Aperture 1 giugno: rischio fallimento per 50 mila tra bar e ristoranti

Le perdite delle attività di ristorazione saliranno a oltre 34 miliardi di euro. A rischio 350 mila posti di lavoro

Il 1 giugno potrebbero non riaprire oltre 50 mila imprese nel settore della ristorazione e dell’intrattenimento e 350 mila persone perderanno il posto di lavoro. Bar, ristoranti, pizzerie, pub, catering, locali di intrattenimento perderanno altri 9 miliardi di euro a seguito della decisione del Governo, annunciata dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, di tenerli chiusi per un altro mese.

Le perdite dall’inizio della crisi e dall’avvio del lockdown a marzo a fine maggio sono stimate in 34 miliardi di euro.

Le fosche previsioni sono della Fipe, Federazione Italiana Pubblici Esercizi, che lancia il grido di allarme e chiede interventi a fondo perduto da destinare immediatamente alle attività in crisi.

Ecco la nota ufficiale.

I nostri dipendenti stanno ancora spettando la cassa integrazione, il decreto liquidità stenta a decollare, oggi apprendiamo che potremo riaprire dal primo di giugno. Significano altri 9 miliardi di danni che portano le perdite stimate a 34 miliardi in totale dall’inizio della crisi.

Forse non è chiaro che si sta condannando il settore della ristorazione e dell’intrattenimento alla chiusura. Moriranno oltre 50.000 imprese e 350.000 persone perderanno il loro posto di lavoro. Bar, ristoranti, pizzerie, catering, intrattenimento, per il quale non esiste neanche una data ipotizzata, stabilimenti balneari sono allo stremo e non saranno in grado di non lavorare per più di un mese. Accontentati tutti coloro, che sostenevano di non riaprire, senza per altro avere alcuna certezza di sostegni economici dal Governo. Servono risorse e servono subito a fondo perduto, senza ulteriori lungaggini o tentennamenti, sappiamo solo quanto dovremo stare ancora chiusi, nulla si sa quando le misure di sostegno verranno messe in atto. Tutto questo a dispetto sia del buon senso che della classificazione di rischio appena effettuata dall’Inail che indica i Pubblici Esercizi come attività a basso rischio. Questo nonostante la categoria abbia messo a punto protocolli specifici per riaprire in sicurezza. La misura è colma.

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