Accadde oggi, 8 Giugno: 452, ecco Attila, il flagello di Dio!8 giugno Incontro_di_leone_magno_e_attila_01

 

 

Tanto era temuto, nel mondo romano-cristiano! che si diceva che dove passava lui non rinasceva neppure l’erba!

Eppure non era così. Nel senso che barbari e feroci lo erano davvero, gli Unni, ma conoscevano il linguaggio …degli altri!

Tanto è vero, che Attila accettò di certo un compenso dal Papa e dai notabili romani, come ormai avveniva di consueto da molto tempo, con tutte le popolazioni che premevano sui confini, non più difendibili, per non distruggere del tutto quello che restava dell’Impero, già crollato, di fatto, nel 410 sotto i Visigoti, spinti proprio dagli Unni provenienti dalle steppe caucasiche ad invadere i territori latini.

 

 

di Daniele Vanni

 

 

Attila, (dal gotico “piccolo padre”), (Caucaso, 406 – Pannonia, 16 marzo 453), fu l’ultimo e più potente sovrano degli Unni, un popolo guerriero nomade di origine siberiana (forse dello stesso ceppo dei Turchi) proveniente dall’Asia, che giunse in Europa nel IV secolo, lungo il corso del Volga. Avevano spinto, con la loro avanzata verso Ovest, gli stessi Visigoti di Alarico, che avevano invaso l’Italia, facendo crollare di fatto l’Impero Romano d’Occidente, già nel 410.

Anche se la data ufficiale, quella del crollo generale, si fa risalire al 476, quando un altro capo visigota, Odoacre si proclamò re d’Italia.

 

Attila, soprannominato “flagellum Dei (“flagello di Dio”) per la sua ferocia, spaventava quel mondo essenzialmente contadino, che, si diceva, dove fosse passato non sarebbe più cresciuta l’erba!

Ma di fatto, fu più un predone che un distruttore insensato, che si inserì fra le due grandi invasioni dei Goti che invece volevano stabilmente insediarsi in quello che era stato l’Impero Romano.

Il capo degli Unni riuscì ad assoggettare, ma non certo a governare e controllare, che è una cosa molto diversa, un vastissimo impero che si estendeva dall’Europa centrale al Mar Caspio, e dal Danubio al Mar Baltico, unificando – per la prima ed ultima volta nella storia – la maggior parte dei popoli barbarici dell’Eurasia settentrionale (dai Germani agli Slavi, ai cosiddetti Ugro-Finni) ma senza dare né alle regioni, né ai popoli vere regole o leggi. Che di fatto, con estrema diversità dal mondo romano, vivevano ognuna sotto proprie leggi, regole, costumi, religioni.

 

Durante il suo regno, l’unico legame che tenne unite le sue orde, fu quello di conquista e rapina dell’Impero bizantino e dell’Impero romano d’Occidente: invase infatti, per due volte, i Balcani, cinse d’assedio Costantinopoli, marciò attraverso la Francia, scacciò da Ravenna l’imperatore Valentiniano III (452).

Ma furono tutte incursioni di un predone,

che veniva poi sconfitto o ricacciato indietro.

 

Si racconta che fosse superstizioso, facesse affidamento sulle profezie e si facesse influenzare nelle decisioni in campo militare da indovini e sciamani.

Alcune leggende, mai sostenute da elementi concreti, raccontano di sue pratiche cannibalistiche, nelle quali addirittura avesse mangiato i propri figli, che sua moglie gli avrebbe servito dopo averli arrostiti nel miele! Ma sono racconti cristiani che sono continuati fino ai giorni nostri con i popoli che venivano dall’Est, dai Mongoli, fino ai comunisti di Stalin, dei quali si diceva, e la radice sta proprio nei racconti su Attila! che mangiassero i bambini!

Alcuni raccontano, forse per sostenere questa antropofagia! che avrebbe avuto numerose mogli e più di cento figli.

 

Come accade ai pirati, ai briganti, ai predoni, il suo “impero” si disgregò alla sua morte.

 

Dopo la celebre e sanguinosissima battaglia dei Campi Catalaunici, dove Visigoti, Franchi, Burgundi e Gallo-Celtici, si allearono con i Romani contro Attila, questo non annientato, ma certo non vincitore, si ritirò, decidendo di deviare e scendere, l’anno dopo in Italia.

 

Penetrato in Italia l’8 giugno del 452, puntò su Trieste, poi distrusse dopo lungo assedio e rase al suolo per sempre, Aquilea. Quindi puntò su Padova e dalla paura molti romani e barbari del Veneto fuggirono sulla laguna, fondando Venezia!

Quindi prese Milano.

Poi sarebbe avvenuto il famoso incontro con Papa Leone I, che lo fermò sul Po, non per un miracolo, ma perché la sua ambasceria, molto probabilmente, portò un carico d’oro da Roma, così imponente, che Attila non seppe rifiutare! Anche perché non aveva un esercito così disciplinato e numeroso da poter cingere d’assedio Roma e farla capitolare ala svelta.

Così si accontentò, come lo ritrae un affresco a Milano, in cui i senatori romani versano a lui borse colme d’oro!

Poi, lo fermarono anche militarmente, i generali romani, in particolare Ezio, che scesi dalla Gallia, radunarono i Galli della Padania e fecero confluire un esercito dal Danubio, attendendo che il suo esercito farraginoso fosse a corto di viveri e scoppiassero, come accadeva di frequente negli eserciti barbarici, epidemie devastanti.

Attila abbandonò allora l’Italia e si portò forse verso Costantinopoli, ma la morte lo colse l’anno successivo.

 

 

 

Attila

 

L’incontro di Leone Magno con Attila

Incontro tra Leone il Grande e Attila, Affresco, 1514, Stanza di Eliodoro, Palazzi Pontifici, Vaticano. L’affresco fu completato durante il pontificato di Leone X (papa dal 1513 al 1521). Secondo la leggenda, la miracolosa apparizione dei Santi Pietro e Paolo armati con spade durante l’incontro tra Papa Leone e Attila (452) avrebbe spinto il re degli Unni a ritirarsi, rinunciando al sacco di Roma. Come canta, molto semplicisticamente! un Venditti degli anni ’70: non cosciente che ben altro destino degli Unni sarebbe toccato alla sua città!!!

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