Nei giorni scorsi molti di voi ci hanno fatto gli auguri di “buon compleanno”! Anche se un po’ in ritardo…. GRAZIE!
In effetti è già trascorso un anno!

La singolare vicenda dell’altare della chiesa di Villa Collemandina era emersa proprio un anno fa, il 16 agosto 2015, quando il parroco, al termine della funzione domenicale, aveva accennato alla possibilità di variazioni di orario delle prossime funzioni religiose, in quanto, entro pochi giorni sarebbero iniziati i lavori di intervento all’altare. Era stato così che la comunità di Villa Collemandina aveva scoperto che quell’idea, che da anni girava in testa a Mons. Dini, stava per trasformarsi in realtà: l’antico altare di marmo, attualmente inserito alla base di un trittico in legno risalente al XVI secolo, attribuito al Civitali, sarebbe stato spostato qualche metro più avanti. Al suo posto? Una pala in legno del tutto estranea all’opera originaria. Un progetto artisticamente rischioso, frutto di una decisione presa e portata avanti autonomamente dal parroco, senza mai spiegarne le motivazioni né confrontarsi con la comunità. Un progetto, oltretutto, non necessario, dato che la comunità si è detta più volte disponibile a condividere le spese per la realizzazione di un nuovo altare che lasciasse inalterato quello antico.
Ancora più singolare il comportamento della Sovrintendenza dei Beni Culturali, la quale 15 anni prima aveva bocciato la medesima proposta di ristrutturazione (o sarebbe meglio parlare di destrutturazione?) come non necessaria, anzi peggiorativa, per poi, in un secondo momento, approvarla senza offrire ulteriori spiegazioni. Proprio in virtù di tali contraddizioni, lo scorso anno era intervenuto il Comune di Villa Collemandia che, chiedendo le motivazioni di tale inversione di rotta, era riuscito, in quel momento, a bloccare i lavori.
Da quel 16 di agosto la comunità di Villa Collemandina si è ritrovata varie volte, documentandosi e confrontandosi sul da farsi. Sono stati richiesti incontri e inviate lettere alla Sovrintendenza e all’Arcivescovo. Le risposte, però, non sono mai arrivate.
L’altare è ancora lì, si potrebbe replicare. Vero: ma per quanto tempo ancora? In mancanza di risposte successive, l’ultimo documento valido rimane ancora il sì della Sovrintendenza del marzo 2015. Un’autorizzazione che potrebbe essere impugnata in ogni momento per far riprendere i lavori. Inoltre, ” l’altare c’è, ma non si vede”: è coperto (ormai da anni) da quella pala che il parroco vorrebbe collocare alla base del trittico una volta spostata la mensa, per tappare il buco. La pala è lì appoggiata, forse per far abituare i parrocchiani alla sua vista e fargli dimenticare l’esistenza del bell’altare sottostante.
Viene dunque da chiedersi se questa assenza di risposte sia dovuta alla lentezza della burocrazia (meno lenta però nel rilasciare le autorizzazioni) o non sia piuttosto funzionale a ritardare la questione, forse dimenticarla, per poi riprenderla in un altro momento.
Speriamo dunque che questo nuovo anno possa portare finalmente le risposte attese. Nel frattempo si continuerà a fare opera di informazioni nonostante le critiche e le accuse di personalismi di questi mesi. Soprattutto si cercherà di tenere vivo il confronto, sempre attenti al tema della questione, ovvero la protezione di un bene artistico che appartiene a tutta la comunità.

ripreso dalla pagina di altare villacolemandina

foto di Altare Villacollemandina.

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