Accadde Oggi, 6 Novembre: 1881, s’inaugura l’Accademia di Livorno 

L’Accademia di Livorno, con i suoi cadetti e guardiamarina, fa parte del “paesaggio” toscano, così come i baschi amaranto della Folgore. La nave di rappresentanza e nave scuola è la Vespucci, una delle più eleganti al mondo e che ci ha rappresentato in tanti avvenimenti.

Daniele Vanni 

I lazzaretti per il porto

Neppure i Livornesi, eccetto quelli più vecchi e legati alle tradizioni, sanno che a Livorno, dove ora sorge l’Accademia Navale, in passato si trovava il Lazzaretto di San Jacopo, innalzato a partire dagli anni quaranta del XVII secolo, per la quarantena degli equipaggi delle navi provenienti dal Levante. Si aveva, a ragione, paura delle epidemie, che si trasmisero proprio attraverso questi viaggi. Ad esempio la peste, quella nera che falcidiò la popolazione europea e che giunse attraverso le pulci che albergavano la  pelliccia dei topi.

Per questo le navi dirette a Livorno, prima della costruzione di questo complesso sanitario, venivano dirottate verso l’isola del Giglio e l’isola d’Elba, per un periodo di sosta, la quarantena ( o soste anche più brevi a seconda della provenienza) prima di poter sbarcare sul continente.

La struttura, collegata al più antico Lazzaretto di San Roccomediante un canale (oggi scomparso), fu ampliata nel 1721 e nel 1754. Poco più a sud si trovava invece il Lazzaretto di San Leopoldo, eretto nel 1773, su disegno di Ignazio Fazzi, per volontà di Pietro Leopoldo.

Il lazzaretto era dotato di alcune torrette, una delle quali serviva per il controllo della costa, due cappelle e due cimiteri. Rimase attivo fino al 1846 e, successivamente, prima di essere inglobato nell’Accademia, fu trasformato in un carcere e, in parte, in una caserma militare.

Il nuovo lazzeretto fu ritenuto uno dei più vasti e completi d’Europa. Sul portale d’ingresso in pietra panchina, sopra l’arco di gusto baroccheggiante, si legge ancora oggi la targa marmorea che commemora l’utilità dell’opera pubblica per la salute e la navigazione: “Petrus Leopuldus Arch. Austr. Hung. Boem. R.P. Magnus Etrur. Dux navigationis et salutis publicae vindex hominibus mercibusque graviore pestilentiae suspicione notatis tutius expurgandis remotiorem hanc insulam er porticus designavit construxit ann. MDCCLXXIII”.

A pianta trapezoidale, quasi una cittadella sul mare, era circondato da un fossato a secco e da un’alta muraglia la cui parte inferiore, a scarpa, era segnata da un cordolo in pietra, tuttora visibile nel lato più meridionale del complesso. Vi si accedeva mediante un ponte levatoio dalla Porta Leopolda. Le torrette angolari fungevano da difesa e da vigilanza; di queste l’unica parzialmente superstite si affaccia sulla muraglia meridionale prospiciente la Cala Mosca.

All’interno, il complesso sanitario era suddiviso in due zone distinte.

Una era costituita dal palazzotto delle abitazioni degli ufficiali, tuttora presente, con facciata ad esedra, di fronte all’ingresso, da una darsena esagonale chiusa sul mare da una catena. Al centro dell’ingresso della darsena, isolato sull’acqua, sorgeva il mastio di San Rocco (distrutto durante la seconda guerra mondiale), collegato a terra da una passerella in legno.

Vi erano anche le vaste tettoie per il deposito delle merci in quarantena, una cappella circolare, un serraglio per gli animali. In questa zona, presso le tettoie venne eretta la statua marmorea del granduca Pietro Leopoldo, nelle vesti di centurione romano e posta in una ricca nicchia marmorea, poi trasferita, su proposta del Vigo, nella piazzetta del sagrato della chiesa di San Jacopo, ove si trova tuttora.

L’altra sezione, più a sud, era detta “La Gabbia” ed era a sua volta isolata da un fosso interno dal resto del complesso; qui venivano segregati i malati appestati e le merci infette.

Il lazzeretto era corredato di due cimiteri: uno ad uso dello stesso lazzeretto (1775) e l’altro detto “della Quarantina” in uso fino al 1846.

L’Accademia Navale

L’Accademia Navale fu inaugurata il 6 novembre 1881e inizialmente occupò la sola area del lazzaretto di San Jacopo, nei pressi dell’omonima chiesa.

La scuola di marineria nacque, su iniziativa dell’allora ministro della Marina, l’ammiraglio Benedetto Brin, dall’unione della “Regia scuola di marina” del Regno di Sardegna (con sede a Genova) e di quella borbonica (con sede a Napoli) a seguito dell’Unità d’Italia e dell’istituzione della Regia Marina.

Uno dei primi allievi ufficiali a frequentare l’accademia fu Manlio Garibaldi, ultimo figlio maschio di Giuseppe Garibaldi, che infatti acquistò una villa nella zona di Ardenza.

La progettazione del complesso di edifici fu affidata al capitano del Genio militare Luigi Pestalozza ed i lavori furono avviati nel 1878.

L’ingegnere livornese Angiolo Badaloni seguì attivamente ogni progetto. Nel 1913 fu poi annessa al complesso dell’Accademia Navale anche l’adiacente area occupata dal preesistente lazzaretto di San Leopoldo.

Gli edifici dell’Accademia Navale ospitarono, a partire dal 1923, gli allievi di quella che sarebbe diventata l’Accademia Aeronautica. La Regia aeronautica, infatti, istituita come forza armata autonoma, utilizzò questa sistemazione provvisoria per i propri allievi ufficiali, in attesa di dotarsi di una propria accademia.

Nel 1926, tre anni dopo l’avvio dei corsi, venne deciso il trasferimento a Caserta presso il palazzo reale, mentre attualmente l’istituto ha sede a Pozzuoli.

Nel corso della seconda guerra mondiale, a causa dei bombardamenti che colpirono Livorno tra il 1943 e il ’44, l’Accademia Navale fu dapprima costretta a trasferirsi a Venezia e, successivamente, dopo soli due mesi, a Brindisi, dove rimase fino al 1946.

Dal momento che i bombardamenti avevano pesantemente segnato molti degli edifici della città ed anche le strutture che ospitavano l’accademia, fu necessario, al termine del conflitto, intraprendere una sostanziale opera di ricostruzione e di potenziamento delle infrastrutture, protrattasi nell’arco di circa vent’anni e che vide, nel 1966 l’aggiunta del “Palazzo Studi”, attuale sede dei laboratori scientifici e di aule specialistiche.

Il corpo principale dell’Accademia, al quale si accede percorrendo un viale alberato dall’ingresso del cancello di San Jacopo posto sul lungomare di viale Italia, è costituito da un ampio edificio a tre piani formato da tre ali perpendicolari a racchiudere un’ampia “piazza d’armi” interna; l’ala principale, prospiciente il mare, è sormontata da una torre quadrata con orologio a tre facce e, sul frontone della facciata interna, il motto: “Patria e Onore”.

Il lato del cortile interno rivolto verso il mar Ligure non è occupato da edifici, ma è caratterizzato da un brigantino interratole cui sovrastrutture sono utilizzate ancor oggi degli allievi dell’Accademia per esercitarsi nella manovra delle vele anche in vista della crociera sulla nave scuola “Amerigo Vespucci“.

Il complesso dell’Accademia Navale copre, attualmente, un’estensione di circa 215.000 metri quadrati e comprende, tra gli altri, aule, laboratori, dormitori, piscina, palestra, biblioteche, cinema ed auditorium. L’accademia ospita annualmente circa 1250 personetra allievi ufficiali ed ufficiali che frequentano corsi integrativi e professionali.

Presso l’Accademia Navale si tengono, infatti, i corsi per la formazione di differenti tipologie di militari:

Corsi normali: per la preparazione degli ufficiali in “servizio permanente effettivo” (SPE) della Marina militare italiana, con una durata variabile da cinque a sette anni a seconda del Corpo di appartenenza (cinque anni per stato maggiore, commissariato e capitaneria di porto; sei anni per gli ingegneri dei Corpi del genio navale e armi navali; sette anni per i medici del Corpo sanitario);

Corsi di complemento: rivolti all’istruzione professionale ed alla preparazione di coloro che sceglievano di compiere il servizio militare come “ufficiali di complemento”, a seguito dell’abolizione dello stesso sono ora stati sostituiti dai corsi per “allievi ufficiali in ferma prefissata (AUFP)”: della durata di alcuni mesi sono rivolti a coloro che chiedono di prestare servizio in Marina per un periodo di tempo determinato;

Corsi di perfezionamento: tesi all’approfondimento dell’istruzione professionale e navale degli ufficiali della Marina militare e delle altre forze armate e corpi armati dello Stato, della durata di alcune settimane;

Corsi per “ufficiali a nomina diretta (ND)”: per l’istruzione integrativa professionale e militare degli ufficiali reclutati direttamente per mezzo di concorsi pubblici;

 

Corsi “ruoli speciali (RS)”:rivolti al personale reclutato per mezzo di concorsi interni.

I laureati presso l’Accademia Navale, oltre ad avere i medesimi riconoscimenti e sbocchi dei laureati presso i normali atenei, possono avere sbocchi professionali specifici, tra i quali:

impiego a bordo di unità navali militari con incarichi di responsabilità relativi al loro Corpo di appartenenza

impieghi presso enti e stabilimenti tecnici

impieghi presso istituti di formazione

impieghi presso enti dell’area operativa delle forze armate

L’ordinamento dei corsi inizialmente era di quattro anni, che era quello vigente nelle due scuole di Genova e Napoli prima che venisse istituita un’unica scuola.

Nel 1882 prima ancora del termine del 1º anno accademico, l’ordinamento venne articolato in cinque anni, subendo una sostanziale modifica nel 1894, quando la durata dei corsi venne portata a tre anni e venne stabilito che il titolo di studio per l’ammissione dovesse essere il diploma di licenza liceale o di istituto tecnico; tale ordinamento restò in vigore fino al 1911, quando la durata del corso normale venne di nuovo portata a quattro anni e venne stabilito che per l’ammissione il titolo di studio di dovesse essere la licenza tecnica inferiore o il ginnasio inferiore.

Dal 1913 anche gli ufficiali macchinisti furono preparati ed educati nella Accademia Navale. Successivamente, nel 1914, l’ordinamento ebbe un ritocco con il prolungamento della durata del corso normale a cinque anni.

Nel 1920 venne stabilito che il titolo di studio per l’ammissione fosse la licenza ginnasiale o il passaggio al secondo anno dell’istituto tecnico o nautico, mantenendo la durata del Corso Normale di cinque anni. Dall’anno accademico 1923-24 all’anno accademico 1925-26, in seguito ad accordi intervenuti fra il Ministero della Marina e il Commissariato dell’Aeronautica, l’Accademia Navale ospitò l’Accademia Aeronautica di nuova creazione, destinata alla formazione dei futuri ufficiali dello stato maggiore generale dell’Aeronautica, ruolo naviganti.

Nel 1926-27 l’Accademia Aeronautica venne trasferì a Caserta, ma la prima classe, nei mesi estivi fino all’anno 1928, venne ospitata dall’Accademia Navale, per continuare un corso di istruzioni marinaresche.

Nel 1929 venne ripristinato l’ordinamento del 1894 con il corso normale articolato in tre anni e titolo di studio necessario per l’ammissione, la maturità classica o scientifica, e per i soli allievi ufficiali di stato maggiore la licenza degli istituti tecnici e venne contemporaneamente stabilito che l’ammissione avvenisse attraverso un tirocinio preliminare della durata di circa due mesi, durante il quale i concorrenti idonei alla visita medica, attraverso esercitazioni militari, marinaresche e sportive e uscite in mare con unità della Regia marina, prendevano i primi contatti con quella che sarebbe stata la loro futura vita in Accademia, integrando allo stesso tempo la loro preparazione con lezioni teoriche per le prove relative al concorso di ammissione. Al termine dei tre anni di corso gli allievi venivano nominati aspirantie, dopo un periodo di imbarco a bordo delle navi, promossi guardiamarina o sottotenenti del Genio navale o delle armi navali.

 

 

 

 

 

 

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