Accadde oggi, 9 Luglio: 1941, partono gli Italiani per la Russia: uno su deu non farà mai ritorno!

 

 

di Daniele Vanni

 

Il 22 giugno, dopo varie profferte tutte rifiutate o lasciate cadere, Hitler accettava di mala voglia, l’aiuto italiano, più e più volte avanzato da Mussolini.

Ancora una volta si capisce da questo suo agire, che il Duce era convintissimo di una repentina vittoria tedesca! Da qui l’entrata in guerra, da qui la scellerata idea di inviare un Corpo di Spedizione Italiano in Russia, questo il nome ufficiale, CSIR,impreparato, disorganizzato, malissimo equipaggiato! Costretto a combattere con scarponi fatti con sughero e cartone, con grasso e olio che gelavano e rendevano inutilizzabili fucili, mitragliatrici ed anche pezzi più pesanti, senza carroarmati moderni, di cui non disponevamo, ma con autoblindo e camion color sabbia, visibili a chilometri sul ghiaccio e la neve del Don, con divise e cappotti pesissimi che si inzuppava già con l’acqua e diventavano dei pesi insopportabili anche per fare una passeggiata!

 

Dal 9 luglio fino al 5 agosto 1941, 216 treni, partiti da Roma, Cremona, Verona, giunsero in Romania.

 

Tante cose erano cambiate nel frattempo. Anche nei rapporti tra i due Dittatori, uno spietato, cinico, al di là del limite della pazzia, l’altro quasi da operetta, un bluff come lo aveva definito il giovani Hemingway!

Mussolini era “partito” quasi come un mito, un maestro (e in effetti questa era la sua qualifica!) e comunque un esempio da ammirare per Hitler, anzi un esempio da seguire pedissequamente, visto anche che il futuro Furher era finito, al primo tentativo di colpo di stato, seppur benevolmente, agli arresti, mentre il Duce, quasi senza colpo ferire, era diventato il padrone assoluto dell’Italia!

Ma adesso alla prova dei fatti che dovevano necessariamente accadere, vista la strada intrapresa follemente dai due, e cioè alla prova della guerra, tutto il ricordo era passato a poco a poco, e neanche troppo inconsapevolmente, Mussolini, da dominus, era diventato fiancheggiatore, poi alleato e, adesso “suddito” dei Tedeschi, dei quali temeva ora addirittura un’invasione della Penisola!

E con la campagna di Russia, la figura rimediata in Grecia, in Francia, era diventato addirittura alleato non gradito, ansioso di partecipare alle vittorie naziste!

Adesso, dopo che gli altri paesi erano costretti ad inviare centinaia di migliaia di uomini, mentre l’aiuto italiano in ausilio del “vincitore” veniva se non rifiutato del tutto, perlomeno posticipato nel tempo o rinviato, Mussolini, dicevamo, dopo l’entrata in guerra contro una Francia già praticamente arresa e che comunque sulle Alpi Marittime con noi riusciva ad ingaggiare battaglia, adesso il Duce che nasceva socialista, era preso dalla “fregola” di impegolarsi sul terreno più arduo di sempre: la Russia sovietica!

Di fronte a tanto “ardore”, anche i Tedeschi dovettero accettare l’offerta che a noi costerà più di 100.000 morti!

Da lì, dalla Romania, molti dei nostri dovettero fare centinaia di chilometri a piedi, a dorso di muli e cavalli, per la mancanza di mezzi moderni di trasporto, al comando del Gen. Messeche aveva sostituito Zingales colto da malore. Dopo un forte ritardo, del tutto prevedibile, i nostri arrivarono in zona di operazioni, alle dipendenze dell’11ª Armata tedesca del generale Eugen Ritter von Schobert, schierata in Ucraina meridionale nel settore operativo del Gruppo di Armate Sud guidato dal feldmaresciallo Gerd von Rundstedt.

 

Già in agosto gli Italiani erano in azione.

 

Fu utilizzata la 9° Divisione di Fanteria “Pasubio” che disponeva di automezzi (pochi! e a turno!).

 

Nell’estate del ’41, unito alla 11a armata tedesca, il Corpo di Spedizione Italiano, fu incaricato di forzare il fiume Dnestr in più punti, dove i tedeschi avevano scarsi rinforzi, e tentare di chiudere in una sacca, tra il Dnestr e il fiume Bug, alcuni contingenti sovietici. In agosto scoppiarono i primi veri e propri combattimenti che impegnarono in particolar modo la divisione Pasubio che dette ottima prova di sé, anche se il problema dell’impreparazione si manifestava in modo sempre più insistente. Il Csir dimostrò immediatamente di non essere all’altezza della situazione sia come qualità che come quantità di armamenti e mezzi trasporto: i carri armati erano inadeguati alle caratteristiche delle rotabili, l’artiglieria, come riferisce la Storia Ufficiale del Corpo di spedizione, era preda bellica austro-ungarica e i cannoni erano già veterani della guerra italo-turca e della prima guerra mondiale. A volte si arrivava a livelli paradossali. A causa dello scarsissimo numero di autocarri, infatti, le divisioni erano costrette a fare a turno per utilizzarli, così che tra un reparto e l’altro si formavano centinaia di chilometri di distanza, provocando il fenomeno della dispersione delle truppe e rendendo i collegamenti tra le stesse estremamente difficoltosi. Nel primo mese, i tedeschi invasero e devastarono la Russia per una profondità di 500 chilometri. Smolensk fu occupata dopo aspri combattimenti, nel corso dei quali i russi avevano lanciato potenti contrattacchi. Fino a quando l’altrettanto impreparato esercito russo adottò la tattica della difesa ad oltranza, le vittorie si susseguirono con relativa facilità ed in poche settimane l’esercito tedesco insieme ai suoi alleati, attaccando sul Dnepr, obbligò alla resa la città di Kiev e fece seicentomila prigionieri.All’inizio di settembre giunsero e si schierarono gli altri sul Dnieper, dopo una marcia di più di mille chilometri! Come consolazione ebbero la visita di Hitler e Mussolini.

Poi fu battaglia verae i Tedeschi con i panzer e gli italiani a piedi presero Poltava (vedi battaglia tra Russi e Svedesi dell’8 luglio) e Kiev.

Mentre i Tedeschi volevano avanzare ed incalzare il nemico, sopraggiungeva il primo inverno che trovava gli Italiani già stremati e completamente impreparati ad un clima da decine di gradi sotto zero!

Ma fino a quel momento per il CSIR, divenuto ora ARMIR, non era stato un disastro: su un totale di circa 62.000 uomini, aveva avuto oltre 1.600 morti, 5.300 feriti, più di 400 dispersi e oltre 3.600 colpiti da congelamento.

 

Messe (il miglior comandante italiano della Seconda Guerra Mondiale, l’unico ad aver ricoperto tutti i gradi, da soldato, fino a Maresciallo d’Italia)si trovò in contrasto con lo stesso Mussolini sul rafforzamento dello CSIR. Soprattutto per mancanza di automezzi e di attrezzatture tecniche: questa sua presa di posizione lo portò alle dimissioni e all’avvicendamento: se si fosse seguito il suo saggio consiglio, ci avrebbe salvato un disastro nazionale di proporzioni immense, incommensurabili!

Era chiaro che mancavamo di mezzi, di tecnologia e di logistica: aumentare il numero di soldati impreparati, senza equipaggiamento, senza moderni carroarmati e artiglieria e automezzi, quasi senza vettovagliamento (nell’imminente e devastante inverno ruysso!) avrebbe provocato solo caos e morte1

 

Invece, nel luglio del ’42, l’Armir, si rafforzò molto, quadruplicando di fatto gli uomini, con cavalleria (!), artiglieria e, soprattutto, con il Corpo d’Armata Alpino, che comprendeva le celeberrime divisioni: Julia, Tridentina, Cuneense; altre divisioni di fanteria, addirittura uno Squadrone di Cosacchi, una divisione di Bersaglieri, Carabinieri ed un Gruppo di Arditi e di Camicie Nere!

All’autunno del 1942, l’8ª Armata (così venne chiamata) guidata adesso dal generale Italo Gariboldi, già Governatore della Libia, metteva in campo:

 

230.000 uomini (di cui circa 150.000 schierati in prima linea)

16.700 automezzi

1.150 trattori d’artiglieria

4.500 motomezzi

25.000 quadrupedi

940 cannoni

2.850 fucili mitragliatori Breda Mod. 30

1.800 mitragliatrici

423 mortai da 81 mm

864 mortai da 45 mm

31 carri leggeri L6/40

19 semoventi L40

64 aerei

(di cui 41 caccia Macchi M.C.200 o Macchi M.C.202 e 23 aerei da ricognizione)

 

Tutti schierati sul Don. Su un fronte lungo 270 Km. !

Già a metà novembre, i Russi avevano sferrato l’offensiva per accerchiare i Tedeschi di Von Paulus a Stalingrado, annientando anche i Rumeni che erano schierati a sud-est degli Italiani.

Contro i nostri, l’inferno si scatenò all’alba del 16 dicembre, a 30 gradi sotto zero, chiudendoli in una sacca, dalla quale i motorizzati tedeschi riuscirono a trarsi fuori, mentre gli Italiani vagavano sbandati e falcidiati anche dai partigiani: ne morirono subito oltre 25.000!

La seconda offensiva si ripetè a metà gennaio, con i nostri incapaci anche di arretrare in ordine. I gradi adesso erano tra i meno 35 e i meno 42! Vi perivano oltre 46.000 alpini.

Le perdite totali della spedizione (sulle quali c’è il caos totale e le polemiche più accese, come spesso avviene nel nostro Paese) ammontarono a circa 100.000 morti oltre 44.000 tra feriti e congelati!

 

 

Ben 1348 non tornarono più nella sola loro Provincia d’origine: Lucca!

 

Un destino a sé, a volte romanzato o per pietà o per calcolo politico, fu quello dei dispersi e dei prigionieri.

Oltre 10.000 rientrarono nel 1946. Mentre i prigionieri erano stati stimati in circa 70.000. Come dire che ne mancavano 60.000 che non tornarono mai!

Ma sono macabre contabilità, per difetto!

E non poche furono le polemiche attorno al PCI, che nulla avrebbe fatto perché i nostri prigionieri tornassero. Anzi! Avrebbe coperto, ora con pietose e stucchevoli storie di soldati che là si erano sposati e avevano fatto famiglia e non volevano tornare!!! lasciando intendere che il comunismo reale era molto meglio dell’Italia, ora nascondendo i numeri dei morti e dispersi, ora, nelle tante delegazioni e spedizioni di “compagni” italiani in zona, nascondendo i tanti cimiteri che a poco, a poco, hanno lasciato tornare almeno le piastrine dei nostri congelati e falciati dai Russi! Ora anche nascondendo (ancor più, perché i nostri erano mischiati ai milioni di dissidenti!) il destino dei deportati nei lager siberiani, in viaggi, ancora in treno, di sola andata!

 

 

Giovanni_Messe

 

Italo Gariboldi

 

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