Accadde Oggi, 5 Gennaio: nella sera dei regali ai più piccoli, le Befanate di Questua

 

 

Tradizioni antiche, elaborazioni di riti ancora più antichi, che si stanno velocemente dissolvendo.

Con i bimbi, – avete sentito la telefonata di Trump, a cui pure non so se la Befana ha regalato Melania Trump?! – che non credono neppure ad Internet o in quelli dei videogiochi, dal momento che li manovrano loro! Un pò come fanno con i genitori!

 

 

di Daniele Vanni

 

 

La Befanata o Befanata di questua è la canzone della Befana, cantata, soprattutto in Toscana e sugli Appennini, da gruppi di fanciulli o di adulti, che, accompagnati di solito da strumenti musicali, vanno di porta in porta la sera del 5 gennaio, per propiziarsi la Befana e sollecitare le strenne o Meglio: piccoli regali, in dolciumi, soprattutto i “befanini” fatti per l’uopo, frutta, specie aranci o anche piccole somme. Una volta anche carne di maiale, macellato (con sofferenza!) proprio nei giorni più freddi, per via della coagulazione del sangue)

La tradizione è molto viva soprattutto nella zona del Monte Amiata, in Lucchesia e nella Montagna Pistoiese, ma è attestata anche fuori della Toscana, ad esempio a Latera (VT)dove la tradizione della Befana è ben radicata da anni. La befanata laterese è composta dal Befano, dalla Befana e dal conte di Buon’Umor, una sorta di banditore che in fase di questua passando per le case del paese legge la seguente formula: “La Befana ed il suo gentil consorte con il conte di Buon’Umor chiedono di essere ospitati nella vostra gentile dimora e di essere trattati con amore come con amore chiedono…”. La famiglia così “visitata” pone nella cesta dei questuanti beni alimentari o anche denaro. La befanata laterese è particolare in quanto eseguita da un gruppo musicale tipo banda che accompagna la Befana per le vie del paese. Valentano e Faleria.

In alcuni paesi di Romagna, Marche, Umbria e Lazio la stessa tradizione è comunemente chiamata Pasquella.

Corrisponde, negli altri paesi europei e soprattutto in quelli scandinavi, ai Canti delle Strenne.

La tradizione del Befano

Il territorio della Valdichiana è pieno di tradizioni popolari e che hanno accompagnato la vita delle campagne durante i secoli della mezzadria. Alcune di queste tradizioni popolari sono comuni con aree geografiche o culture confinanti, mentre in altri casi ci troviamo di fronte a elementi unici e particolari, che possono essere considerate come dei tratti distintivi dell’identità della Valdichiana.

Una tradizione fortemente legata e circoscritta al territorio è quella del Befano.

Ancora oggi è possibile sentir dire da famiglie delle campagne o dei borghi della Valdichiana frasi come “Comportati bene, oppure ti fanno il Befano” o espressioni più generiche relative all’usanza di “Fare il Befano”.

 

La burla del Befano

La tradizione del Befano è presente ancor oggi nella zona della Valdichiana (soprattutto nei paesi e nelle campagne di Chiusi, Montepulciano, Torrita e Sinalunga).

L’usanza prevedeva il confezionamento di un fantoccio di paglia e stoffa, con sembianze umane, nella notte tra il 5 e il 6 Gennaio.

Il fantoccio che poteva avere sembianze maschili, più frequentemente, o femminili, veniva appeso a un albero, o, più modernamente, ai fili della luce o del telefono, o comunque a una sporgenza che potesse essere difficilmente raggiungibile dalla persona presa di mira, che abitava in quel posto. E naturalmente che fosse ben visibile da tutti.

Lo scopo dell’usanza era naturalmente quello di burlarsi di una persona (o, più raramente, di un’istituzione).

Lo scherzo del Befano cercava di mettere in ridicolo la persona a cui era destinato, ed era solitamente accompagnato da cartelli con scritte satiriche, poesie o allusioni spesso e volentieri volgari.

I destinatari del Befano erano principalmente i ragazzi e le ragazze che avevano subito una delusione amorosa, che erano stati lasciati dal partner o non erano riusciti a conquistarsene uno durante l’anno; tra i destinatari c’erano anche gli scapoli e le zitelle, oppure le donne che venivano considerate di facili costumi.

Meno spesso, e con cattivo gusto, a dir poco della malvagità che agita tanti uomini, il Befano colpiva persone che presentavano difetti fisici o morali, oppure veniva utilizzato per scopi “elettorali”, per mettere in ridicolo politici o palazzi comunali.

E’ un modo singolare di attualizzare per la festa dell’Epifania, altre usanze, altre burle che si svolgevano in tutto l’anno, ma specie d’estate, antesignane di “Amici Miei”, nel mondo contadino toscano.

In Valdichiana, nella notte dell’Epifania, in linea con questo spirito, rappresentato anche dalla localizzazione degli Elfi o degli Gnomi nordici, nei toscani Buffardelo, Linchetto,  erano quelle di scambiare le insegne delle botteghe, oppure di spargere fave e lupini dalla casa di una donna presa di mira fino al suo Befano appeso, come nelle favole di Pollicino.

E l’origine si può facilmente trovare proprio nelle delusioni d’amore, i rifiuti, in un mondo che timidamente si apriva all’individualità affettiva, dopo millenni di matrimoni combinati (in queste terre spesso dai mezzani, ma su precisa indicazione delle famiglie).

Il Befano, fatto di stracci (a significare la povertà) e di paglia (a metterne in mostra i pochi contenuti…morali e di fortezza interiore!) è colui al quale non resta che accettare per moglie una vecchiaccia rinsusinita, più strega che donna.

Spesso i Befani erano volgari e le burle potevano essere difficili da sopportare, soprattutto nei casi in cui colpivano gli insuccessi amorosi. Ma era questo il residuo della pressione esercitata dal clan preistorico alla riproduzione, con scherno e spesso emarginazione o allontanamento quando non peggio per chi non rientrava nei canoni riproduttivi, così feroci, perché tale era allora la sopravvivenza che richiedeva nuove e forti braccia, per il lavoro e la difesa dai nemici.

Se la minaccia del carbone portato dalla Befana poteva essere un deterrente ed un buonissimo stimolo educativo (quello della meritocrazia che si è voluto annullare totalmente in Italia con le conseguenze che vediamo) nei confronti dei bambini più monelli, il timore di ricevere un Befano poteva diventare altrettanto efficace per gli adulti della Valdichiana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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