Accadde oggi, 8 Dicembre 1980: uno squilibrato, invidioso del suo ex idolo, uccide John Lennon

 

E’ passato più di un quarto di secolo, da quando un venticinquenne, già tossicodipendente e malato di mente, uccise uno dei musicisti più famosi e ricchi di sempre, forse solo per dimostrare di essere anche lui “qualcuno” e di godere di una fetta di quella notorietà alla quale ambiva!

 

 

di Daniele Vanni

 

 

Nato con il nome completo di John Wiston Lennona Liverpool, il 9 ottobre 1940 è stato cantautore, polistrumentista, paroliere, attivista, attore cinematografico, poeta (visto che è stato dato il Nobel anche a Bob Dylan…!) disegnatore, attivista politico (?), pacifista, britannico, o meglio: gallese…in pratica è stata l’anima, o almeno una delle anime dei Beatles, un fenomeno culturale, sociologico ed anche psicologico, più che il perno, (ma anche colui che con l’amore per Yoko Ono, ne ha decretato la fine!) del complesso musicale più famoso di sempre!.

 

Dal 1962 al 1970 è stato compositore e cantante del gruppo musicale dei Beatles, dei quali, in coppia con Paul McCartney, ha composto anche la maggior parte delle canzoni. Con McCartney ha formato una delle più importanti partnership musicali di successo della storia della musica del ventesimo secolo, scrivendo “alcune tra le canzoni più famose della storia del rock and roll”.

È il cantautore di maggior successo nella storia delle classifiche inglesi seguito da McCartney.

Nel 2002, in un sondaggio della BBC sulle 100 personalità britanniche più importanti di tutti i tempi, si è classificato ottavo.

 

Terminata l’esperienza con i Beatles, John Lennon fu anche musicista solista, autore di disegni e testi poetici, nonché attivista politico e paladino del pacifismo. Questo gli causò non pochi problemi con le autorità statunitensi (FBI), che per lungo tempo spiarono tutte le sue attività e quelle della moglie Yoko Ono, considerandolo un sovversivo e rifiutandogli più volte la Green Card.

Fu assassinato a colpi di rivoltella da un suo stesso fan, Mark David Chapman, la sera dell’8 dicembre 1980 a New York.

 

Lennon si sposò due volte: dal primo matrimonio con Cynthia Powell, ebbe il figlio Julian,- legame finito con accuse di tradimenti, cessate quand si venne a sapere che Yoko Ono era incinta e in realtà per l’eccessivo uso, a volte smodato di sostanze da parte del Beatle,- mentre dal secondo matrimonio con l’artista giapponese Yoko Ono, nacque il figlio Sean.

Entrambi i figli hanno seguito la carriera artistica del padre.

Dopo il matrimonio con Yoko, John cambiò il proprio nome all’anagrafe in John Ono Lennon.

 

Lennon è stato posizionato al 5º posto nella lista dei 100 migliori cantanti secondo Rolling Stone, I Feel Fine, Strawberry Fields Forever, Imagine e Instant Karma! sono considerate le sue migliori canzoni.

Si trova inoltre al 55º posto della lista dei 100 migliori chitarristi secondo Rolling Stone.

 

 

8 Dicembre 1980,  Dakota Building 2

 

 

Nel 1980, Lennon si recò negli studi di registrazione Hit Factory di New York, per registrare un nuovo album, Double Fantasy, che venne pubblicato nel novembre di quello stesso anno.

 

8 dicembre 1980: la morte

 

Poche settimane dopo l’uscita del disco, la sera dell’8 dicembre 1980, alle 22.51, al termine di un pomeriggio trascorso al Record Plant Studio, mentre Lennon si accingeva a rincasare con la moglie e si trovava di fronte all’ingresso del Dakota Building (il lussuoso palazzo in cui risiedeva, sulla 72ª strada, nell’Upper West Side a New York), un venticinquenne di nome Mark Chapmanesplose contro di lui cinque colpi di pistola ,colpendolo quattro volte (il quinto colpo non andò a segno) mentre esclamava: «Hey, Mr. Lennon». Uno dei proiettili trapassò l’aorta e Lennon fece in tempo a fare ancora qualche passo mormorando «I was shot…» [Mi hanno sparato] prima di cadere al suolo perdendo i sensi. Soccorso da una pattuglia di polizia, Lennon perse conoscenza durante la corsa verso il Roosevelt Hospital, dove fu dichiarato morto alle 23.07.

 

« Non ho paura di morire, sono preparato alla morte perché non ci credo. Penso che sia solo scendere da un’auto per salire su un’altra. »

 

(John Lennon, 1969)

 

« Non rimpiango niente di quello che ho fatto, davvero, a parte forse di aver ferito altre persone. Non rinnego niente. »

 

(John Lennon, 1971)

 

Ma chi era l’assassino? Colui che aveva ucciso così violentemente un assertore così acerrimo, anche se un po’ facilone e semplistico, della lotta alla guerra”?

Prima dell’omicidio di Lennon, Chapman, di nazionalità statunitense, era guardia giurata a Honolulu (Hawaii). Aveva trascorsi piuttosto movimentati; era stato tossicodipendente ed era stato ricoverato in una struttura ospedaliera per malati di mente. Dichiarò di essere stato fortemente influenzato dal romanzo di Salinger Il giovane Holden, al punto di decidere di seguire il modello antisociale rappresentato dal protagonista Holden Caulfield. Per anni fu un fan dei Beatles, e di Lennon in particolare: nella sua ossessione, arrivò al punto di sposare nel 1979 una donna americana di origine giapponese – Gloria Hiroko Abe – che gli ricordava Yoko Ono! Col tempo, si convinse che Lennon aveva tradito gli ideali della sua generazione e si sentì investito della missione di punirlo!

Naturalmente, quelli che lui credeva essere gli ideali della sua generazione, quelli che credeva essere i valori portati avanti, e poi traditi! da Lennon!

Tipica ossessività della coerenza dei paranoici.

 

L’8 dicembre 1980, Chapman si appostò davanti all’entrata della residenza di Lennon, il palazzo The Dakota in Central Park a Manhattan (New York City). Quando il musicista uscì di casa, Chapman gli strinse la mano e si fece firmare un autografo sulla copertina di Double Fantasy, ultimo album di Lennon. Ad assistere alla scena vi era il fotografo Paul Goresh, che immortalò la scena in una celebre fotografia che ritrae l’assassino insieme alla sua futura vittima.

 

Chapman rimase in attesa sul posto per altre quattro ore. Alle 22.52, vedendo Lennon rientrare insieme alla moglie Yoko Ono, Chapman lo chiamò, rivolgendosi a lui con un «Ehi, Mr. Lennon!», quindi gli esplose contro cinque colpi di pistola.

Al momento dell’omicidio, Chapman aveva con sé una copia de Il giovane Holden. Dopo aver sparato, rimase impassibile sulla scena del crimine, tirò fuori la sua copia del libro e si mise a leggere fino all’arrivo della polizia. Il custode del Dakota Building, Mr. Perdomo, gridò a Chapman: «Lo sai che cosa hai fatto?», al che Chapman rispose con lucida freddezza: «Sì, ho appena sparato a John Lennon».

 

I primi poliziotti ad arrivare furono Steve Spiro e Peter Cullen, di pattuglia sulla 72ª Strada e a Broadway, che avevano appreso la notizia secondo cui un uomo era stato ferito da colpi d’arma da fuoco nei pressi del Dakota. Gli agenti accorsi sul luogo del delitto si accorsero subito che le ferite riportate da Lennon erano molto serie; non potendo aspettare l’arrivo dell’ambulanza, decisero di caricare il corpo di Lennon nell’auto di servizio per condurlo al vicino ospedale Roosevelt Hospital. Chapman fu arrestato senza opporre resistenza e tre ore dopo il suo fermo disse:

 

« I’m sure the large part of me is Holden Caulfield, who is the main person in the book. The small part of me must be the Devil. »

 

« Sono sicuro che una grossa parte di me sia Holden Caulfield, che è il protagonista del libro. Una piccola parte di me deve essere il diavolo »

 

(Mark David Chapman)

 

Chapman in seguito dichiarò di essersi già recato a New York un’altra volta, in passato, con l’obiettivo di uccidere Lennon, ma di non esservi riuscito. Affermò anche che le sue azioni avevano lo scopo di ottenere attenzione. Fu accusato di omicidio di secondo grado (secondo la legge statunitense) e, dichiaratosi colpevole, fu condannato alla reclusione da un minimo di 20 anni al massimo dell’ergastolo (quindi meno della possibile pena massima applicabile, che consisteva in almeno 25 anni). Nel 2000, scontato il minimo della pena, si è visto rifiutare la richiesta di scarcerazione sulla parola.

 

Dopo 30 anni trascorsi nel carcere di Attica (a favore dei detenuti del quale, per ironia della sorte, John Lennon aveva cantato in un brano di Some Time in New York City, Attica State), nel 2012 Chapman è stato trasferito in quello di Wende, sempre nello Stato di New York, senza che fosse fornita una motivazione specifica che spiegasse il trasferimento.

Chapman si dichiara un fervente cristiano, e una associazione religiosa ha chiesto la sua scarcerazione[senza fonte]. Yoko Ono e numerosi fans di Lennon, al contrario, hanno chiesto che non venga mai scarcerato. Il 29 agosto 2016, per la nona volta, la commissione giudicante dello stato di New York ha negato a Chapman la libertà condizionata.

In una intervista del 2000 venne chiesto a Chapman il motivo del suo gesto omicida verso Lennon: “Perché proprio lui?” chiese l’intervistatore la risposta di Chapman fu: «Attraverso le lenti della malattia, mi sembrò l’unico modo per liberarmi dalla depressione cosmica che mi avvolgeva. Ero un nulla totale e il mio unico modo per diventare qualcuno era uccidere l’uomo più famoso del mondo, Lennon»

 

«Mi sentivo tradito, ma a un livello puramente idealistico. Vagando per le biblioteche di Honolulu mi imbattei in John Lennon: One Day at the Time. Quel libro mi ferì perché mostrava un parassita che viveva la dolce vita in un elegante appartamento di New York. Mi sembrava sbagliato che l’artefice di tutte quelle canzoni di pace, amore e fratellanza potesse essere tanto ricco. La cosa che mi faceva imbestialire di più era che lui avesse sfondato, mentre io no. Eravamo come due treni che correvano l’uno contro l’altro sullo stesso binario. Il suo “tutto” e il mio “nulla” hanno finito per scontrarsi frontalmente. Nella cieca rabbia e depressione di allora, quella era l’unica via d’uscita. L’unico modo per vedere la luce alla fine del tunnel era ucciderlo»

Il vero motivo dell’omicidio risiedeva non nel presunto ateismo di Lennon ma, come più volte ripetuto dallo stesso Chapman, in un suo enorme complesso di inferiorità ed in una malsana invidia verso lo status di star mondiale del cantante, cosa questa che il suo biografo, Jack Jones gli ricorda in una intervista quando conferma che la ragione per cui ha ucciso John Lennon vada ricercata nell’idea di “rubargli” la fama, diventare “qualcuno” perché non poteva sopportare di essere un “signor nessuno”.

 

 

 

 

 

In una recente intervista del 10 giugno 2007, rilasciata a Radio BBC dalla moglie Yoko Ono, si è appreso che Lennon, la sera della sua uccisione, stava andando a salutare il figlio Sean.

Il corpo di Lennon fu cremato e parte delle sue ceneri sparse nell’oceano Atlantico.

Non si hanno notizie di una vera tomba dell’artista.

 

Nel testamento, Lennon aveva dichiarato Yoko Ono e il figlio Sean eredi universali e aveva anche disposto che una parte del patrimonio andasse a Julian, dopo il compimento dei 30 anni, appena fosse diventato maturo.

 

Il tragico evento fece balzare Double Fantasy al primo posto in classifica, sia negli Stati Uniti sia nel Regno Unito, e riportò in auge gran parte dei dischi precedenti. Tra la fine del 1980 e i primi mesi del 1981, Lennon fu infatti presente nelle classifiche con i singoli (Just Like) Starting Over, Give Peace a Chance, Happy Xmas (War Is Over), Imagine, Woman e Watching the Wheels, e con gli album Double Fantasy, Imagine, Walls and Bridges, Rock ‘n’ Roll e Shaved Fish.

 

Come già accaduto con altre illustri vittime del rock, la morte di John Lennon ha aperto la strada a svariate operazioni discografico-speculative, che hanno visto coinvolta in prima persona Yoko Ono, la quale è stata l’artefice principale (e spesso nell’ombra) di tutte le varie ricorrenze che, soprattutto nel corso degli anni ottanta, hanno assiduamente celebrato la vita e la musica di Lennon. Criticata e contestata, anche dopo la morte del marito, la Ono si è dimostrata comunque abile nel gestire l’ingente fortuna lasciatale dall’ex-Beatles, uno degli artisti più importanti del secolo.

 

Elton John, che aveva frequentato molto Lennon negli ultimi anni, ed era il padrino di suo figlio Sean, gli dedicò due canzoni: la strumentale The Man Who Never Died e la commovente Empty Garden (Hey Hey Johnny), nell’album Jump Up! del 1982, che viene eseguita anche dal vivo, accompagnata da un collage di filmati su John.

Anche i Queen lo ricordarono, con la canzone Life Is Real (Song for Lennon), contenuta nell’album Hot Space del 1982.

In Italia fu ricordato dai Pooh, che gli dedicarono la canzone Chi fermerà la musica (1981) e dopo un toccante incontro a New York con Yoko Ono, registrarono e pubblicarono un singolo contenente una cover di Happy Xmas (War Is Over), cantata a quattro voci da ogni elemento del gruppo.

 

 

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