Nel 2020 non sono previsti grandi cambiamenti per le pensioni: ecco quali sono le strade possibili per i lavoratori che sperano di andare in pensione già dal prossimo anno.

Andare in pensione nel 2020: le opzioni e combinazioni possibili

Per andare in pensione nel 2020 ci sono diverse opzioni possibili: dalla tradizionale pensione di vecchiaia – che manterrà gli stessi requisiti dello scorso anno – alla neonata Quota 100 che resterà al suo posto nonostante le notizie di queste ultime settimane riguardanti una cancellazione anticipata della misura.

Per avere la certezza che alcune opzioni per il pensionamento oggi a disposizione dei lavoratori ci saranno anche nel prossimo anno bisognerà attendere la Legge di Bilancio 2020 dove si discuterà di eventuali proroghe delle misure in scadenza il 31 dicembre prossimo, come ad esempio Opzione Donna e l’APE (sia Sociale che Volontario).

Nell’attesa, i lavoratori cominciano a pensare ad una via d’uscita per il 2020: nel farlo bisogna eseguire qualche calcolo e capire, in base alla propria situazione contributiva, qual è l’opzione migliore per andare in pensione.

Come noto ci sono delle misure alle quali si può accedere solo quando concorrono una serie di requisiti legati sia all’età anagrafica che agli anni di contributi, mentre altre dove si tiene conto solamente della posizione contributiva dell’interessato.

Prima di vedere quali sono è bene ricordare che a differenza di quanto successo lo scorso anno, nel 2020 non ci sarà alcuna variazione dei requisiti per la pensione: il prossimo adeguamento con le aspettative di vita, infatti, ci sarà solamente nel 2021.

Vediamo quindi quali sono le condizioni da soddisfare per andare in pensione nel 2020, partendo dalla pensione di vecchiaia.

Pensione di vecchiaia

Come anticipato, nel 2020 non c’è alcuna variazione dei requisiti per l’accesso alla pensione. L’età pensionabile, quindi, si raggiunge ancora all’età di 67 anni; nel contempo bisogna aver maturato almeno 20 anni di contribuzione, che scendono a 15 anni per coloro che rientrano nell’opzione Dini o nelle deroghe Amato.

Per chi ha contributi maturati dopo il 1 gennaio 1996, rientrando interamente nel sistema di calcolo contributivo, c’è un’ulteriore opzione per l’accesso alla pensione: la pensione di vecchiaia contributiva, con la quale si può smettere di lavorare all’età di 71 anni e con soli 5 anni di contribuzione.

Pensione anticipata

Lo stesso vale per la pensione anticipata, per la quale nel 2019 è stato evitato l’incremento dei requisiti; nel frattempo però è stata introdotta una finestra mobile trimestrale che ritarda la decorrenza della pensione al terzo mese successivo dal raggiungimento dei requisiti.

Ma quali sono questi requisiti? Nel dettaglio, per la pensione anticipata non è richiesto alcun requisito anagrafico; il diritto alla pensione si consegue al raggiungimento di 42 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini, uno in meno per le donne.

Anche la pensione anticipata ha un’opzione contributiva riservata a coloro che rientrano interamente nel calcolo contributivo: in questo caso, oltre al requisito contributivo (pari a 20 anni) è richiesta anche un’età minima di 64 anni.

Quota 41

Per i lavoratori precoci (ossia per coloro che prima del compimento dei 19 anni avevano già un’anzianità contributiva di 12 mesi) esiste un’altra forma di pensione anticipata: si chiama Quota 41 e – come si può facilmente intuire dal nome – permette al lavoratore di accedere alla pensione al raggiungimento dei 41 anni di contributi.

Non è richiesto alcun limite di età, ma anche per Quota 41 – così come per la pensione anticipata – esiste una finestra mobile trimestrale che ritarda di tre mesi l’accesso alla pensione.

Per Quota 41, inoltre, c’è un ulteriore requisito da soddisfare: affinché il lavoratore precoce possa accedere anticipatamente alla pensione è necessario far parte di una delle seguenti categorie: disoccupati di lungo corso, invalidi, caregiver o addetti a lavori usuranti.

Quota 100

Restiamo nell’ambito delle “quote” per descrivere quella che probabilmente è stata la misura di flessibilità più importante degli ultimi anni: Quota 100, con la quale viene data la possibilità al lavoratore di accedere alla pensione una volta che la somma tra età anagrafica e anzianità contributiva dà come risultato 100.

Attenzione però: affinché si possa accedere a Quota 100 è necessario che l’età anagrafica sia pari almeno a 62 anni, mentre l’anzianità contributiva a 38 anni.

Possono accedere a Quota 100 sia i lavoratori dipendenti che gli autonomi, ma con una piccola variazione: se per i primi la pensione decorre dal terzo mese successivo al raggiungimento dei suddetti requisiti, per i secondi la finestra mobile è semestrale.

Opzione Donna

Opzione Donna fa parte di quei provvedimenti dal futuro incerto: questa misura, infatti, riguarda solamente coloro che ne maturano i requisiti (che vedremo tra poco) entro la data del 31 dicembre 2018.

Servirà una nuova proroga nella Legge di Bilancio (che secondo il premier Conte “ci sarà”) per estendere l’accesso alla misura a coloro che ne matureranno i requisiti entro la fine dell’anno in corso. Nel dettaglio, quando si parla di “requisiti” facciamo riferimento a:

  • 35 anni di contributi;
  • 58 anni di età per le lavoratrici dipendenti;
  • 59 anni di età per le lavoratrici autonome.

Per chi accede ad Opzione Donna, però, è prevista una penalizzazione sull’assegno, dal momento che questo viene ricalcolato interamente con il sistema contributivo, anche per la quota rientrante nel calcolo retributivo. Ciò comporta una riduzione dell’assegno, per una misura variabile a seconda della posizione contributiva dell’interessata.

Anche per Opzione Donna esiste una finestra mobile, pari a 12 mesi per le lavoratrici subordinate e a 18 mesi per le autonome.

Anticipo pensionistico

Anche l’anticipo pensionistico è in scadenza il 31 dicembre 2019; tuttavia è molto probabile che ci sarà una proroga sia per l’Ape Sociale che per quello Volontario.

Con l’anticipo pensionistico si può smettere di lavorare all’età di 63 anni, ma solo se il raggiungimento del diritto alla pensione di vecchiaia non dista più di 3 anni e 7 mesi. Inoltre, per accedere all’Ape Volontario bisogna aver maturato una contribuzione pari a 20 anni.

Grazie a questo strumento il lavoratore può smettere di lavorare prima del raggiungimento dell’età pensionabile percependo, negli anni che lo separano dal diritto alla pensione, un assegno erogato tramite un prestito finanziato da un istituto di credito; sarà lo stesso pensionato a farsene carico restituendo la quota ricevuta con piccole trattenute sul futuro assegno previdenziale.

Non sono previste trattenute, invece, per coloro che accedono all’Ape Sociale visto che in questo caso è lo Stato a farsi carico della restituzione del prestito.

Questa misura, infatti, è indirizzata ai lavoratori appartenenti alle categorie svantaggiate meritevoli di una maggior tutela, come i disoccupati, gli invalidi e gli usuranti.

I requisiti per l’Ape Sociale sono simili a quelli dell’Ape Volontario, con la differenza che il requisito contributivo deve essere di almeno 30 anni (36 nel caso dei gravosi).

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