La frittata è fatta: quando la squallida supponenza, la sfrenata millanteria e la triste arroganza si mescolano, vien fuori il troiaio.

BALDINI HA ASSUNTO IL RUOLO DI CAPOGRUPPO SENZA AVERNE TITOLO:
SI VALUTA IL DANNO ERARIALE
IL SINDACO DEL GHINGARO: «PROVVEDEREMO A SEGNALARE IL FATTO NELLE SEDI OPPORTUNE»

Baldini non è a capo di nessun gruppo consiliare e soprattutto, non lo è mai stato: protagonista di una forzatura del regolamento, ha premuto sull’acceleratore del ricorso al Tar, fregandosene dei regolamenti comunali, nella speranza o nella convinzione che nessuno se ne sarebbe mai accorto. La questione è saltata agli occhi del segretario comunale in questi giorni per le verifiche dovute al passaggio del consigliere al gruppo della Lega.
Baldini, infatti, è entrato in consiglio non come consigliere eletto con più voti rispetto di altri, ma in quanto ex candidato sindaco non eletto. Era sostenuto da una serie di liste, delle quali solo la Lega ha ottenuto i seggi in consiglio, ricoperti dalla Pacchini (prima della lista) e da Trinchese. La lista Cittadini di Viareggio e Tdl non è riuscita a prendere nemmeno un seggio.
A dimostrazione di quanto detto, paradossalmente se Baldini si dimettesse, non entrerebbe al suo posto Griva (secondo dei non eletti nella lista Movimento Cittadini di Viareggio e TdL), ma il secondo dopo la Pacchini, quindi del gruppo Lega.
Esistono regolamenti che prevedono che i candidati a sindaco non eletti possano formare un gruppo consigliare autonomo: non è questo il caso. Il regolamento del Comune di Viareggio, infatti, non lo prevede.
Quindi tecnicamente Baldini non avrebbe potuto formare un autonomo gruppo consiliare in quanto non è il primo degli eletti. (all’articolo 11, comma 1: “I Consiglieri eletti nella medesima lista formano un Gruppo consiliare”). Non solo, il Consigliere che intende appartenere ad un Gruppo diverso da quello in cui è stato eletto deve darne comunicazione scritta al Presidente, allegando la dichiarazione di accettazione del capo del nuovo Gruppo (co. 3 art. 11).
Alla luce di ciò, avrebbe dovuto, appena eletto, in base all’art. 11 dichiarare a quale gruppo intendeva appartenere (per assurdo poteva chiedere anche di entrare nel Pd). Ma non risultano dichiarazione in tal senso.
Stando così la questione e alla luce del Regolamento, Baldini sarebbe dovuto entrare in consiglio come consigliere del gruppo misto (ex co. 4 “Il Consigliere che si distacca dal Gruppo in cui è stato eletto e non aderisca ad altri Gruppi costituisce il Gruppo misto, eventualmente insieme ad altri Consiglieri che vengano a trovarsi nella predetta condizione. Qualora il Gruppo sia composto da più Consiglieri, il Gruppo misto procede alla elezione del nuovo Capogruppo o alla conferma del precedente”).
Ma non ha fatto nemmeno quello, preferendo seguire la strada del NON RISPETTO DELLE REGOLE, sperando che nessuno se ne accorgesse. Proprio lui, il burocrate paladino dei regolamenti, per anni ha parlato con i tempi dei capigruppo e non poteva esserlo, ha partecipato alle commissioni capigruppo e non poteva farlo, ha falsato di fatto ogni processo democratico all’interno delle commissioni consiliari.
Politicamente una situazione vergognosa, frutto di un protagonismo sconsiderato e vacuo: quello stesso protagonismo che non si è fatto scrupoli a lasciare la città allo sbando, per sei mesi in mano al terzo commissario in due anni. Lo stesso protagonismo che si nutre e cresce nel caos e che il caos alimenta di proposito.
Il sindaco si riserva di dare comunicazione del fatto nelle sedi opportune: sono in corso tutti gli approfondimenti dovuti per verificare se ci siano gli estremi di danno erariale.

IL SINDACO DI VIAREGGIO GIORGIO DEL GHINGARO

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