Allarme siccità. «Sarà la prossima pandemia mondiale per la quale non esistono vaccini»

Con l’accentuarsi dell’emergenza climatica la siccità rischia di passare dall’essere una crisi saltuaria, a una problematica cronica. Nello scorso anno le Nazioni Unite non si erano risparmiate nel definire questo fenomeno «la prossima pandemia mondiale per la quale non esistono vaccini».

Attualmente la siccità colpisce già circa 1,5 miliardi di persone, ma secondo le stime, al 2030, il 40% della popolazione mondiale sarà soggetta a condizioni di stress idrico. Dati che giustificano i toni di allarme utilizzati e che dovrebbero essere da stimolo per azioni di adattamento e mitigazione.

Lo dico con ancora più convinzione da persona che vive in un territorio particolarmente vulnerabile sotto questo punto di vista. I climatologici infatti si riferiscono al bacino del Mediterrano indicandolo come un hot spot dei cambiamenti climatici; dove eventi estremi quali bombe d’acqua, ondate di calore e siccità si possono verificare con maggiore probabilità e intensità.

Allarme siccità

In Piemonte non piove da 60 giorni

Limitandoci al fenomeno della siccità e al 2021, i dati riportano un deficit idrico che ha pervaso quasi tutte le regioni della nostra Penisola. Con l’anno nuovo poi, purtroppo la situazione non è migliorata. In Piemonte non piove da due mesi, il livello dei bacini fluviali e lacustri è sceso al di sotto delle medie storiche del periodo e le montagne sono prive di neve. Quella che sta diventando una cronica mancanza d’acqua, è un chiaro sintomo di un andamento climatico anomalo e di un’emergenza climatica che condiziona sempre più le nostre vite. Il prezzo più alto ancora una volta viene pagato da coloro che dipendono dal lavoro agricolo, settore legato a doppio filo all’acqua che è essenziale per lo sviluppo di qualsiasi coltura (secondo uno studio della Coldiretti la mancanza di pioggia genera una perdita economica di un miliardo di euro annui). Ma anche chi vive in città, e che non si sente direttamente toccato dal problema (e quantomeno non lo è dal punto di vista economico), ne è in realtà vittima a causa del peggioramento della qualità dell’aria legato alle scarse precipitazioni.

Il piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici.

Di fronte a questa situazione appare oltremodo evidente l’adozione di misure volte a contrastare i danni che tale mancanza comporta. A livello macro sarebbe utile che venisse approvato il piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Un documento che è in fase di approvazione dal 2018 e che permetterebbe di indirizzare sapientemente le risorse del PNRR verso interventi di adattamento e mitigazione.

Tra i primi vanno annoverati  il potenziamento del riutilizzo dell’acqua piovana – ad oggi si attesta a un misero 11% – e l’urgente ristrutturazione della rete idrica nazionale dove oggi viene perso il 42% dell’acqua immessa. Sul fronte della mitigazione risulta invece essenziale mettere in atto quelle che vengono definite come “soluzioni basate sulla natura”; ossia che preservano e ripristinano l’ecosistema.

Tra queste vorrei citare la coltivazione di varietà vegetali locali che essendosi co-evolute con il territorio necessitano di meno input esterni, tra cui l’acqua. Il ricorso a pratiche agricole rigenerative che mantengono il suolo vivo e permeabile. O poi ancora la realizzazione di aree verdi nelle città, che anche in mancanza di acqua contribuirebbero a mantenere bassi i livelli di inquinamento. Siamo ancora in tempo per fare i conti con la realtà e evitare così i risvolti più drammatici. Le soluzioni ci sono, e sono molte; occorre renderle concrete.

Carlo Petrini
c.petrini@slowfood.it

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