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Quando la febbre dell’astensione sale, la salute di una democrazia diminuisce.

Quando la febbre dell’astensione sale, la salute di una democrazia diminuisce. Forte di questa convinzione Sergio Mattarella si appella agli italiani, perché il 4 marzo non restino a guardare ed esercitino il diritto-dovere di recarsi alle urne. A un mese e mezzo dalle elezioni qualsiasi previsione rischia di essere ribaltata in corsa, ma i numeri dei sondaggisti non fanno ben sperare su una ripresa della partecipazione al voto. Sedici milioni di persone sono orientate a restarsene a casa e il numero è in aumento. E se i leader dei partiti continueranno a sparare promesse irrealizzabili, l’asticella dell’astensione, che ondeggia attorno al 30%, potrebbe alzarsi ancora. Gli indecisi sono un esercito: 7-8 milioni di persone rassegnate e sfiduciate, destinate in uno schema quasi quadripolare a spostare gli equilibri politici, determinando vittorie e sconfitte.

Volatilità

Fabrizio Masia di Emg vede «molta volatilità» e stima che, se si votasse oggi, la partecipazione sarebbe attorno al 67%, in discesa rispetto a dicembre: «È realistico pensare che una parte degli elettori si lascerà convincere da chi promette la flat tax o l’abolizione della legge Fornero, mentre un’altra parte finirà per non capirci più nulla». Masia prevede che la partecipazione si attesterà al 70%, con un calo di cinque punti (due milioni e mezzo di persone) rispetto al 2013. La preoccupazione di Mattarella è dunque più che fondata. Il presidente teme che la fiducia nelle istituzioni si indebolisca ancora e le analisi dei sondaggisti confermano i suoi timori.

Gli umori

«Il Paese è in una bolla di rancorosità — descrive gli umori degli italiani Roberto Weber, presidente di Ixè —. La fascia più frustrata è quella tra i 25 e i 45 anni, che non ha lavori stabili». Visto il cattivo mood del Paese, per il fondatore di Swg la quota del 75% di votanti 2013 può scendere anche di 8 punti: «Nulla è scontato, spesso i numeri illudono… Se nel finale la campagna si accende potremmo avere sorprese». Tutto si deciderà nell’ultima settimana, prevede Enzo Risso di Swg: «L’indecisione è profonda, l’elettore sceglierà a ridosso del voto puntando sul meno peggio».

Il destino

Il destino del Paese è nelle mani di quel 36% che, dai calcoli del sociologo, brancola nella nebbia e non ha ancora maturato con certezza la decisione di andare a votare. «La metà dei giovani tra 18 e 24 anni diserterà le urne, perché non ha punti di riferimento — è l’analisi di Alessandra Ghisleri di Euromedia Research —. Nelle intenzioni di voto siamo tra il 68% e il 70%, ma ci aspettiamo colpi di scena». Campagna apertissima anche secondo Lorenzo Pregliasco di Youtrend, che ha appena lanciato la piattaforma Rosatellum.info: «Manca troppo tempo perché l’appello di Mattarella possa incidere. A mobilitare gli elettori sarà il nuovo sistema elettorale, con i candidati di collegio».

Da: QUIhttp://www.italianosveglia.com/astensione_giovanile_70_piu_furbi_delle_vecchie_generazioni-b-102363.html

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