Agricoltura di presidio sull’Appennino toscano: 25 gli iscritti al Premio Pontremoli

Entra nella fase finale il Premio Pontremoli 2018, bandito dalla CIA-Agricoltori italiani delle province di Lucca e Massa Carrara, e rivolto ai giovani agricoltori toscani che operano in contesti di particolare svantaggio, o d’isolamento geografico e sociale: a chi resta sull’Appennino, e promuove un’agricoltura che è anche presidio del territorio.

 

Sono 25 le domande di partecipazione arrivate entro la scadenza del 15 settembre nella sede della CIA di Pontremoli, e tra queste verranno selezionate le aziende e le esperienze vincitrici per ognuna delle sei categorie del bando: difesa della biodiversità, agricoltura sociale, agricoltura biologica, imprenditoria femminile, eccellenze agricole, eccellenze agroalimentari.

A questi si aggiungono tre premi speciali: uno è dedicato al miglior componimento o ricerca espressi sul tema dagli studenti degli Istituti Tecnici Agrari della Toscana; uno al miglior articolo giornalistico, libro, foto o video prodotti anche al di fuori della Toscana; il terzo, infine, a un’azienda con sede in uno dei Comuni della Toscana classificati come “Aree Interne”.

Giunto alla terza edizione, il Premio Pontremoli è realizzato in collaborazione con il Comune di Pontremoli, Slow Food Toscana, con il patrocinio della Strategia Nazionale Aree Interne della presidenza del Consiglio dei Ministri e la media partnership del Tirreno.

La cerimonia di premiazione si terrà sabato 13 ottobre  nel Castello del Piagnaro, dove ha sede il Museo delle Statue Stele, la straordinaria collezione di misteriose statue antropomorfe innalzate in Val di Magra oltre quattromila anni fa.

La premiazione sarà preceduta da un convegno, il cui tema è “Il coraggio di restare”. Parteciperà Dino Scanavino, presidente nazionale della CIA-Agricoltori italiani, e interverranno tra gli altri Susanna Cenni (deputata del Partito Democratico), Francesca Campora (direttore della Fondazione Edoardo Garrone), Paolo Prosperini (Strategia Nazionale Aree Interne) e Filippo Barbera (professore del dipartimento di Economia e statistica dell’Università di Torino).

Share