Accadde oggi, 5 Febbraio: Giornata contro lo spreco alimentare

 

 

La Giornata contro lo spreco alimentare venne celebrata per la prima volta il 5 febbraio 2014in Italia, ideata ed istituita dal Ministero dell’Ambiente per sensibilizzare le persone sullo spreco alimentare.

 

di Daniele Vanni

 

Secondo le stime internazionali, oltre un terzo del cibo prodotto ogni anno per il consumo umano, cioè circa 1,3-1,6 miliardi di tonnellate, va perduto o sprecato. Questo quello che ci dicono Fao o Wasye Watcher e tanti esperti, che non ci dicono però la causa prima: il sistema commerciale e distributivo che guarda non allo spreco, ma al guadagno!!

 

05 febbraio 2014. Si celebra oggi la prima Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, istituita dal ministero dell’Ambiente per recuperare lo spreco alimentare ma soprattutto per prevenirlo.

Un obiettivo che secondo il Piano Nazionale di prevenzione dello spreco alimentare dovrà essere raggiunto entro il 2025 attraverso il dimezzamento di uno sperpero che ogni anno arriva a toccare un importo di quasi 9 miliardi di euro, equivalente di due etti di cibo nella spazzatura a famiglia.

Il Pinpas è stato inserito nell’ambito del Piano nazionale di prevenzione dei rifiuti italiano adottato dal ministero il 7 ottobre 2013 e per la prima volta l’Italia affronta in modo organico il problema degli sprechi alimentari, in sintonia con quanto indicato dalla Commissione Europea nella tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse. Fra gli altri scopi primari Pinpas riprende alcune richieste della Risoluzione 2012 del Parlamento Europeo e ambisce a produrre soluzioni concrete ed efficaci in termini di riduzione alla fonte della quantità di cibo che finisce tra i ‘rifiuti’ sul breve, medio e lungo periodo. Il traguardo è raggiungere entro il 2020 una riduzione del 5% dei rifiuti per unità di Pil dei rifiuti urbani, del 10% di quelli pericolosi e del 5% di quelli speciali. Numeri non facili da raggiungere se si pensa che l’ultimo sondaggio dell’Osservatorio sugli sprechi alimentari delle famiglie italiane ‘Waste Watcher’, promosso da Last Minute Market, Swg e Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari dell’Università di Bologna, ha rilevato che il 51,2% di frutta e il 41,2% di verdura vengano gettati quando sono ancora freschi. Con un impatto devastante sulla bioviersità: per produrre tutto il cibo che sprechiamo buttiamo nel cestino fino a 1,226 milioni di metri cubi di acqua, pari all’acqua consumata ogni anno da 19 milioni di italiani e circa 24,5 milioni di tonnellate di CO2 pari a circa il 20% delle emissioni di gas serra del settore dei trasporti. Inoltre, gettiamo via anche il 36% dell’azoto da fertilizzanti, utilizzati inutilmente con tutti gli effetti e i costi ambientali che ne conseguono.

 

E gli ultimi dati rilevati da Waste Watcher parlano di uno spreco mondiale di cibo pari a 1,6 Miliardi di tonnellate, per un valore di 1.000 Miliardi di Dollari.

Insomma se si recuperasse tutto queste ben di Dio e lo donassero agli Italiani, questi in due anni e mezzo, annullerebbero il loro debito!!!

Per far comprendere quanto è vasto lo spreco alimentare e quanto vasto è quello che hanno sprecato, vivendo al di sopra delle loro possibilità, non pagando né droghiere, né lavanderia, gli Italiani!!

 

Ma insieme ai dati negativi, alcuni dicono che arrivano anche i primi segnali di cambiamento.

Sempre secondo i monitoraggi di Last Minute Market infatti negli ultimi tempi, sarebbe aumentata la sensibilità intorno al tema degli sprechi, con il 45% degli italiani che ha sensibilmente diminuito lo sperpero di cibo.

Io credo non per sensibilità, ma per la crisi che attanaglia il Paese e dal 2008 lo sta stringendo fino a soffocarlo.

Lo spreco di cibo – dal residuo in campo alla produzione e distribuzione allo spreco domestico – vale nel mondo circa 2.060 miliardi di euro. In Italia lo spreco domestico vale lo 0,5% del nostro Pil, oltre 8 miliardi di euro. Da un terzo a metà del cibo che potrebbe sfamare qualcuno, va invece in pattumiera.

La metà del cibo che viene prodotto nel mondo, circa due miliardi di tonnellate, finisce nella spazzatura, benché sia in gran parte commestibile. Il dato, emerso da un rapporto del gennaio 2013 dell’Institution of Mechanical Engineers, associazione degli ingegneri meccanici britannici, è stato via via confermato da diversi studi successivi, su scala continentale. Fra le cause di questo spreco di massa ci sono le cattive abitudini di milioni di persone, che non conservano i prodotti in modo adeguato. Ma anche le date di scadenza troppo rigide apposte sugli alimenti, le promozioni che spingono i consumatori a comprare più cibo del necessario, i numerosi passaggi dal produttore al consumatore nelle catene di montaggio dei cibi industriali.

 

Lo spreco di cibo nel mondo

 

La stima dell’Ime è lievemente superiore – ma nello stesso ordine di grandezza– di quella della Fao secondo cui oltre un terzo del cibo prodotto ogni anno per il consumo umano, cioè circa 1,3 miliardi di tonnellate, va perduto o sprecato,contenuta nello studio intitolato Global Food Losses and Food Waste (Perdite e spreco alimentare a livello mondiale). Lì si dice che i paesi industrializzati e i paesi in via di sviluppo sperperano, rispettivamente, 670 e 630 milioni di tonnellate di cibo ogni anno. Il documento era stato commissionato dalla Fao all’Istituto Svedese per il cibo e la biotecnologia (Sik) in occasione di Save the Food. Solutions for a world aware of its resources, nel 2011.

Solo nei Paesi industrializzati vengono buttate 222 milioni di tonnellate di cibo ogni anno: una quantità che sarebbe sufficiente a sfamare l’intera popolazione dell’Africa Sub Sahariana. La Fao ha anche promosso un altro studio, intitolato “Food Wastage Footprint: Impacts on Natural Resources” (L’impronta ecologica degli sprechi alimentari: l’impatto sulle risorse naturali), la prima sistematica indagine scientifica ad aver analizzato l’impatto delle perdite alimentari dal punto di vista ambientale, esaminando specificamente le conseguenze che esse hanno per il clima, per le risorse idriche, per l’utilizzo del territorio e per la biodiversità.

Ogni anno, il cibo che viene prodotto e non consumato, sperpera un volume di acqua pari al flusso annuo di un fiume come il Volga; utilizza 1,4 miliardi di ettari di terreno – quasi il 30 per cento della superficie agricola mondiale – ed è responsabile della produzione di 3,3 miliardi di tonnellate di gas serra. Nel mondo industrializzato, la maggior parte del cibo sprecato viene dai consumatori che ne comprano troppo e poi lo buttano. Nei paesi in via di sviluppo si tratta invece di sprechi dovuti a un’agricoltura stentata o alla mancanza di modalità di conservazione.

 

Lo spreco di cibo in Europa

 

In Europa, la quantità ammonta a 89 milioni di tonnellate, ovvero a una media di 180 kg pro capite. Lo spreco domestico maggiore pro capite si registra in Inghilterra, con 110 kg a testa, seguono Stati Uniti (109 kg) e Italia (108 kg), Francia (99 kg), Germania (82 kg), Svezia (72 kg). Il 42% degli sprechi alimentari in Europa avvengono tra le mura di casa, precisano i responsabili della campagna contro lo spreco alimentare di Slow Food Italia.

 

Lo spreco di cibo in Italia

 

Se lo spreco di cibo – dal residuo in campo alla produzione e distribuzione allo spreco domestico – vale nel mondo circa 2.060 miliardi di euro, in Italia ci costa lo 0,5% del nostro Pil, oltre 8 miliardi di euro. È quanto emerge in ‘Primo non sprecare’, nel Parco Biodiversità di Expo, tappa della campagna ‘Un anno contro lo spreco 2015’ di Last Minute Market. In Italia ogni anno finiscono tra i rifiuti dai 10 ai 20 milioni di tonnellate di prodotti alimentari, per un valore di circa 37 miliardi di euro. Un costo di 450 euro all’anno per famiglia. Cibo che basterebbe a sfamare, secondo la Coldiretti, circa 44 milioni di persone. Secondo l’Osservatorio sugli sprechi, a livello domestico in Italia si sprecano mediamente il 17% dei prodotti ortofrutticoli acquistati, il 15% di pesce, il 28% di pasta e pane, il 29% di uova, il 30% di carne e il 32% di latticini. Per una famiglia italiana questo significa una perdita di 1.693 euro l’anno.

Secondo il rapporto del Politecnico di Milano ‘Surplus food management’ vi sono 5,6 milioni di tonnellate di cibo generate in eccesso (16% dei consumi annui). All’interno della filiera, il 2,8% si perde nella fase di produzione, 0,4% nella trasformazione. Il 43% dello spreco avviene in ambito domestico, cioè in famiglia (dunque con basso grado di recuperabilità) ma un buon 57% è dovuto agli attori della filiera, e qui ci si può impegnare molto  di più. Oggi, solo il 9% è recuperato, ma è interessante notare che è il 10% in più di quanto riscontrato nello stesso studio svolto 4 anni prima. L’obiettivo da porsi è riuscire ad arrivare a 1 milione di tonnellate recuperate all’anno.

Il quadro normativo italiano è buono, rispetto agli altri Paesi europei, grazie alla “legge del buon samaritano” e a una serie di incentivi fiscali già in atto.  Ma soprattutto l’impianto è volto a incentivare il recupero, invece che a sanzionare lo spreco (approccio scelto da progetti di legge di altri Paesi).

 

Resta che viviamo in una società che non guarda minimamente, anche se si afferma spessissimo il contrario, né a produrre solo quello di cui abbiamo veramente bisogno, a non sfruttare eccessivamente questo Pianeta stremato, pieno di inquinamenti e di squilibri. In terra, in aria, negli Oceani. E dentro le cosiddette coscienze o animi o anime umane.

Share