ALLE MULINETTE, PER UNA DOMENICA DIVERSA A CONTATTO CON LA NATURA E LA STORIA DEL LUOGO

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Ritorniamo a perorare la valorizzazione delle Mulinette intervenendo e integrando il pezzo che abbiamo già pubblicato il 28 giugno 2020

Pieghevole presentazione studio il sito archeominerario di Calcafetto (interno)

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Stazzema- Aver tolto il sito archeominerario delle Mulinette dalla dimenticanza e da sotto gli “scepaloni” in cui è giaciuto dagli anni ’60 del secolo passato fino al 2007 è stata una scommessa fatta sulla promozione del territorio che ancora non è stata vinta ma neanche perduta. Ultimamente tanti visitatori stanno salendo a Calcaferro e al sito delle Mulinette (o Molinette) e ciò fa enormemente piacere. Ripaga coloro che per primi si impegnarono per riconsegnare questa memoria antropica alla conoscenza e al godimento comune.

In questa veste vanno ricordati i tesserati dell’Istituto Storico Lucchese-sez. Versilia storica, i quali, con pennati e falci, aprirono il primo varco nel cuore di una multi lavorazione, fabbricazione della polvere nera per cava e per uso venatorio ed estrazioni minerarie, che nella vallecola del Canale della Radice fiorì ai primi dell’800 e si sviluppò e dette lavoro, anche alle donne, fino agli anni ’60 del ‘900. A distanza di 13 anni da quel conflitto locale che divampò nel settembre 2007 e che in pochissimi giorni furono raccolte oltre 800 firme a calce di una petizione che difendeva le acque delle sorgenti delle Mulinette dalla possibilità che attraverso una concessione potessero essere utilizzate a vantaggio di un imprenditoria privata.

Rimane una lancia nel petto dover passare davanti al manufatto che rappresentava l’immagine paesaggisticamente più rilevante dell’intero sito: una canalizzazione idraulica in stile acquedotto romano che il 5 marzo 2015, a seguito del mancato taglio di due alberi di ontano che erano cogli anni cresciuti radicandosi fra le pietre ha subito un parziale crollo a causa del forte vento che colpì la Versilia. L’evento abbatté migliaia di alberi e anche i due ontani, la cui potenziale instabilità metteva a rischio il manufatto e per questo era stata segnalata più volte la necessità di intervenire e tagliare le piante. Purtroppo è accaduto ciò che si era temuto.

Tuttavia, vedendo molta gente e il percorso interamente pulito, si può accedere anche alla zona del bottaccio, un piccolo invaso artificiale che un tempo distribuiva su una rete di canalizzazioni idrauliche l’acqua per movimentare i macchinari presenti nell’area a valle della polveriera Pocai, il disappunto lascia il posto alla soddisfazione di poter ascoltare commenti d’apprezzamento ma anche di sbalordimento con lo scoprire nel fitto della selva di castagni questo scrigno di vita passata, un insediamento di manufatti che nel corso di un secolo e mezzo ha antropizzato la sponda sinistra di un piccolo canale, appunto il Canale della Radice. La captazione dell’acqua delle sorgenti naturali permise, attraverso un sistema ingegnoso di idraulica e meccanica industriale, di trasformare le indotte cadute dell’acqua su ruote mulinatorie in forza motrice, la quale regolata nelle varie velocità di movimento necessarie per le lavorazioni che richiedevano le fasi di lavorazione della polvere.

Adesso, dopo la difesa civica dell’ affermazione che l’acqua delle sorgenti delle Mulinette è bene comune pubblico, l’acqua alimenta la portata idrica del canale e consente nei periodi di siccità di salvaguardare il deflusso minimo vitale. Essa è pura e minerale, tanto che sarebbe indicata per curare le malattie del ricambio e per la terapia idropinica. Il canale della Radice entusiasma i visitatori per le sue acque limpide e fresche che gorgogliano fra i sassi, entrano e escono dalle canalizzazioni artificiali e ritornano in basso nel canale.

L’acqua è indubitabilmente il canto delle Mulinette, è armonica con il silenzio del luogo. Chi sale la stretta gola che si incontra dopo la piccola galleria di Calcaferro visita sicuramente un luogo che sprigiona curiosità e una grande suggestione antropica, naturalistica e paesaggistica. Da vari punti del percorso spuntano magicamente dal folto del castagneto le Apuane, dalla Pania al Procinto, il borgo capoluogo di Stazzema e il campanile di Pomezzana. Ma il visitatore deve sapere che è anche un luogo in cui la concezione dell’acqua bene comune pubblico è prevalsa su chi voleva considerarla bene meramente economico da sfruttare, pertanto acquistabile attraverso una concessione e trasformarla un interesse privato.

Le sorgenti delle Mulinette sono dunque il totem del conflitto locale che nel settembre 2007 si accese in Alta Versilia per impedire la concessione dell’utilizzo delle acque delle sorgenti a una società privata che voleva realizzare, in località Col del Cavallo, uno stabilimento per l’imbottigliamento. Il progetto prevedeva l’escavazione di un ulteriore quantità di dolomia presente nella località dove, con finanziamenti del post alluvione, era già stata realizzata un’area industriale-artigianale che aveva come fine l’insediamento, fallito, della lavorazione e la trasformazione della Pietra del Cardoso.

Il conflitto locale impedì la concessione e stimolò un dibattito sull’acqua bene comune pubblico, tanto che l’11 novembre 2008 fu introdotto nel testo dello Statuto comunale di Stazzema l’articolo 2bis: un’enunciazione sull’acqua bene comune pubblico composta di 7 punti. Insomma, si statualizzava ufficialmente la via maestra a cui il Comune di Stazzema si sarebbe attenuto per quanto concerneva le politiche future inerenti all’utilizzo dell’acqua. Dopo questo passaggio, ci fu l’avvio di uno studio, svolto a più mani, che aveva per fine il recupero la storia della polveriera Pocai e dei polverifici riuniti dell’Alta Versilia, dei miccifici, delle estrazioni minerarie e della difesa dell’acqua bene comune pubblico.

Il prossimo 31 agosto correrà il decennale della presentazione del XVI numero di Studi Versiliesi, uno studio sull’Archeologia industriale in Alta Versilia. Il sito archeominerario e gli stabilimenti industriali di Calcaferro. Il volume fu presentato nella chiesa di San Rocco di Mulina e fu curato dall’Istituto Storico Lucchese-sezione Versilia Storica. Il lavoro va considerato un prezioso dono fatto al territorio del Comune di Stazzema ma anche della Versilia. Una storia di lavorazioni alternative all’ escavazione del marmo che ha rischiato d’essere persa definitivamente. Anche l’occupazione femminile ebbe possibilità di esprimersi e di caratterizzarsi specificatamente nella fabbricazione della miccia, per la quale la manualità della donna si rivelò estremamente adatta e più precisa rispetto a quella maschile. Lo studio stimolerà l’ente Unione dei Comuni a realizzare, nel 2013, un percorso anello che tramite la realizzazione di due ponti, uno a valle l’altro a monte, collega i due versanti del Canale della Radice e consente la visita completa dell’area archeomineraria, sia la parte mineraria, in cui emergono vari cunicoli estrattivi (proibito l’accesso), sia quella delle sorgenti delle Mulinette e dell’insediamento industriale della Polveriera Pocai.

Visitare il sito archeominerario di Calcaferro significa anche riconoscere che “l’acqua è una fonte insostituibile di vita, deve essere considerata Bene Comune Pubblico patrimonio dell’Umanità e degli altri organismi viventi della biosfera.” (Punto 1, art. 2 bis dello Statuto Comunale di Stazzema)

Pieghevole presentazione studio Il sito archeominerario di Calcaferro (interno)

Giuseppe Vezzoni, addì 4.7. 2020

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