Agricoltura sociale: etica e sostenibilità ambientale, un nuovo modello di welfare

 

Al convegno in palazzo Panciatichi, dove è intervenuto anche il presidente Giani, si è evidenziato il sistema di finanziamento di specifici progetti messo in atto dalla Regione Toscana

 

Firenze – “L’agricoltura esprime caratteristiche di inserimento sociale di non secondaria importanza. L’inserimento sociale dei carcerati, ad esempio, trova proprio nell’agricoltura i suoi spazi fondamentali. Ma anche sul piano dell’inserimento lavorativo di chi vive situazioni di disagio il comparto agricolo ha un ruolo fondamentale. Ecco perché è corretto parlare di agricoltura sociale ed ecco perché è importante che la Toscana si sia dotata di un sistema di finanziamento in grado di supportare dei progetti specifici”.

Così si è espresso il presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani, intervenendo al convegno “Agricoltura sociale” che si è svolto quest’oggi, lunedì 27 giugno, a Palazzo Panciatichi. Scopo dell’iniziativa era fare il punto su “strumenti, integrazione e marketing in Toscana”.

Il consigliere Massimo Baldi, che ha moderato il dibattito e tratto le conclusioni, ha ricordato che  la Regione sta promuovendo “progetti i cui beneficiari sono gli imprenditori agricoli, le cooperative sociali che esercitano attività agricola, gli enti non pubblici, le associazioni che svolgono assistenza a persone con disabilità o svantaggio ed attività agricole anche non professionali che hanno presentato apposite proposte progettuali”. Baldi ha inoltre sottolineato che “l’obiettivo dell’agricoltura sociale è quello di contribuire a un nuovo, ambizioso e sostenibile modello di welfare, basato non solo su spesa e assistenza, ma su opportunità e inclusione”. “L’agricoltura sociale”, ha continuato Baldi, “fornisce risposte a quattro tipi di bisogni e criticità: inclusione, welfare, sviluppo economico, assetto del territorio. Uno strumento prezioso, dunque, che deve poter trovare nuovi percorsi di crescita, a partire da una governance più innovativa, fatta di pubblico, impresa e terzo settore”.

Ad entrare nel merito delle questioni affrontate, il presidente di Rete fattorie sociali, Marco Berardo Di Stefano, e il docente di Economia agraria, Francesco Di Iacovo, dell’Università di Pisa.

Con agricoltura sociale – secondo quanto emerso nel convegno – si fa riferimento all’uso terapeutico delle attività presenti in un’azienda agricola. Tali attività, per avere fini sociali, devono essere condotte secondo criteri di responsabilità etica e sostenibilità ambientale dagli imprenditori agricoli. Esse spaziano dall’allevamento e dalla cura degli animali all’orticoltura e alla produzione agricola vera e propria. In ogni caso tali attività devono essere di beneficio sia in ambito educativo sia a persone in particolari situazioni di svantaggio e difficoltà.

L’importanza dell’agricoltura sociale è stata sottolineata anche dal consigliere regionale Marco Niccolai, intervenuto nel dibattito, il quale ha evidenziato che “i progetti devono interessare il territorio regionale” e che “devono essere presentati da soggetti operanti in Toscana”. (mc)

 

 

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