Accadde oggi, 9 Dicembre 1979: l’umanità dichiara di aver debellato il Vaiolo

 

 

Partito dalla modificazione di un virus portato da un roditore, forse qualche decina di millenni prima di Cristo, rappresentò uno degli spauracchi dell’umanità per moltissimi secoli.

 

di Daniele Vanni

 

 

Debellato il vaiolo!

Se lo avessimo detto ai popoli dell’America, che neppure conoscevano questa malattia portata dai Conquistadores, e che ne fece strage a milioni, avrebbero pensato ad una magia di quegli uomini che avevano portato con loro i cavalli, animale a loro sconosciuto e quei ferri che sputavano fuoco e uccidevano a distanza, come loro pensavano di fare con le loro maledizioni!

Tra l’altro proprio oggi, celebriamo Nostra Signora di Guadalupe e S. Diego, un indio azteco, di quel popolo che vide imperversare il vaiolo decimando questa popolazione.

Non diversamente, cioè facendo ricorso con il pensiero alla magia, avrebbero risposto i nostri antenati europei che conobbero questa terribile malattia, forse una volta nel II° sec, nell’Impero Romano e poi ben più dilagante, una volta portato dagli eserciti arabi di conquista.

Diversamente avrebbero risposto in India, dove sin dal I° millennio avanti Cristo, si attuava la variolizzazione (in pratica lo stesso metodo scoperto decine di secoli dopo da Jenner, ma con l’inalazione di croste di persone o animali infetti)  ed anche  in Cina, dove lo si praticava certamente attorno al Mille.

 

«…il mondo e i suoi popoli hanno ottenuto la libertà dal vaiolo, una delle malattie più devastanti a manifestarsi con epidemie in molti paesi sin dai tempi più remoti, lasciando morte, cecità e deturpazione nella sua scia e che solo un decennio fa era dilagante in Africa, Asia e Sud America».

 

Con questa risoluzione l’Organizzazione Mondiale della Sanità annunciò ufficialmente che il vaiolo era stato eradicato su tutto il pianeta. Fu il primo caso (e unico fino al 2011, dopo il debellamento della peste bovina) di malattia infettiva completamente eliminata.

 

Eppure, fino alla fine degli anni Sessanta, il vaiolo faceva due milioni di vittime all’anno, portando a morte rapida (tra il 10° e il 16° giorno di malattia) il 40% dei contagiati.

Alla fine del XX secolo si calcoleranno tra i 300 e i 500 milioni di decessi. Un incubo iniziato forse 10mila anni prima di Cristo, (forse 50.000 per altri, da un virus portato dal roditore gerbillo) secondo gli studiosi legato alla fase di passaggio tra il nomadismo e la stanzialità del Neolitico.

 

Il primo a scoprire un rimedio efficace fu il medico britannico Edward Jenner, che nel 1796 scoprì le affinità tra il vaiolo che colpiva gli esseri umani e quello dei bovini, traendo da quest’ultimo una soluzione da iniettare nell’uomo e alla quale diede il nome di vaccino (dal latino vaccinus, forma aggettivale derivante da vacca, in italiano “mucca”).

 

Una campagna più ampia di contrasto al virus ebbe inizio nel 1950, intensificandosi a partire dal 1967. Dal 1986 la vaccinazione antivaiolosa venne sospesa in tutti i paesi, tranne nei due centri di ricerca di Atlanta e di Mosca, che conservano gli ultimi 600 campioni del virus.

 

 

L’epoca della comparsa del vaiolo non è definita, ma si presume possa essersi evoluto a partire da un virus dei roditori. L’ampia variabilità del periodo è dovuta ai differenti dati utilizzati per calibrare la frequenza molecolare. Un clade è quello del ceppo di Variola maior che si diffuse partendo dall’Asia tra 400 e 1600 anni fa ed è responsabile della forma più grave di vaiolo. Un altro clade include entrambi i ceppi di Variola minor descritti nel continente americano e isolati in Africa occidentale, che si suppone si siano separati dal ceppo ancestrale tra i 1400 e i 6300 anni fa; questo clade si pensa possa essersi distinto in due subclade almeno 800 anni fa.

 

Una seconda stima è basata sull’ipotesi che il Variola virus si sia separato dal virus del vaiolo del gerbillo circa 3000-4000 anni fa.Questa stima è coerente con le prove storiche e archeologiche che identificano il vaiolo come una malattia umana con un’origine relativamente recente. Tuttavia, supponendo che il tasso di mutazione genetica sia simile a quella dei virus della famiglia degli Herpesviridae, si stima che la separazione tra Variola virus e il virus del vaiolo del gerbillo sia avvenuta circa 50000 anni fa. Questa stima è coerente con le altre stime pubblicate e suggerisce che le prove archeologiche e storiche siano decisamente incomplete. Sono quindi necessarie migliori stime dei tassi di mutazione di questi virus per poter uniformare i dati.

 

Il vaiolo sembra essere emersa come malattia endemica in India circa 2500-3000 anni fa.

 

La prima evidenza clinica attendibile di vaiolo, è stata trovata nella mummia del faraone egiziano Ramses V, morto oltre 3000 anni fa, mentre archivi storici asiatici descrivono una malattia simile al vaiolo in India e in Cina nei secoli successivi.

Si è ipotizzato che i commercianti egiziani abbiano importato la malattia in India nel I millennio a.C., dove è rimasta endemica per oltre 2000 anni; il vaiolo sembra poi essere stato introdotto in Cina nel I secolo a.C. dai territori a sud-ovest e da qui in Giappone nel VI secolo. In Giappone si stima che l’epidemia del 735-737 abbia ucciso un terzo della popolazione dell’arcipelago. Almeno sette divinità sono state specificatamente associate al vaiolo, tra i quali Sopona della religione del popolo Yoruba e Shitala Devi dell’Induismo.

 

L’arrivo del vaiolo in Europa e nel Sud-est asiatico è invece meno chiaro. La malattia non è descritta nell’Antico e nel Nuovo Testamento della Bibbia e nemmeno nella letteratura greca e romana e gli studiosi concordano che molto difficilmente una tale malattia possa essere sfuggita a una descrizione da parte di Ippocrate se si fosse manifestata nell’area mediterranea.

 

Mentre la peste antonina, che dilagò attraverso l’Impero romano, tra il 165 e il 180, si pensa possa essere stata causata da un’epidemia di vaiolo, altri storici ipotizzano che siano state le truppe arabe a portare per prime la malattia dall’Africa all’Europa sud-orientale nel VII-VIII secolo. Nel IX secolo il medico persiano Abu Bakr Mohammad Ibn Zakariya al-Razi compì una delle osservazioni più importanti sul vaiolo e fu il primo a distinguerlo dal morbillo e dalla varicella nella sua opera Kitab fi al-jadari wa-al-hasbah, in italiano Il libro del vaiolo e del morbillo.

 

Durante il Medioevo, il vaiolo si presentò con epidemie periodiche, ma non divenne endemico finché la popolazione non crebbe, aiutato anche dai grandi movimenti di persone che caratterizzarono il periodo delle crociate. A partire dal XVI secolo il vaiolo era presente in quasi tutta Europa, infettando soprattutto i bambini e causando la morte di oltre il 30% degli individui infetti. Le successive esplorazioni e colonizzazioni europee favorirono la diffusione della malattia in tutto il mondo conosciuto e il vaiolo divenne una delle più importanti cause di morbilità e mortalità.

 

 

Non esistono descrizioni attendibili di casi di vaiolo nel continente americano prima della colonizzazione europea del XV secolo. Nel 1507 fu introdotto, sull’isola di Hispaniola e nel 1520 sulla terraferma, quando i coloni spagnoli si spostarono in Messico.

Il vaiolo decimò la popolazione nativa amerinda e permise la conquista degli imperi azteco e inca.

Nel 1633, alla fondazione delle colonie nella costa orientale del Nord America, anche seguì una devastante epidemia presso le popolazioni native americane del nord e, successivamente, per i coloni nati nel Nuovo Mondo.

Le stime parlano di un tasso di mortalità presso i nativi americani dell’80-90%.

In Australia il vaiolo fu introdotto prima nel 1789 e di nuovo nel 1829, diventando la prima causa di morte per gli aborigeni australiani tra il 1780 e il 1870.

 

A partire dalla metà del XVIII secolo, il vaiolo era la maggior malattia endemica in tutto il mondo, con l’eccezione dell’Australia e di altre piccole isole.

In Europa rappresentava la prima causa di morte, con 400.000 decessi l’anno.

 

Il vaiolo rappresentava il 10% delle cause di mortalità infantile, in Svezia e il tasso si stima fosse ancora più elevato in Russia. L’uso della variolizzazione in alcuni paesi, come in Cina, nel Regno Unito e nelle sue colonie nordamericane, ridusse l’impatto della malattia nei confronti delle classi agiate durante l’ultimo periodo del XVIII secolo, ma una vera riduzione dell’incidenza si ebbe solo quando la vaccinazione divenne prassi comune alla fine del XIX secolo.

I vaccini e la pratica della rivaccinazione portarono a una riduzione dei casi solamente in Europa e in Nord America, mentre il vaiolo rimaneva incontrollato nel resto del mondo.

 

Share