A Barga arrivano le opere di 25 artisti
Inaugura domani 28 luglio alle 17 la due giorni dedicata allo Slow Art Movement Giuliano Lorandi - Pensiero n°1, alchidico su tela applicata su compensato, cm. 70x120, 2016
Alla Fondazione Ricci Onlus il 28 e 29 luglio 2018

Prende il via domani, sabato 28 luglio alle ore 17 e prosegue anche domenica 29 luglio l’esposizione-convivio, che raccoglie a Barga, alla Fondazione Ricci (in via Roma 20 a Barga) le opere di 25 artisti, fra i maggiori esponenti della Slow Art. Una due giorni in cui gli intervenuti colgono l’occasione per stare insieme, conoscersi, scambiarsi suggerimenti, informazioni, opinioni e creare dal vivo; eun’occasione unica anche per il pubblico per assistere al processo creativo e artistico.

La Fondazione Ricci ospita il Secondo Convivio dello Slow Art Movement dove si incontreranno le realtà artistiche di Trezzano sul Naviglio che si raccolgono intorno alla scuola Arti e Arte, di Bagnolo Mella, insieme ad artisti di Barga. Ad organizzare l’evento insieme al circuito Slow Art, la Fondazione Ricci Onlus di Barga, che pensa a dare vita ad una sorta di biennale del movimento, con il patrocinio della Città di Barga e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio.

Barga diventa il crocevia di entità artistiche che hanno dato vita a questa straordinaria quanto nuova storia nel mondo dell’arte, che parte dalla constatazione che mai prima d’ora l’arte fosse seguita, usata, consumata e realizzata in modo così diffuso. Una novità epocale, secondo i protagonisti, che potrebbe anche preannunciare un cambiamento della percezione dei fenomeni creativi, come reale formula di avvicinamento tra le persone nella società che si sta aprendo al futuro.

Gli artisti presenti saranno: Keane, Sandra Rigali, Tony Philips, Paola Marchi, Luigi Paolini, Franco Pegonzi, Caterina Salvi Westbrook, Swietlan Nicholas Kraczyna, Marco Poma, Gianbattista Bonazzoli, Giampietro Cacciamali, Giuliano Lorandi, Giovanna Marpicati, Fabiano Paterlini, Giuseppe Prandelli, Franco Volonghi, Bruna Zeni, Michela Baldi, Brigitta Collath, Laura Consonni, Maria Grazia Mazzone, Franco Migliaccio, Annagiulia Ploner, Sandra Rettori e Franco Tosi.

Il centro della performance artistica avverrà durante l’inaugurazione il 28 luglio dalle 17 alle 20, per concludersi solo il giorno dopo, i lavori e l’esposizione infatti proseguiranno per tutto il 29 luglio con orario 10/19,30.

Cos’è lo Slow Art Movement

L’idea di Slow Art Movement (SAM) nasce da una osservazione sul modo di concepire, fruire, consumare, ma anche creare l’arte all’inizio del terzo millennio in funzione del suo sviluppo futuro. SAM è soltanto una premessa di ciò che potrà divenire l’arte nell’idea di una nuova società in cui potrà avere una significativa funzione attiva e non soltanto passiva, nel concepire la libertà espressiva in quanto cosmica degli individui.

Mai prima d’ora un così grande numero di persone ha fatto della creatività non solo la realizzazione di un sogno, ma anche un mestiere, ma prima d’ora sono nate così tante scuole dedicate alla sviluppo della fase creativa di così tanti allievi.

Tra i privilegi del mondo occidentale sicuramente i più preziosi sono il tempo e la possibilità di dedicarsi a se stessi, sia tanto per la cura del proprio corpo quanto per la propria mente e perché no, in funzione del giusto equilibrio che risiede nello spirito. Non c’è da meravigliarsi se al boom delle palestre corrisponda il boom dei laboratori artistici, si tratta di una premessa del nuovo percorso umano al di là della spettacolarizzazione del business sportivo o artistico. In questo contesto l’arte si riappropria di premesse cosmiche che appartengono a tutti così come a tutti appartiene la vita e l’idea di Dio.

Un’arte dunque non solo al servizio di pochi e fortunati, per lo più agli esseri dominanti, ma al servizio di un’umanità liberata dalle superstizioni ottocentesche e dall’aspetto tecnicistico del novecento. Arte come prodotto insomma dei paesi democratici. Democrazia, così difficile da ottenere per le vie culturali del passato, dove il contenuto e la forma dell’arte sono state determinate da elites culturali per niente democratiche.

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