Autunno:aumenta le difese!

L’impiego dell’echinacea nei metodi terapeutici delle squaw e degli stregoni dei nativi americani è documentato presso sedici tribù indiane, ciascuna delle quali, tra l’altro, ha inventato e usato un nome diverso per l’echinacea. Gli indiani traevano vantaggio dalle seguenti proprietà: analgesica, immunostimolante, antinfiammatoria, antitossica, cicatrizzante, riducente la flatulenza, antispastica, decongestionante a livello ghiandolare, dissetante e utile nella terapia del cancro.

Nel XIX secolo anche i bianchi fecero sempre più la conoscenza dell’echinacea. In particolare un gruppo di medici classici che si definivano eclettici (sceglievano cioè dalle teorie esistenti) contribuirono alla diffusione di questa pianta. Al contrario dei loro colleghi, questi medici registrarono fra i loro metodi terapeutici anche il sapere curativo già esistente e compilarono un catalogo di rimedi eclettici, in cui inserirono anche l’echinacea. Intorno al 1850 in America l’echinacea era già un bestseller fra i farmaci.

Una delle principali componenti dell’echinacea è l’echinacoside, un acido caffeico che appartiene allo stesso gruppo di sostanze dell’acido cicorico, anch’esso presente nella pianta. Entrambi hanno proprietà antivirali. L’echinacoside è addirittura attivo contro i batteri e i ricercatori lo classificano quindi fra gli antibiotici (pur avendo un effetto meno intenso). Questa componente tra l’altro stimola la salivazione, la sudorazione, la cicatrizzazione delle ferite, i vasi linfatici e la resistenza del sistema immunitario.

L’echinacea si compone inoltre di echinaceina, resina, oli essenziali, acidi grassi, amari, inulina, betaina, acidi fenici, saccarosio e altri zuccheri, fitosterine e amido composto. Gli oli essenziali, i flavonoidi e i vari acidi grassi insaturi (alchilamidi) hanno un ulteriore effetto sul sistema immunitario, gli acidi grassi funzionano altresì da antinfiammatori.

Esistono prove scientifiche dell’efficacia di questa o quella componente dell’echinacea; ciononostante i ricercatori non sono ancora riusciti a scoprire perché e come la rudbeckia agisce complessivamente nel corpo.

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