Accadde oggi, 5 Ottobre: 1582, in quel giorno non accadde niente, perché è un giorno inesistente!! – 1795, è il 13 Vendemmiaio e Napoleone spara sui realisti, per aprirsi la strada a diventare imperatore!

E non solo non è mai esistito quel 5 di ottobre, ma neanche i giorni seguenti, fino al 14 ottobre 1582!Quante cose ci insegna la Storia! La giornata di oggi, vide un generale giacobino bombardare i difensori del re, e farsene forte, tanto da diventare imperatore!

Non solo non è mai esistito il 5 di ottobre del 1582, ma neanche i giorni seguenti, fino al 14 ottobre 1582!

Dal giorno seguente, il tempo, quasi fosse sospeso! riprese il suo corso normale.

Anticamente i nostri progenitori preistorici, cominciarono a calcolare il tempo, com’era logico, perché più facile ed evidente, per le influenze sulle maree, sulle variazioni ormonali delle donne, sulle variazioni del tempo e sulle colture: quindi, quasi sempre, sui cicli lunari.

Era essenzialmente un uomo già passato all’agricoltura: quello precedente, di prevalenza cacciatore e raccoglitore, era interessato tutt’al più ai ritorni stagionali della selvaggina, mentre il contadino ha bisogno di misurare esattamente il tempo per la semina e per la raccolta.

Così a Babilonia, là dove fra il Tigri e l’Eufrate si ebbe la nascita di un’agricoltura moderna ( e di conseguenza del commercio e della scrittura) era un calendario lunare.

Così era per i Celti, con le due fasi lunari di Samhain (oggi il nostro Halloween) e Beltain (il nostro 1° maggio), anche se conoscevano delle feste solari, così come era consuetudine per gli Ebrei.

Anche gli Egizianiavevano creato un calendario basato sui raccolti, ma si accorsero che ogni anno si andava avanti di un quarto di giorno, così che, ogni quattro anni, dovevano aggiungere un giorno intero.

Anche i Romani, alla fondazione della loro città, erano patiti con un calendario lunare di dieci mesi. Poi il sabino Numa Pompilio aggiunse Gennaio e Febbraio.

Ma quando il genio di Giulio Cesare venne nominato Pontefice Massimo, fece un’enorme riforma, introducendo un calendario solare, quello “giuliano” appunto.

Era così esatto, per l’epoca, che la differenza con l’anno tropico o solare, insomma quello dovuto alla rivoluzione completa attorno al Sole, cioè perché il Sole torni nella stessa identica posizione dell’anno prima, risultava così di soli 11 minuti e 14 secondi circa: una precisione molto accurata per l’epoca.

Questa differenza, pari in sé a qualcosa d’insignificante come un centesimo di giorno, si accumulava però col passare dei secoli. Per cui la data d’inizio delle stagioni si spostava man mano all’indietro (si perdeva un giorno ogni 128 anni circa).

Questo fenomeno era ben noto agli astronomi medievali.

Dante vi accenna nella Divina Commedia:

« Ma prima che gennaio tutto si sverni

per la centesma ch’è là giù negletta »

(Paradiso XXVII, 142-143)

Tutto questo aveva portato ad una serie di lamentele ed era stato discusso anche dai padri conciliari a Trento.

Gregorio XIII istituì una commissione di 5 studiosi, sotto la guida del Cardinale Sirleto alla quale parteciparono il matematico tedesco e gesuita Cristoforo Clavio, professore presso il Collegio Romano e sotto di lui gli astronomi siciliani Giuseppe Scala e Giuseppe Moleti, il medico calabrese Luigi Lilio, e il matematico perugino Ignazio Danti.

Il bello è che questi eminentissimi matematici e fisici, attuarono la riforma del calendario, basandosi sugli studi rivoluzionari di un altro tedesco, abitante in Polonia, Copernicoe furono in amicizia e relazione con Galileo, ma non esitarono poi, per ragioni di “bottega” a condannarne le testi eliocentriche!

Dopo un accurato studio consegnarono al Papa la soluzione: al 4 ottobre 1582 avrebbe fatto seguito il 15 ottobre 1582 e che in futuro dovessero essere soppressi i giorni intercalari (cioè, in pratica, i 29 di febbraio) degli anni divisibili per 100, ma non divisibili per 400, per un totale di tre giorni intercalari in meno ogni 400 anni.

L’errore adesso ammontava a soli 26 secondi l’anno: un giorno ogni 3.323 anni circa!

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L’insurrezione del 13 vendemmiaio anno IV (5 ottobre 1795) rappresentò il culmine della ripresa del partito realista nei primi anni della Rivoluzione francese e si concluse con la sconfitta, nel centro di Parigi, delle milizie legittimiste ribelli alla convenzione termidoriana.

Le truppe rivoluzionarie furono guidate da Paul Barras(che insieme a Tallien e Fouchè fece il colpo di stato che ghigliottinò insieme Robespierre ed il Regime del Terrore) che venne coadiuvato da una serie di generali tra cui Napoleone Bonaparteche ebbe modo di mettersi in evidenza ed ebbe un ruolo decisivo nella repressione delle forze reazionarie.

Interessante è studiare la vita di Giuseppina de Beauharnais, l’Imperatrice moglie di Napoleone, Imperatore che però in quel giorno bombardò i sostenitori del re! Giuseppina che forse fu amante di Tallien, amica e cospiratrice della terribile Teresa Cabarrus, moglie di Tallien, che la presentò e l’avviò nel letto di Barras, che quel giorno comandava Napoleone e che sarà testimone di nozze insieme a Tallien!!mai una donna così divisa in un matrimonio tra convitati e testimoni, una donna della cui sessualità fin con i figli degli schiavi da bambina in Martinica, si era discusso tanto da far indagare il primo marito Alessandro di Beauharnais, poi ghigliottinato dal Comitato di Salute Pubblica, per presunta connivenza con i nemici prussiani.

Nella stessa carcere dove era detenuta questa coppia che mai si era sentita legata, lui aveva relazioni amorose con una nobile detenuta e la stessa Giuseppina addirittura con un generale plurivittorioso (molto probabilmente era il suo tocco a renderli tali!)  Lazare Hoche che le salvò la vita!

Infatti il colpo di stato e la morte di Robespierre pose fine al regime di Terrore e salvò Rose- Giuseppina dalla ghigliottina: pare anche che il dossier della donna fosse scomparso… Sarebbe uscita di prigione dieci giorni dopo, il 6 agosto 1794. Alla notizia del colpo di stato, poco prima di andare a dormire, Rose scherzò con le compagne di cella affermando: «Vedete, non sono stata ghigliottinata, e sarò incoronata regina di Francia»!

Ma ritorniamo, con più cognizione, alla memorabile giornata del 13 vendemmiaio, anno IV.

La prima fase della Rivoluzione francese si era conclusa il 9 termidoro (28 luglio 1794) con l’arresto e la condanna di Robespierre e 103 suoi seguaci, fra i quali Saint-Just. I sopravvissuti deputati montagnardi alla Convenzione, ormai netta minoranza, tentarono, in due riprese, la sollevazione di Parigi: il 12 germinale ed il 1° pratile.

Il recupero dei realisti

In entrambe tali occasioni era stato determinante il sostegno offerto alla convenzione termidoriana dai realisti: questi, allora in piena riorganizzazione e molto rafforzati dalla parte avuta a Parigi, miravano ora ad una “via costituzionale” al ritorno della monarchia, a quasi tre anni dalla decapitazione, il 21 gennaio 1793, di Luigi XVI. Il di lui figlio maschio, il disgraziato ed innocente Luigi XVII, di dieci anni appena compiuti, era morto nella prigione del Tempio, forse l’8 giugno 1795 di inedia o, forse, minato dalla tubercolosi. Alla notizia, il 24 giugno, lo zio si proclamò re con il titolo di Luigi XVIII. I monarchici disponevano quindi di un nuovo sovrano legittimo: un uomo abile ed intelligente, che rispetto al predecessore, aveva il non piccolo vantaggio di essere in piena libertà.

La seconda guerra di Vandea

Tutte queste circostanze, unite all’indiscutibile consenso di cui godeva il partito monarchico, indussero notevoli preoccupazioni in quella parte della Convenzione termidoriana che non intendeva abdicare alla repubblica ed ai notevoli trasferimenti patrimoniali e sociali che ne erano derivati.

L’occasione per colpire a destra venne loro offerta con la ripresa delle operazioni militari in Vandea, a partire dal 24 giugno, per iniziativa dei realisti. Quella che è passata alla storia come “Seconda guerra di Vandea”, terminò con il massacro di oltre 750 dei 952 realisti che si erano consegnati prigionieri a condizione di aver salva la vita.

La reazione della convenzione termidorianaL’occasione per colpire la destra realista

La ferocia dei convenzionali si spiega in parte con la durezza dello scontro (durante la battaglia erano rimasti uccisi 1.200 soldati e 190 ufficiali), in parte con la punizione del tradimento per la rottura dal Trattato di La Jaunaye (e degli accordi successivi) ma, soprattutto, con la necessità di garantirsi sostegno a sinistra in vista di un possibile scontro con i realisti che si erano, come detto, molto rafforzati.

Intanto fu varata una legge per prevenire la vittoria realista alle elezioni, una legge-truffa, secondo la quale i 2/3 dei futuri deputati del Consiglio degli Anziani e del Consiglio dei Cinquecento (ovvero 500 delegati su 750) dovessero appartenere alla disciolta Convenzione nazionale (meglio nota come convenzione termidoriana). Cui seguì un plebiscito-truffa che però vide la ratifica respinta in 19 dipartimenti

Forti di tale, ancorché sterile, successo, i monarchici tentarono una (inevitabile) prova di forza e presero a pianificare una insurrezione

Il 13 vendemmiaio (5 ottobre) dopo giorni e giorni di proteste e tentativi di rivolta, l’insurrezione prese corpo e la Convenzione incaricò Barras del comando delle truppe di Parigi, affiancandogli cinque generali giacobini, fra i quali il giovane Buonaparte (di recente “scoperto” dal Barras che lo aveva conosciuto prima essendo l’amante ufficiale di Giuseppina e poi nel corso dell’assedio di Tolone).

Nei fatti, fu il Buonaparte a dirigere le operazioni. Egli incaricò Murat, allora a capo di uno squadrone di cavalleria, di impadronirsi di quaranta cannoni appartenenti alle sezioni ed al momento radunati al camp des Sablons. Essi vennero piazzati alle estremità di tutte le strade che portavano alla Convenzione.L’insurrezione

Il generale Thévenet si pose alla testa di una parte della guardia nazionale, unitasi alle sezioni realiste.

Le sezioni realiste tentarono di marciare sulle Tuileries, ove sedeva la Convenzione, ma vennero respinte.

Entro le 15:00 il Palazzo era circondato.

I sezionari realisti (circa 25.000 uomini) tentarono di fraternizzare con i soldati che difendevano la Convenzione.

Il bombardamento del generale Buonaparte

Barras nominò Maggior Generale della piazza di Parigi il generale Napoleone Buonaparte, il quale ideò il piano per stroncare su ordine di Barras l’insurrezione monarchica.

Il piano consisteva nell’aprire il fuoco della moschetteria e dell’artiglieria a mitraglia con fuoco continuato per ben tre quarti d’ora.

Si registrarono circa 300 morti fra gli insorti, specie sui gradoni della Chiesa di San Rocco, che ancora conserva tracce di quella prolungata sparatoria.

Pochi davvero se si pensa all’intensità della risposta. Alla quale si affiancarono numerose destituzioni, cambiamenti e 64 condanne a morte delle quali poche furono eseguite.

A significare che si era veramente “virato” dal periodo del Terrore, ma anche perché la giornata del 13 vendemmiaio aveva dimostrato che veramente essenziale era la fedeltà dell’armata alla causa repubblicana…

I più sottili conoscitori dell’animo umano e delle sue “rivoluzioni” si accorsero che quella giornata era cruciale nel segnare il lento passaggio dalla convenzione termidoriana alla futura dittatura militare, che sarebbe seguita di lì a poco, con il colpo di Stato del 18 brumaio (9 novembre 1799) del Buonaparte.

Quest’ultimo divenne così definitivamente celebre, tanto da essere soprannominato il generale Vendemmiaio (le général Vendémiaire) (e non ha la vendemmia un succo, simile a sangue??!) ed essere promosso, l’8 ottobre generale in seconda dell’Armata dell’Interno, il 16 ottobre, generale di divisione e, infine, il 26 ottobre generale capo dell’Armata dell’Interno.

Gli uomini che finivano a letto con Giuseppina, erano destinati a diventare generali e protagonisti. Forse sapendolo, Napoleone di fronte a cotanti testimoni che conoscevano così profondamente la sposa! le aveva regalato un anelluccio, con la scritta: “Al destino!”.

 

 

 

 

 

 

 

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