffusi dalla Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) confermano il bar come una vera e propria istituzione italiana: ad oggi nel nostro Paese ci sono quasi 150mila bar (149.154), per un volume d’affari complessivo che supera i 18 miliardi di euro.

Ci impegneremo per tenervi aggiornati su tutte le evoluzioni e su tutte le possibilità che verranno concesse alla categoria, sperando di darvi buone notizie il prima possibile.

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