Anche la musica soffre l’emergenza: l’appello di Animando per investire risorse

 

La testimonianza della contrabbassista Valentina Ciardelli:
“Troppo poco è stato fatto per gli artisti italiani, ci sentiamo rifiutati”

Animando fa proprio il grido di allarme che arriva dai professionisti della musica e dello
spettacolo. In un momento complesso come quello attuale, con centinaia di date cancellate anche a
Lucca, per l’associazione diventa urgente una riflessione sulle misure che possono essere messe in
campo a sostegno di un sistema che genera valore e che si avvale di competenze diverse. Un settore
che – al netto dei contributi previsti per le partite Iva – ad oggi (29 aprile) non sembra aver ricevuto
l’attenzione che merita.

“Da quando è iniziato il lockdown – commenta Paolo Citti, presidente di Animando – molte
realtà culturali in tutta Italia hanno reso accessibili i propri archivi digitali e sono stati organizzati
numerosi concerti online. Anche noi lo abbiamo fatto e lo stiamo facendo con ottimi riscontri di
pubblico: a dimostrazione, se mai ce ne fosse stato bisogno, che la musica è anche consolazione,
forza, energia. Spinte di cui tutti abbiamo necessità e che abbiamo il dovere di non farci mancare.
Per questo – prosegue Citti – vogliamo dare voce ai tanti musicisti che vivono dei compensi per i
loro spettacoli e che oggi sono in difficoltà. È tempo di invertire il senso di marcia per non dover
dire più sottovoce quanto poco del nostro Pil venga investito in cultura”.

Per questo Animando vuole far conoscere l’appello lanciato da Valentina Ciardelli, ‘lucchese nel
mondo’, contrabbassista e compositrice originaria di Pietrasanta che ha fatto di Londra la sua
seconda casa e che è stata protagonista di concerti – dal vivo e online – organizzati
dall’associazione di Lucca.
“Magari potrebbe farvi piacere condividere una storia di una giovane donna musicista che suona un
maxi violino – scrive Ciardelli – e ama alla follia Frank Zappa. Sono arrivata a Londra quattro anni
fa, ho fatto un master nel mio strumento, il contrabbasso, dopo il diploma di vecchio ordinamento
con il massimo dei voti e la lode in Italia, e poi ho continuato a studiare e suonare. Oggi sono
assistente universitario al Trinity Laban Conservatoire of music and dance”.
La lettera di Valentina Ciardelli entra quindi nel vivo dell’attualità: “La situazione aiuti economici
in Gran Bretagna è abbastanza buona, abbiamo associazioni per i musicisti che si sono subito mosse
per dare una mano concreta con application, fondi straordinari e awards per chi ha perso, come me,
tutti i concerti nei prossimi mesi. Nella necessità ho constatato ancora una volta con l'amaro in
bocca che gli artisti che lavorano all’estero non potrebbero assolutamente ritornare in Italia se non
stando in casa coi genitori. Se tornassero, perché amano il proprio Paese, si ritroverebbero senza
una concreta prospettiva o un aiuto”.
“Noi musicisti, artisti, lavoratori autonomi dello spettacolo – osserva Ciardelli – siamo invisibili.
Abbiamo costruito nei secoli la cultura che ci rende apprezzati, amati e stimati all'estero e nei
momenti di difficoltà veniamo, dal Paese estero, aiutati e apprezzati. In Italia no, è come sentirsi
rifiutati dai propri genitori, è una sensazione orribile e di dolore emotivo che spero un giorno,
anche a forza di testimoniare e raccontare le storie di giovani artisti, possa cambiare. Concludo con
una frase di Frank Zappa che credo possa spiegare totalmente la mia filosofia: Non c’è progresso
senza la deviazione dalla norma”.
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