Barga: lo sapevi che c’è un’opera unica in Toscana?

Barga: lo sapevi che c’è un’opera unica in Toscana?

Barga: lo sapevi che c’è un’opera unica in Toscana?

Il pulpito istoriato del duomo di Barga fa parte dei più bei e completi pulpiti istoriati di Toscana. L’opera è databile al secolo XIII, fra 1235 e 1245 realizzata da maestri scalpellini del ambito di Guida Bigarelli da Como. Si tratta di un’opera composta da un pulpito, un recinto presbiterale e una vasca battesimale, elaborata in marmo colorato intarsiato e decorato di motivi, rilievi e sculture.

Punto di congiunzione fra il presbiterio sopraelevato e la dove stavano i fedeli sulla parte anteriore della navata, il pulpito diventò un mezzo di comunicazione per i predicatori e una « bibbia pauperum » per i fedeli che non sapevano leggere ne scrivere. Col passare del tempo il pulpito diventò oggetto d’arte pregiato per il quale venivano chiamati i più grandi scultori. La sua trasformazione segue il lento movimento della predicazione nelle Chiese : semplice « cassa » sopraelevata a motivi geometrici, si copre di rappresentazioni per poi saturarsi in un « Horror vacui « tipico del medioevo. Il pulpito assume la funzione di « alto-parlante” permettendo al predicatore di dominare la folla e di essere sentito meglio nella lettura sacra delle profezie, delle epistole e dei Vangeli. I pulpiti illustrano un momento chiave nella storia dell’arte in Italia per vari motivi. Testimoniano il passaggio dal romanico al gotico, della crescita degli ordini mendicanti e il cambiamento nel modo di predicare, la transizione della riforma gregoriana e infine la nascita della scultura in Italia quasi sparita dopo i romani (476 dc). Quelli rimasti in piedi offrono di fatto un elenco delle maestranze e artisti tra i più noti in Toscana fra il XII e il XIV secolo, per nominare i più caratteristici:

  • Guglielmo: Duomo di Pisa (1150-1162) pulpito trasferito a Cagliari nella « Collegiata di Santa Maria Assunta » nel 1312;
  • Biduino, a San Michele in Groppoli (1194) Pistoia,
  • Lanfranco e Guido pulpito istoriato di Barga (1235 e 1245),
  • Guido Bigarelli da Como, pulpito di San Bartolomeo in Pantone (1250) a Pistoia, Fonte Battesimale di Pistoia (Battistero) et di Pisa
  • Nicola Pisano a Pisa (Battistero, 1257-1260) e a nel Duomo di Siena (tra il 1265 e il 1268) con Giovanni Pisano, Arnolfo di Cambio e Lapo
  • Fra Guglielmo: pulpito di San Giovanni Fuorcivitas (1270) a Pistoia,
  • Giovanni Pisano a Sant’Andrea di Pistoia (tra il 1297 e il 1301) e nel Duomo di Pisa (1302-1310).

« I Guidi sono una serie di artisti-artigiani attivi in Toscana dopo l’arrivo dei maestri comacini portati dai Longobardi (570) i primi a utilizzare le maestranze lapicidi. La generazione dei Guidi attiva nel XII e XIII secolo in Toscana matura un lavoro portato avanti con i maestri scalpellini Gruamonti, Robertus, Biduini, Filippo, Guglielmo, Lanfranco, Guidetto, Guido, Guidobono, Guido Bigarelli… di cui non sappiamo molto, se non attraverso le loro opere. Le botteghe dei « Guidi” (termine generico) sono molto impegnate nella ricostruzione delle chiese, le facciate e gli arredi interni. Nascono cosi delle generazioni d’artigiani che diventano mano a mano artisti (quando firmano le opere), fino a Giovanni Pisano che si considerava come un’artista ‘ineguagliabile’.

Le tracce della costruzione del pulpito e del recinto presbiterale di Barga sono scarse, e riferiscono come già detto a un Guido in 1238 e la consegna del marmo rosso prima del 1246 e la presenza di un tale Lombardo e un Lanfranco. Il fonte battesimale è ancoro più tardivo (1256) e utilizza probabilmente gli avanzi del lavoro già realizzato.
Appena varcato il portale maggiore del Duomo a Barga, ci troviamo davanti la sorpresa dell’opera del complesso « pulpito, recinto presbiterale, vasca battesimale». E subito le prime domande spuntano : che cosa sono tutti questi simboli, perché sono disposti in questo ordine, che cosa hanno voluto dire gli artisti dell’epoca, cosa dicono tutte le epigrafie?

La parte inferiore è composta da quattro colonne di marmo rosso. Due anteriori con leoni stilofori, due posteriori con a sinistra un telamone seduto e a destra una colonna appoggiata su una piccola base quadrata. Il rosso delle colonne è un’allusione al sangue del cristo e al suo sacrificio. Una quinta colonna sorregge la parte dei gradini che permettono di accedere alla cassa. Il leone di destra domina un umano che ha la mano nella bocca del leone, come per una carezza, con la mano destra pugnala il leone. Gli occhi sono ciechi, è il simbolo dell’eresia, la falsità (alcuni pensano a « l’infedeltas »), di chi non vede bene dove andare e di chi non si può fidare.
Il leone di sinistra domina una specie di drago o serpe con ali, simbolo del male. La colonna posteriore sinistra sorregge un telamone vecchio, simbolo del vecchio mondo, il paganesimo.

Sulla parte superiore posteriore c’è un profeta, in realtà Giovanni Battista « il Precursore » (Mt 3, 1-4). È il messaggero in cui si realizzano le profezie di Isaia (IS 40, 3-5) e di Malachia (ML 3,1). Posto sul lato Sud guarda verso la fonte battesimale della chiesa e tiene in mano un cartiglio dove si legge la citazione di Matteo: MT 3 « IO SONO LA VOCE CHE GRIDA NEL DESERTO: PREPARATE LA VIA AL SIGNORE »
(EGO VOX CLAMA/N/TIS I/N/ DES/ER/TUS PA/RA/TE VIAM D/OMI/NO.

Lato verso l’ingresso: l’ANNUNCIAZIONE e NATIVITA.
ANNUNCIAZIONE
I due personaggi sono sotto un arco acuto. Il primo, l’Arcangelo Gabriele, tiene uno scettro con il giglio simbolo del potere degli angeli, dietro la testa dell’angelo possiamo vedere tre stelle:
stella a otto punte: il Cristo è risorto l’ottavo giorno
stella a sette punte: sono i sette doni dello Spirito Santo (saggezza, intelligenza, consiglio, forza, scienza, pietà, timore)
stella a sei punte: Dio in sei giorni creò il mondo.
Maria si trova davanti all’angelo, sotto il secondo arco acuto, nel momento descritto dal Vangelo della natività di Maria (Vangelo aprocrifo) in cui lavora alla tessitura di un velo porpora per il tempio.

Maria ha un fuso nella mano destra, l’ancella accovacciata ne ha uno nella mano sinistra. Gioco sui drappeggi, la Vergine fa un movimento di sorpresa con la mano sinistra che porta al petto, il suo mantello (si chiama « maphorion”) ha un nodo e va fino a dopo la colonna dove si trova l’angelo, indicando il movimento. Richiama il nodo del mantello di San Giovanni Battista.
Il trono/seggio di Maria è un trono con cuscino di porpora, allude alla regina delle vergini e madre di Dio, i suoi piedi si appoggiano sul suppedaneo.

Dopo i due personaggi principali, un alto edificio marca una separazione con la seconda scena (natività e lavaggio del bambino Gesù), nel prolungamento dell’ancella. L’edificio potrebbe alludere al tempio di Gerusalemme.
Didascalia sopra l’arcangelo:
« QUESTA È LA VERGINE A CUI L’ANGELO GABRIELE DICE : AVE MARIA IL SIGNORE È CON TE, TU SEI PIENA DI GRAZIA”

NATIVITÀ
Sull’appoggio del giaciglio della Vergine si può leggere :
« LA VERGINE MARIA FU LA MEDICINA DELLA NOSTRA SALVEZZA. »
La cornice superiore è di tralci di vite con due fiori sopra il bambino Gesù: uno aperto, l’altro sta aprendosi, rappresentano lo stesso momento del fiore che si apre.
L’asino e il bue: Alludono al mondo senza Cristo e gli animali rappresenterebbero il mondo pagano e il mondo giudaico (Is 1.3: Ab 3.2 nella versione dei Settanta). La didascalia incisa ci da l’interpretazione giusta: « gli animali hanno riconosciuto il salvatore del mondo », cioè Cristo ancora bambino Gesù e già consacrato « salvatore ». Un modo per rinforzare il messaggio sull’incarnazione.
Sotto gli animali, il bambino Gesù (con nimbo crocifisso – croce dietro la testa), in una scodella simbolo dell’eucaristia, cioè ostia consacrata.

Le due levatrici (Salome e Zelemi) lavano il bambino nella va vasca/contenitore che allude ad una fonte battesimale. La didascalia sopra i personaggi riprende la spiegazione della scena:
« MISTERO GRANDE MIRABILE SACRAMENTO : LA VERGINE HA PARTORITO IL CREATORE, GLI ANIMALI HANNO RICONOSCIUTO NEL PRESEPE IL SALVATORE DEL MONDO. »

PARTE ANTERIORE DELLA CASSA: i Re Magi e gli Evangelisti
Al centro del corteo dei Magi, la figura quadruplice del tetramorfo sporge e domina tutta la cassa, in particolare vediamo di fronte l’uomo (o angelo) ossia San Matteo. Il bue alato (a destra) è San Luca, il leone alato (a sinistra) è San Marco, e infine maestosa e ancora più imponente di tutti, l’aquila di San Giovanni. Tengono ciascuno il proprio libro. Sul leggio sostenuto dall’aquila (San Giovanni) si legge al solito il Vangelo.
Il tetramorfo sarà nel medioevo la rappresentazione classica degli evangelisti. L’aquila (San Giovanni) del pulpito di Barga, col leggio per sorreggere il vangelo, è stato colpito nel terremoto di 1920 poi riparato e aggiustato.

ARONNE (o MOSE) o San Cristoforo ?
Il primo personaggio a sinistra, il più grande della rappresentazione, tiene un bastone o verga fiorita in mano destra, un rotolo chiuso nella sinistra, è stato diversamente interpretato come un profeta, Mosè o Aronne. Per altri sarebbe San Cristoforo, il santo titolare della chiesa, che guida e protegge la comunità di Barga e trasporta sulle spalle la parole del Cristo (leggio sopra il suo capo). In continuità e coerenza con il racconto e il linguaggio iconografico scelto, penso che non può essere altro che Aronne. Se guardiamo bene, abbiamo per ordine d’importanza fisica: l’aquila, Aronne, San Matteo, la Vergine. Tutti i quattro hanno una funzione molto importante di portatori della parola del Cristo, che combacia con quello che racconta il pulpito. Si collegano con le altre scene (natività-annunciazione del lato destro, San Giovanni Battista sul retro) e formano insieme i simboli dello stesso messaggio.

RE MAGI
Un leggio più piccolo per leggere l’epistola, a sinistra della cassa. Poi c’è il corteo dei tre re Magi : un giovane che corre al galoppo, un maturo con barba va più tranquillo, un anziano a piedi, ognuno seguendo la stella. Sono le tre età dell’uomo, simbolo del cammino dell’essere umano (e di tutta l’umanità) verso la sua pienezza, l’incontro con Dio. Un angelo e una stella raggiante li hanno guidati fino al Cristo Dio.
Seduta su un trono, in maestà, la Vergine tiene il suo mantello nella mano destra. Un gesto ormai ricorrente nello stile del pulpito di Barga, che da regalità e maestà al personaggio.
Il bambino Gesù con il nimbo crocifero (aureola con la croce) fa il gesto benedicente del pantocrator con la mano destra, anticipa cosi il suo destino di salvatore. È vestito con un mantello, come tutti gli altri personaggi, e nella mano sinistra tiene un rotolo. I panneggi pur essendo astratti dimostrano una ricerca d’effetti variegati.

Nella sua efficacia il pulpito di Barga rimane un opera unica. Non è mai stata smontato o rimaneggiato, ci fa vedere la disposizione originale di un’arredo sacro per il quale la contro-riforma della chiesa cattolica (1563) segnerà la fine in Toscana. Tranne pochissimi pulpiti scampati quello di Barga è il solo intatto. Il messaggio spirituale è messo in scena da una maestranza dotata e sapiente, di un alto livello. Molto più elaborato del nudo pulpito vicino, di San Giorgio a Brancoli (ma da cento anni prima), forse più raffinato del pulpito con scene identiche a San Bartolomeo in Pantano di Pistoia, esso pre annuncia la rivoluzione che Nicola e Giovanni Pisano compieranno successivamente a Siena e a Pisa dando il via alla scultura italiana del dopo il medioevo.

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