5 Maggio: anche gli Imperatori, divenuti tali dopo aver portato milioni di uomini a morire, per conquistare imperi, muoiono come tutti gli altri!

 

di Daniele Vanni

 

Forse Napoleone, come molti grandi condottieri, re, imprenditori, magnati o imperatori, credeva di essersi comprato, con il potere, il diritto di essere eterno!

In un certo senso, i cosiddetti grandi, come Giulio Cesare che in un giorno in Gallia fece uccidere 42.000 Galli, o l’Imperatore Adriano che al pari e forse più di Hitler, considerando i tempi diversi, nella Terza Guerra Giudaica, deportò ed uccise oltre 2 milioni di Ebrei! sono eterni perché passati ala Storia, che spesso li esalta senza considerare le stragi che compirono! In nome di non si sa cosa, se non il la conquista di sempre più terre, potere, denaro!

Penso che i cosiddetti “grandi” devono essere stati dei grandi paranoici, affetti da grandissime ossessioni, prima fra tutte quelle di dimostrare di essere più potenti degli altri, di tutti! anche per paura della morte, ma forse per non avere il coraggio di considerarsi uomini, pari e quali, a quelli mandati al macello!

Si stima che nelle guerre napoleoniche, scatenate dal “grande” corso per la paranoia di costruire un’Europa francese, così come Giulio Cesare voleva farne una romana, Hitler, una tedesca o Gengis Kan un mondo mongolo, dicevo nelle guerre scaturite dopo che le belle parole della Rivoluzione Francese, Uguaglianza, Fraternità, Libertà, si erano trasformate da successivi e ripetuti colpi di stato, in dittatura, ghigliottina, impero, siano costate forse sei milioni di morti, tra caduti in battaglia, carestie, congelamento in Russia, pestilenze, fame…

Il 5 Maggio 1821, delirando in agonia, come aveva delirato alla testa della Francia e delle sue Armate, moriva in un’isoletta inglese sperduta nell’Atlantico, forse anche con la complicità di arsenico sempre inglese, anche se i veleni non hanno nazionalità, Napoleone Bonaparte, di antichissima famiglia toscana e di origine longobarda (è una mia scoperta! fatta vicino a Pistoia da dove la Famiglia si spostò in quel di S. Miniato e poi in Corsica).

 

Quante volte abbia ripetuto per mandare a memoria: “Ei fu, siccome immobile…”, quel pezzo troppo lungo del Manzoni, che però ci ha fatto capire come un Grande, nel bene e nel male, può scolpire il suo nome nella Storia, che pure passa e tutto travolge!

 

 

 

Ei fu. Siccome immobile,

dato il mortal sospiro,

stette la spoglia immemore

orba di tanto spiro…

 

 

…Dall’Alpi alle Piramidi,

dal Manzanarre al Reno,

di quel securo il fulmine

tenea dietro al baleno…

 

…due volte nella polvere,

due volte sull’altar.

Ei si nomò: due secoli,

l’un contro l’altro armato,

sommessi a lui si volsero,

come aspettando il fato;

ei fè silenzio, ed arbitro

s’assise in mezzo a lor…

 

…Come sul capo al naufrago

l’onda s’avvolve e pesa…

 

…E ripensò le mobili

tende, e i percossi valli,

e il lampo dè manipoli,

e l’onda dei cavalli,

e il concitato imperio

e il celere ubbidir.

Ahi! Forse a tanto strazio

cadde lo spirto anelo,

e disperò; ma valida

venne una man dal cielo,

e in più spirabil aere

pietosa il trasportò;

e l’avviò, pei floridi

sentier della speranza,

ai campi eterni, al premio

che i desideri avanza,

dov’è silenzio e tenebre

la gloria che passò…

 

…il Dio che atterra e suscita,

che affanna e che consola,

sulla deserta coltrice

accanto a lui posò.

 

 

 

 

Non c’era Internet e nemmeno il telegrafo (solo quello ottico) così Alessandro Manzoni, che pure scrisse di getto, in tre giorni, la sua poesia più celebre, e forse una delle poche ben riuscite,  per la morte di Napoleone, lo fece solo il 16 luglio 1821, dopo aver appreso dalla Gazzetta di Milano della dipartita dell’Imperatore.

Sulla morte delle persone semplici si sprecano poche parole, a volte c’è solo il silenzio.

Per i grandi è diverso.

Anche per Bonaparte si sono scritte cento verità, perché nei potenti ci identifichiamo! Così si è parlato di complotto, di arsenico trovato nei capelli ed anche nella radice. E non di tumore allo stomaco, come si scrisse nell’autopsia. Forse inseguendo l’abitudine che aveva il Corso di infilare la mano destra nel panciotto, quasi a tenersi l’addome. Forse, si conosceva, se davvero vi fu complotto, stilando la stessa causa di morte, cancro al piloro, che aveva ucciso il padre Carlo Maria Buonaparte!

 

Nel Memoriale di Sant’Elena, si accenna a strani e gravi disturbi di Napoleone. Che via via si aggravano. Temendo di essere eliminato Napoleone non vuole ricevere alcun dottore, “perché inglese”.

Siamo ora alla fine di aprile, del 1821, alle ultime settimane di vita di Napoleone. Parrebbe che il destino gli voglia concedere la bella morte: il giorno dopo il suo riassunto politico (il “Testamento”) è senza dolori e senza affanno, sommerso nelle nebbie della speranza.

“Quando io sarò morto ognuno di voi tornerà in Europa; rivedrete le vostre donne ed io frattanto incontrerò nei Campi Elisi i miei soldati. Tutti mi verranno incontro: Davout, Duroc, Ney, Murat, Massena, Berthier, Desaix e noi parleremo delle comuni imprese. Narrerò loro le ultime vicende della mia vita; quando mi vedranno, li prenderà l’antico entusiasmo, l’antica gloria. Allora ci intratterremo con gli Scipioni delle nostre guerre, con Annibale, Cesare e Federico. Sarà una gioia. Purché quaggiù in terra non prendano paura vedendo tanti soldati insieme”.

 

 

 

 

 

 

Ma ci saranno ancora lunghi giorni di agonia.

Verso l’alba del 5 maggio, lo si ode mormorare in delirio:

” – France – Téte d’armée – “.

(Francia! Capo dell’Esercito!)

Sono le sue ultime parole.

Un momento dopo balza su con forza inaudita, trascina a terra violentemente chi lo veglia, lo stringe così che non può chiamare aiuto né difendersi. Nessuno, saprà mai quale invisibile nemico l’imperatore abbia voluto annientare in quell’ultimo spasimo.

 

Alle cinque della sera, si leva urlando il vento di sud-est, sradicando dal suolo due alberi da poco piantati.

 

Un lungo brivido scuote il moribondo. Senza segno di sofferenza, con gli occhi spalancati, quasi immerso in profondi pensieri, manda rantolando i suoi ultimi respiri. Quando il sole tropicale scende in mare, il cuore dell’Imperatore cessa di battere.

 

fig3

La maschera funebre dell’Imperatore, presa dal suo medico personale, il corso Antonmarchi

 

 

 

5 Maggio La Tomba di Napoleone nella chiesa di Saint-Louis des Invalides

 

La Tomba di Napoleone nella chiesa di Saint-Louis des Invalides

 

 

 

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