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Accadde Oggi, 9 Settembre: se ne va, dopo un silenzio ascoso di anni, il grande Lucio Battisti

 

20 anni senza Lucio Battisti: il nostro lutto è diventato un anniversario!

di Daniele Vanni

Ci ritorni in mente!

Lucio fa parte della colonna sonora della nostra vita!

Le nostre imprese giovanili, le corse sfrenate sulle macchine, che allora significavano libertà, le nostre vacanze, non in un “Mare Nero”, hanno il sapore dei suoi accordi.

Perché Battisti era un musicista eccezionale!

Perché mai, non solo nella storia della musica italiana, ma mondiale, si era visto (né mai, dopo, si è ripetuto!) un tale connubio: una voce straordinaria, due mani da esecutore e chitarrista con una tecnica strabiliante, ed una mente da compositore, che in altri secoli, sarebbe stato, a dispetto del fatto che oggi sia stato “costretto” a scrivere “canzonette”, considerato un classico!

Del resto Puccini, che oggi è a tutti gli effetti un’icona del classico, non è un compositore, eccelso!, di colonne sonore da film?

Al quale, scusateci tanto, sono un’anima semplice e non mi capisco di musica, preferisco, come vero e ineguagliabile compositore di colonne sonore (di film che sono un po’ meno “boiate pazzesche” di quei libretti, librettucci, musicati da Puccini!) un certo conterraneo di Lucio, di nome Ennio Morricone!!

Nessuno degli autori pop, rock (se ne esiste qualcuno in Italia, non dico di livello mondiale: nessun italiano è infatti presente nei primi 100 posti, in nessuna classifica musicale o discografica, di vendita di gradimento, o tra gli autori o esecutori dei pezzi considerati più significativi dal Dopoguerra ad oggi!!) cantautori o compositori o cantanti, ha potuto, dopo Lucio, fare a meno di lui. Consapevolmente, magari copiando od “orecchiando”. Oppure inconsapevolmente, perché anche a sensibilità musicale, come il nostro sentire si forma, ascoltando, percependo nell’ambiente in cui cresciamo e per tutti, dal 1968 in poi, è impossibile non aver udito, ascoltato, “bevuto” la musica di Battisti sulle parole invero unpò facili, anche se piacevoli di Mogol. Che non è Leopardi, ma è il miglior compositore di testi musicali italiano.

Lucio aveva in più, una voce evocativa, romantica, ma graffiante.

E non capirono niente, i soliti critici di Sanremo, in prima fila Natalia Aspesi, che parlò, nell’esecuzione di “Un’avventura” (assieme ad un personaggio del calibro di Wilson Pickett) di “chiodi in gola”, quando quella di Lucio sarà la voce, il ricordo nostalgico, la colonna sonora di almeno due generazioni, tra le più felici che abbia mai avuto l’Italia!

Una voce che era, ora: aulica, ora: sottile, sofferente, ora: capace di acuti strepitosi. Ed anche qui ci fu chi inventò leggende sulla sua estensione, chi la definì: “stonata”!! Una voce, che era un tutt’uno con la musica: perché scaturivano da un’unica straordinaria persona! Capace di interpretare mille “Emozioni” e così di penetrare addentro al sentire di generazioni di persone!

Si narra che quando compose quel piccolo capolavoro che è “29 Settembre” lo fece ascoltare a Maurizio Vandelli, che come i protagonisti del Summer Festival di Lucca ha il coraggio nel 2018 di cantare ancora in tourneè (cosa che mai avrebbe fatto Lucio che si ritirò come i grandi, come hanno fatto Mina o Greta Garbo, perché quando si crea un’icona, poi bisogna che il corpo si faccia da parte per lasciare quella mitica silhouette di cartone alla Storia!), questi fece un salto in alto per la bellezza! e per la fortuna che gli era capitata in sorte di cantare un pezzo che legava lui e la sua emiliana Equipe 84 (un po’ come lo Stock di Carosello!) e Lucio gli disse: “Sai la faccio cantare a te, perché io ho imparato a cantare come volevo ascoltandoti e studiandoti….poi correggendo i tuoi tanti difetti!”.

Solo come esecutore (al contrario di Dalla, che era un clarinettista “a naso” e con il suo genio suonava e componeva! senza conoscere una nota di musica!) avrebbe avuto un grande successo!

Lucio Battisti era un musicista coi fiocchi. Guardate con che tecnica si esibisce dal vivo nel 1971. Ed anche qui “fioccano” leggende: la chitarra che usa in questo live, si dice l’avesse acquistata poco prima (altra leggenda la sua incredibile parsimonia!) per 10mila lire alla stazione Termini di Roma pochi minuti prima di entrare negli studi Rai, perché la sua l’aveva scordata a Milano!

Nessuno, meglio delle “sue” canzoni, hanno interpretato i cambiamenti italiani del passaggio da un’Italia contadina, all’epoca del boom industriale, dal ‘68, a quella degli Anni di piombo: Lucio Battisti che in una delle sue rarissime apparizioni tv, in una trasmissione di Arbore, si scagliava contro il pubblico, che lo tacciava di qualunquismo, avrebbe reso poeticamente questi passaggi più che storici, epocali, con la levità e la profondità,  – mi riferisco per esempio al capolavoro assoluto, la miglior canzone (poesia!) dal Dopoguerra ad oggi, che descrive le irreversibili trasformazioni, interiori, dell’anima, ed esteriori, della stessa ecologia e morfologia dell’Italia che sotto la cementificazione, diveniva qualcosa d’altro: “La Canzone del Sole” – molto meglio dei cosiddetti cantautori “impegnati, un De Andrè, un De Gregori e solo al pari della poetica grandissima di Pier Paolo Pasolini!

Abbiamo parlato di: “sue” canzoni, perché non bisogna dimenticare i testi di Mogol.

E qui si entra in un mare di polemiche! Che tra l’altro proprio in questi giorni sono abbrutite e rivisitate nelle aule di tribunale, dove si scontrano Giulio Rapetti in arte: Mogol, che ha 80 anni e non certo bisogno di denaro e la vedova, tanto discussa di Lucio, la Signora Veronese, che anche lei non vive, grazie al marito proprio nella penuria, che si azzuffano sui diritti d’autore e d’uso delle canzoni-opere-d’arte del duo che allora attraversava a cavallo l’Italia!

Questa signora che si è scontrata anche con il comune dove abitava negli ultimi periodi Lucio ed ha voluto a forza portare via la salma e poi cremarla, forse dovrebbe fermarsi a riflettere sulla sorte che le ha dato in dono di vivere accanto ad un genio musicale.

Mogol, lo si capisce un po’ di più, perché ha subito la divisione da Lucio che fece sodalizio con Panella ed altri “poeti”, dicendo che avrebbe avuto successo, anche musicando l’elenco telefonico!

Non è proprio così! I Greci fecero grandi i poemi epici omerici che venivano recitati quasi cantando e con il sottofondo di strumenti che sempre innalza il valore delle parole!

Così è per quelle, anche qui, “solo” apparentemente semplici di Mogol, con gli accordi di Lucio.

Credo che meglio delle parole, per capire la svolta di Lucio Battisti che forse pensò davvero di essere capace di fare musica anche cantando l’elenco telefonico! visto che i testi di Panella o di altri si avvicinavano parecchio alla complessità dei volumi editi a cura della Sip! e i dissidi, mai compresi appieno, con Mogol, sia l’aneddoto, raccontato molto dopo dallo stesso Rapetti, di un incontro fortuito e casuale, che nessuno può confermare o smentire, tra di loro su uno stradello di campagna, in macchina. Da una parte il grande musicista, che come Mina o due-tre attrici italiane, che se fossero nati in America o in Inghilterra, sarebbero sicuramente divenute stelle di Hollywood, dall’altra la macchina con a bordo Rapetti, ottimo paroliere come altri quattro cinque italiani. I due mezzi si fronteggiano per un po’, come l’incontro fatidico di Frà Cristoforo del  Manzoni, poi la macchina di Lucio si fa da parte, si apre il finestrino e senza salutare né dire altro, dice verso Mogol, che ha anche lui abbassato il vetro : “Avanti, poeta!”.

E qui le interpretazioni possono essere le più varie. Io credo che spieghi il dissidio tra i due meglio di tutte le altre cose: forse l’alterigia di chi scriveva parole e credeva di avere almeno il 51% di azioni di questa straordinaria fabbrica di successo!

Oggi, quel dolore “nato” il 9 Settembre del 1998, è diventato ventenne.

Ad alcuni non pare vero. Per altri, sembra sia passato un secolo.

E serve dire retoricamente che possono mai morire, l’arte, la bellezza, l’armonia?

“Battisti!! Esisti o non esisti?” dicevano gli anonimi e pressoché sconosciuti B-nario,

Di veramente eterno nell’uomo, almeno finchè non invecchia e svanisce e poi si resetta nella morte, c’è solamente la memoria.

E là, di sicuro nella testa di moltissimi, quasi tutti gli Italiani, a 20 di distanza, Lucio Battisti è veramente vivo!

 

 

 

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