Azienda USL Toscana nord ovest sui budget delle case di cura: “Nella contrattazione in corso verranno previsti anche importi destinati ai pazienti non residenti”

Lucca, 21 febbraio 2020 – In merito alla notizia riportata da diversi organi d’informazione del paziente pistoiese che vorrebbe operarsi alla casa di cura Barbantini di Lucca, l’Azienda USL Toscana nord ovest ribadisce che questa struttura, come le altre private accreditate, opera in esecuzione di accordi contrattuali e quindi in limiti di budget predefiniti.

Nell’ambito della contrattazione dei budget in corso è comunque intenzione dell’Azienda prevedere degli importi destinati ai pazienti non residenti in modo che la casa di cura possa farsi carico anche delle situazioni come quella segnalata dal cittadino.

Si ricorda che a seguito della delibera regionale 1220 del 2018 i budget disponibili sono stati ridefiniti e diversamente orientati tra utenti residenti e non residenti.

Sono stati infatti formalizzati accordi con il privato accreditato con l’obiettivo di  abbattere le liste d’attesa sia ambulatoriali (visite ed esami) che per gli interventi chirurgici,  a tutto vantaggio dei cittadini.

E’ stato per questo ridotto il volume di attività per alcune prestazioni erogate dalle strutture private accreditate, che devono gestire con sempre maggiore attenzione il budget di riferimento assegnato.

In particolare con il gruppo Santa Chiara, che gestisce le strutture di Barbantini e San Camillo, nei mesi precedenti l’Azienda ha trovato accordi per aumentare l’offerta di interventi ortopedici semplicemente rimodulando il budget già previsto e quindi senza ulteriori spese aggiuntive per l’Asl, con l’obiettivo di ridurre le liste di attesa chirurgiche per i cittadini dell’Asl Toscana nord ovest.

Nell’ambito delle azioni di riorganizzazione dell’offerta ambulatoriale  da parte del privato accreditato, la Asl ha anche promosso una riconversione del budget destinato ai pazienti non residenti ampliando anche l’offerta di risonanza magnetica, in particolare osteoarticolare,  anche in questo caso con indubbi vantaggi per la cittadinanza.

Tramite  la stessa procedura si è poi promosso il potenziamento degli interventi per cataratta, sempre destinati agli assistiti residenti nel territorio aziendale, riducendo in maniera rilevante l’attesa.

Al di là di queste azioni di miglioramento, attuate grazie ad una riconversione del budget delle case di cura, si ribadisce la volontà dell’Azienda di prevedere nell’attuale contrattazione alcuni importi specifici per i pazienti non residenti.

Da ricordare infine che un altro obiettivo dell’Azienda è quello di arrivare in ogni caso al pieno utilizzo dei budget disponibili per ciascun istituto convenzionato.

(sdg)

Cure palliative e testamento biologico, nella Zona Livornese tradizione e “sensibilità”

LIVORNO, 21 febbraio 2020 – “Si fa fatica a riflettere, privatamente, ma ancor di più pubblicamente sul fine vita. Se oggi i cittadini si battono per molti loro diritti, è raro che qualcuno protesti per vedere riconosciuta il proprio percorso di cure palliative e così, a oltre 10 anni dall’inserimento dei trattamenti nei livelli essenziali di assistenza, è ancora lunga la strada per diffonderne la cultura”. Così Costanza Galli, referente dell’Azienda USL Toscana nord ovest per la rete della cure palliative, ha delineato il quadro del proprio settore  in occasione del convegno dal titolo “Diffondere la cultura delle cure palliative per aggiungere vita ai giorni”.

L’appuntamento, organizzato dalla Zona livornese in collaborazione con i Comuni di Livorno, Collesalvetti e Capraia, è una nuova tappa del percorso partecipativo per la costruzione e discussione del Piano integrato di Salute 2020 – 2022 che dovrà essere definito entro il 31 marzo.

“Ad oggi la situazione – spiega Laura Brizzi, Direttore della Zona Livornese – è ancora poco uniforme e spesso realizzata grazie all’apporto fondamentale delle associazioni. La nostra Zona è stata l’unica ad aver posto il “fine vita” e gli argomenti correlati, come la donazione di organi o le disposizioni anticipate di trattamento (Dat) comunemente definite “testamento biologico”, tra i temi da affrontare nel percorso partecipativo a dimostrazione di una cultura profondamente radicata. D’altra parte Livorno è stata tra le prime città in Italia ad avere un reparto di cure palliative fornendo indicazioni preziose per un servizio che venti anni fa era tutto da costruire. Serve su questi argomenti una maggiore consapevolezza, magari partendo da incontri pubblici come questo”.

Nel corso dell’incontro sono intervenuti anche gli assessori alle politiche socio sanitarie di Livorno, Andrea Raspanti, e di Collesalvetti, Mascia Vannozzi, il medico del reparto di cure palliative, Elena D’Imporzano, e la coordinatrice infermieristica Barbara Bedina e il responsabile dello stato civile del Comune di Livorno, Giuseppe Simonetti.

In allegato alcune FOTO dell’incontro.

(Pierpaolo Poggianti)

File allegati :
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