accadde oggi – Idi di Marzo del 44 a.C., uccisione di Giulio Cesare: a Lucca aveva stretto il patto per il Primo Triumvirato

 

 

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Busto di  Caio Giulio Cesare

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Il termine cesaricidio indica l’assassinio di Gaio Giulio Cesare, avvenuto il 15 marzo del 44 a.C. (le Idi di marzo), ad opera di un gruppo di circa sessanta senatori i quali si consideravano custodi e difensori della tradizione e dell’ordinamento repubblicani e che, per loro cultura e formazione, erano contrari a ogni forma di potere personale. Perciò, temendo che Cesare volesse farsi re di Roma (concetto impensabile per i Romani), decisero che era giunto il momento di eliminare il dittatore. Alcuni di loro furono comunque spinti a compiere questo gesto da motivi meno nobili, come il rancore, l’invidia e le delusioni per mancati riconoscimenti e compensi.

Le Idi di marzo (latino: Idus Martii) è il nome del 15 marzo nel calendario romano. Il termine idi era utilizzato per il 15º giorno dei mesi di marzo, maggio, luglio e ottobre, e per il 13º degli altri mesi.[7][8]. Le idi di marzo erano un giorno festivo dedicato al dio della guerra, Marte.

 

Console nel 59 a.C:, proprio a Lucca, di rientro dalla Gallia, Cesare aveva fatto convenire 200 senatori, per stipulare il patto politico, detto Primo Triumvirato, con Pompeo e Crasso (già stretto in via privata nel 60). Già questo, aveva segnato un restringimento notevole del potere senatoriale e degli ottimati. Dopo la morte di Crasso (53 a.C).e la guerra civile che aveva portato alla sconfitta ed alla morte di Pompeo (48 a.C.) e la sconfitta degli ultimi eserciti pompeiani in Spagna (46 a.C.) procurò a Cesare le antipatie di buona parte dei sostenitori della Repubblica, che temevano l’instaurazione di un regime a carattere monarchico, che sarebbe risultato inviso a tutti i Romani. Notevoli malcontenti, tuttavia, si generarono anche all’interno dello stesso partito cesariano: alcuni dei più fidati collaboratori di Cesare, tra cui Marco Antonio e Gaio Trebonio, erano stati esclusi dalla campagna spagnola o posti in secondo piano durante le azioni belliche, e covavano dunque un certo risentimento nei confronti del loro stesso leader, cui erano stati fino ad allora profondamente devoti.[2] Le tendenze al potere autoritario di Cesare, il protrarsi delle guerre civili, le pressioni dei gruppi anticesariani interni al senato e le rivalità esistenti tra gli stessi componenti dell’ambiente cesariano crearono una situazione favorevole allo sviluppo di progetti di congiura che dovevano risolversi con l’uccisione del dittatore;[2] alcune scelte dello stesso Cesare, d’altro canto, quali le aperture verso personaggi che non gli si erano mai mostrati benevoli, apparivano alquanto discutibili agli occhi dei suoi collaboratori, e non facevano che alimentarne il risentimento.

Pare quindi che una prima congiura nascesse proprio nelle file cesariane, alle quali aderirono i più fervidi oppositori repubblicani e quanti si sentivano esclusi dal potere.

Nella seduta senatoria del 15 marzo del 44 a.C., i congiurati pugnalarono ventitré volte Cesare, che, secondo la tradizione storiografica, morì ai piedi della statua del suo vecchio nemico, Pompeo Magno. Tra i cesaricidi si annoverano Casca (il primo a colpirlo al collo), Decimo Giunio Bruto (legato di Cesare in Gallia, ufficiale della flotta nella guerra contro i Veneti), Marco Giunio Bruto (figlio di Servilia Cepione, amante di Cesare) e Gaio Cassio Longino (che era riuscito a sopravvivere alla disfatta di Carre ed era poi divenuto uno degli ufficiali di Pompeo a Farsalo).

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