Allergia da polline, un  male di stagione

di Claudio Vastano

Fig-1

Oltre quindici milioni di italiani, per la gran parte bambini e adolescenti, soffrono di allergia da polline. Con l’arrivo della primavera, e la conseguente liberazione dei pollini nell’aria, un così alto numero di persone deve prepararsi a difendersi da starnuti, lacrimazioni degli occhi, arrossamento delle congiuntive, complicazioni respiratorie e manifestazioni asmatiche.

La cosiddetta “febbre da fieno”, o rinite allergica, è una reazione eccessiva dell’organismo verso determinate sostanze, gli allergeni, comunemente innocui alle persone. Affinché tale risposta si scateni è però necessario che l’allergene venga a contatto una prima volta con l’organismo. In seguito a questo episodio, nel sistema immunitario del soggetto si determina la produzione di un tipo di anticorpi chiamato immunoglobuline E (o IgE). Quando l’allergene tocca, o viene inalato, per la seconda volta dall’organismo, le immunoglobuline E causano il rilascio di istamina e altre sostanze alle quali sono dovuti i noti sintomi dell’allergia.

La febbre da fieno ha una ricorrenza stagionale che dipende dall’emissione pollinica di alcune varietà di piante. Le essenze vegetali che ricoprono maggiore importanza, da questo punto di vista, sono le Graminacee (come il frumento, il granoturco, il loglio e la gramigna), le Composite (artemisia) e le Betullacee (betulle e ontani). Altre specie arboree, come salici, olmi e olivi, hanno una fioritura generalmente precoce e comportano un più modesto potere allergizzante.

Negli ultimi anni si è inoltre osservato un progressivo acutizzarsi dei problemi legati alle allergie da pollini. Se agli inizi del XX secolo la febbre da fieno colpiva solamente cinque persone su cento, oggi tale stima è più che triplicata. Responsabile di questa “fioritura” di casi è il sensibile allungamento del periodo di liberazione dei pollini, quasi certamente legato al riscaldamento globale del pianeta. A ciò si aggiungono gli effetti dannosi dovuti allo smog urbano e alla sempre più consistente minaccia delle polveri sottili nell’atmosfera. Alcuni studi scientifici provano che l’esposizione alle micropolveri aumenta sensibilmente l’insorgenza di asma e allergie, in particolar modo nei soggetti più sensibili a tali patologie. Un bambino che sviluppa un’allergia, ha un’alta probabilità di conservare questo disturbo anche da adulto, magari nei confronti di altri tipi di allergeni.

E’ stato inoltre dimostrato che anche un eccesso d’igiene può provocare o aggravare alcune forme allergiche. Vivere in un ambiente troppo pulito causa un mancato allenamento del sistema immunitario. Come un muscolo non allenato, l’organismo reagisce all’imprevista presenza di pollini, acari e altri allergeni in modo esagerato, causando arrossamenti e disturbi respiratori. Una ricerca condotta negli Stati Uniti dimostra che i bambini che vivono in ambienti eccessivamente puliti sviluppano un rischio più che doppio di contrarre un’asma cronica, rispetto al normale.

Tuttavia, per chi manifesta i sintomi della febbre da fieno o di un’altra allergia, esistono oggi tutta una serie di terapie e farmaci in grado, non solo di alleviare i sintomi del problema, ma anche, in certi casi, di debellarne la causa scatenante.

I sintomi delle allergie possono essere tenuti sotto controllo evitando quanto possibile l’allergene e seguendo poche, semplici abitudini domestiche:

-durante il pomeriggio, quando la quantità di granuli pollinici nell’aria è maggiore, è consigliabile mantenere porte e finestre chiuse o guidare con il finestrino sollevato;

-evitare di strofinare gli occhi irritati;

-lavarsi spesso le mani e il viso;

-fare una doccia prima di coricarsi;

-impiegare make-up anallergico e indossare occhiali da sole (che in una certa misura riescono a proteggere gli occhi dal contatto con gli allergeni);

-se si è indecisi su quale meta turistica scegliere per le vacanze, è consigliabile prediligere una località balneare. La brezza che spira dal mare spinge il polline verso l’entroterra.

Per quanto riguarda i farmaci a disposizione per chi soffre d’allergia, gli antistaminici orali alleviano i disturbi più frequenti, dal naso che cola agli arrossamenti degli occhi. Se essi non danno i risultati sperati, si può ricorrere a rimedi più specifici, come i glucocorticoidi, che sono molto efficaci sulle sintomatologie nasali e danno pochi effetti collaterali.

Un altro farmaco, il cromoglicato, è impiegato per prevenire l’insorgenza dei sintomi allergici, ma interviene prevalentemente sui disturbi nasali. Se invece a questi ultimi si associano difficoltà respiratorie gravi, si può ricorrere a farmaci che mantengono aperte le vie aeree, come i broncodilatatori e i cortisonici.

Quando, infine, il contatto con l’allergene non può essere in alcun modo evitato (come nel caso della febbre da fieno per chi vive in campagna) si può ricorrere all’immunoterapia allergenica. Se il paziente è sensibile ai pollini di una certa varietà vegetale, la terapia ha inizio non appena termina la stagione dell’impollinazione. L’iniezione di piccole quantità dell’estratto di polline sotto la cute di pazienti, rende questi ultimi più resistenti all’allergene, e tiene sotto controllo i sintomi della malattia.

 

Fig-1  granuli pollinici al microscopio ottico

 

Fig-2  pollini delle graminacee

 

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