Sono preoccupato per i nostri ristoratori, per chi ha un bar, per chi ha fatto investimenti per poter tenere aperti i campi sportivi e per i tanti, tantissimi amici che lavorano nel mondo dello spettacolo che sono praticamente fermi da marzo scorso.
Lo devo dire, questo Dpcm non mi piace: misure generalizzate, tarate più sulle dimensioni delle grandi città piuttosto che per territori come i nostri. Si doveva diversificare, premiando chi aveva rispettato le regole (magari anche a costo di investimenti importanti) e punendo chi invece se ne era fregato ed aveva tirato a dritto come se nulla fosse.
A questo punto c’è solo una strada da percorrere: aiuti immediati e sostanziosi per sostenere davvero chi rischia con questo lockdown di andare a gambe all’aria.
Come Comune faremo la nostra parte, come abbiamo già fatto nella prima ondata, ma i soli fondi comunali non possono essere sufficienti.
Il Governo dovrà essere tempestivo ed incisivo o sarà impossibile contenere il disagio sociale che si verrà a creare. E se per mettere in campo una risposta di sostanza ci sarà bisogno dei fondi del MES, che si smetta di fare le manfrine, si prendano questi soldi e si badi alla sostanza.

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