ACCADDE OGGI – 6 giugno 1944, lo sbarco in Normandia

Già nel 1941, gli Alleati era così sicuri della vittoria che avevano già deciso di concentrare le loro forze in Inghilterra per poi invadere l’Europa e aprirvi il famoso Secondo Fronte. Ma intanto lasciavano fare il “lavoro sporco” all’Unione Sovietica, che senza l’aiuto concreto economico, militare degli USA mai avrebbe potuto fronteggiare i Nazisti, pensando agli assetti futuri.

Così ritardavano il D-Day che infine venne deciso su pressioni Sovietiche (i morti dell’URSS assommeranno a fine guerra in 37 milioni!) nella Conferenza di Teheran (28/11-1/12 1943).

Per convogliarle in questo sbarco, il più grande della storia dell’uomo, i cui preparativi durarono ben due anni, si erano anche allontanante dal Fronte Italiano, le migliori truppe statunitensi e britanniche, il che causò per noi poveri Italiani, un allungamento infinito della guerra e tanti lutti e tragedie.

6 giugno 6 giugno Normandy5 6 giugno Omaha_Beach_Landing_Craft_Approaches 6 giugno OmahaBeach 6 giugno Silent_tribute_to_an_American_soldier_at_Carentan,_Normandy,_France_-_19440617 6 giugno USS_Nevada_(BB-36)_fire_on_positions_ashore

L’inizio del D-Day

 

La mezzanotte era passata da pochi minuti quando i primi dei 9 200 aerei alleati lasciarono lo spazio aereo britannico diretti sulla penisola di Cherbourg.

Due bombardieri Stirling della RAF, dopo aver sganciato il loro carico di bombe, proseguirono verso l’entroterra per paracadutare il loro vero carico, ossia duecento “Ruebens”, manichini di gomma dotati di paracadute e di petardi per simulare il fuoco di armi leggere che avrebbero dovuto trarre in inganno e trattenere i difensori tedeschi nell’entroterra, lontani dalle zone in cui i veri paracadutisti sarebbero entrati in azione. Mentre i tedeschi, cadendo nell’inganno, se la prendevano con i manichini, dagli Halifax della RAF si lanciarono le prime squadre del 4° Special Action Service, i parà francesi incaricati di infoltire i ranghi della resistenza bretone per l’imminente scontro: nel momento in cui toccavano terra, gli uomini della resistenza nella zona dell’invasione iniziarono a mettere in atto il piano Violet, destinato a interrompere le vie di comunicazione tedesche tagliando linee telefoniche e cavi sotterranei, e distruggendo ripetitori e centraline.

 

Prima dell’alba, davanti alla costa normanna si presentò la più grande flotta navale che la storia ricordi, divisa in due Task Force: quella statunitense che doveva aiutare lo sbarco dei Marines e quella britannica con funzioni a supporto del settore anglo-canadese.

 

5 vecchie corazzate,

23 incrociatori,

104 cacciatorpediniere

e 71 corvette,

spiccavano tra la flotta di 6 483 unità!

 

costituita da navi di linea, navi ospedale, navi mercantili e mezzi di trasporto per veicoli corazzati, che arrivati a poche miglia da terra iniziarono a disporsi nelle posizioni assegnate.

 

Alle 05:30 migliaia di uomini scendevano dai fianchi delle navi da trasporto per calarsi sui mezzi da sbarco (LCA britannici e LCVP statunitensi, detti “Higgins”) che li avrebbero portati sulle spiagge.

 

 

Sessanta minuti prima dell’ora prevista per lo sbarco dei primi reparti statunitensi (ora H), alle 05:30,

 

migliaia di aerei tra Mustang P-51, Spitfire, Hurricane, Typhoon e Lightning si lanciarono a bassa quota sulle spiagge normanne bombardando e mitragliando le difese tedesche.

Alti sopra di loro i B-17 Flying Fortress, i B-24 Liberator, i B-26 Marauder e gli Halifax sganciarono carichi di bombe sugli obiettivi stabiliti e, a largo,

 

3.467 bombardieri pesanti,

1.645 bombardieri medi,

5.409 cacciabombardieri

 

operarono nel D-Day e neppure uno fu abbattuto dalla Luftwaffe!

 

i cannoni di quasi 600 navi iniziarono a spazzare la costa col fuoco delle loro artiglierie.

Share