Accadde oggi, 6 Settembre: 1959, viene venduta la prima Barbie

 

E’ diventata un fenomeno di costume: studiata da psicoanalisti e sociologi, ha dettato mode, diete e modi di essere! Nessun giocattolo prima aveva mai avuto questa influenza!

di Daniele Vanni

Il 6 settembre del 1959 l’industria di giocattoli statunitense Mattel commercializza la “Barbie”!

La bambola, anche se le bambole, come le fate o anche certe donne “comuni” non hanno età, ma Lei dovrebbe averne (e mantenerli per sempre!)  16 anni ed è disponibile bruna o bionda (solo successivamente la Barbie sarebbe apparsa sempre bionda) Il primo esemplare apparve con indosso un attillato costume zebrato che non sembrò subito convincere molto. Il costo della bambola era di 3 dollari.

La Barbie fu costruita in Giappone e il primo anno che venne lanciata sul mercato ne furono venduti circa 350.000 esemplari. Il personaggio della linea più venduto fu la Totally Hair Barbie, distribuita nel 1992, la quale aveva lunghi capelli acconciabili.

Ma questa non era la tradizionale bambola che si regalava alle bambine, perchè imparassero ad essere mamme un giorno! Questa rappresentava l’individualismo crescente ed esplosivo (molto più della bomba atomica, che ci faceva vivere in un regime di terrore nucleare!) del Dopoguerra: l’onnipotenza commerciale americana, che già in una lezione tenuta ad Harvard da Whiston Churcill, aveva ipotizzato il “dominio” mondiale attraverso la lingue inglese (o meglio: Americana!) e l’esportazione di quel modello in tutti paesi che si stavano riprendendo dalla guerra. L’Italia viveva un proprio e vero boom: la tv, il frigo, la lavatrice entravano nelle case di un popolo che fino a pochi anni prima era stato contadino! La Barbie non era una pargoletta da vezzeggiare: era già “adulta” a 16 anni: era un modello! Da seguire. E quello che diceva la moda e la tv, stava soppiantando i “vangeli” religiosi, e, tra poco, quelli ideologici e politici. In ani in cui andavano le donne “formose”, le “maggiorate” che sembravano l’inverso di quelle donne che poco prima si alimentavano a tessera ed avevano patito la fame e la borsa nera bellica, anticipava addirittura le “anoressiche” che poi sarebbero sfilatte sulle passerelle delle griffe di tutto il mondo! Una rivoluzione dentro un giocattolo!!!

 

Godiamoci questo spot d’epoca!

 

Intanto, per capire l’importanza del fenomeno Barbie, basta guardare il successo della mostra che si tiene fino al prossimo 30 ottobre, a Roma presso il Complesso del Vittoriano, su questa icona che in 56 anni è riuscita ad abbattere ogni frontiera culturale e sociale.

Sono in pochi a saperlo ma il vero nome  di questa fashion doll, bambole progettate principalmente per essere vestite in modo da riflettere le tendenze della moda è Barbara Millicent Roberts, per tutti meglio nota come Barbie, diminutivo di Barbara, come la figlia dell’ideatrice della bambola.

Nella mitologia industriale americana, tutto sembra nascere nei garages! Così come una volta si narrava che i geni (allora tutti maschi!!?) avevano le idee più brillanti quando si radevano alo specchio!! Freud avrebbe detto perché vedevano se stessi! Siamo a Los Angeles, nel lontano 1945. Più precisamente siamo in un garage californiano, abbastanza anonimo se non fosse per il fatto che ha visto nascere quello che sarebbe diventato un colosso del mondo dei giocattoli: la Mattel. Il nome deriva da una simpatica fusione dei nomi dei due fondatori, Mattson e Elliotche costruivano mobili in legno per le case delle bambole. La Barbie però ha una storia tutta al femminile. Nasce infatti per idea di Ruth Handler, moglie di Elliot. Ruth rimase colpita dal fatto che la figlia preferisse giocare con le immagini delle attrici ritagliate da alcune riviste piuttosto che con le classiche bambole.

Fenomeno culturale e sociologico del secolo scorso, tanto importante da dedicarle mostre come “Barbie. The Icon“ appena conclusasi al Mudec (Museo delle Culture di Milano) ed ora in allestimento nella Capitale. La mostra narra la vita di questa bambola attraverso le trasformazioni estetiche e culturali della società per più di cinquanta anni ma, a differenza di altri miti contemporanei, ha avuto il privilegio non solo di resistere al passare degli anni, ma incarnado con i suoi vetiti la moda, anche di anticiparli!

Specchio dell’immaginario globale consumistico, attraverso epoche e terre lontane, ha rappresentato oltre 50 diverse nazionalità. Senza tener conto che dal 9 marzo 1959, giorno in cui ha debuttato al New York International Toy Fair,  Barbie ha intrapreso 150 professioni.

Ma il suo centro è il fashion,  l’aparire, la vera religione dell’uomo del cellulare e di Internet, e quindi: la Moda!

Tanto è verò che un’intera sezione della mostra è dedicata alle creazioni di grandi stilisti che hanno disegnato modelli a lei dedicati: da Gucci a Calvin Klein, da Moschino a Ferrè, da Versace a Dior, da Vivienne Westwood a Prada, Givency, Louboutin e The Blonds.

E avremmo già qui sciolto il dubbio hessiano tra avere ed essere, tra l’essere e l’apparire, ma la mostra dedica una seconda sezione, con l’emblematico titolo: “I Can Be“, che mostra la filosofia di Barbie attraverso le carriere intraprese!

Nella terza sezione troviamo “Barbie Family“, che oltre alla famiglia e agli amici, ecco il vero perno dell’essenza della donna-Barbie: il suo stile di vita, attraverso accessori, aerei, case e macchine….che poi si esplicano come noi tutti che ormai senza capire niente del nostro Pianeta che stiamo distruggendo, ci sentiamo però citadini (o meglio: turisti!!) del mondo, la sezione viaggi: “Barbie in viaggio, Dolls of the World“.

Le bimbe di un tempo coprivano le loro bambole e le mettevano a nanna perché sognassero e i sogni son desideri (cantava anche Judy Garland) ma per le ragazze del mondo di Barbie, il desiderio è uno solo e imperativo per tutte: essere dive, attrici, cantanti…ed ecco quindi l’ultima sezione: “Barbie Divas” che racconta come Barbie si sia identificata con molte icone dei suoi tempi, ispirandosi alle grandi dive del cinema come Audrey Hepburn, Marylin Monroe, Liz Taylor, ma anche icone culturali come Cleopatra e Madame Pompadour: la storia che ormai le giovani generazioni non conoscono più non ha importanza: da Lucy a Lady Gaga, non c’è più nessuna differenza: l’importanza è che si parli di noi!!! Scusate: di Barbie!

 

 

 

Share