Accadde oggi, 5 Dicembre: 1746,il Balilla che lanciò il celebre sasso…contro l’”Italia”!

 

L’incredibile vicenda storica del Balilla, che entrò nella vita di tantissimi italiani, che fece chiamare con il suo nome celeberrime auto Fiat e tantissimi oggetti italici, e che in fondo, lottava, non contro gli Austriaci, ma contro i Savoia!!!

 

di Daniele Vanni

 

 

Giovan Battista (Giambattista) Perasso, detto Balilla (Genova, 1735 – Genova, 1781), è una popolare figura storica di patriota della Genova del Settecento.

La sua reale identità è rimasta (e rimarrà ormai forse per sempre!) dubbia, ma in lui viene identificato il giovane da cui il 5 dicembre 1746 prese le mosse la rivolta popolare contro gli occupantiaustriaci, comandati però dal nobile genovese Adorno (durante la Guerra di Successione austriaca) nel quartiere genovese di Portoria.

 

Mussolini non ha mai visto di buon occhio la Casa Savoia! Ma se n’è servito come nessun altro al mondo!

Anche se proprio alle sue conoscenze si questa Famiglia (ed alle loro acquiescenze, deve la sua salita al potere!)

Ed è anche certo che come per Hitler, per il Maestro di Predappio, la conoscenza della Storia è stata davvero approssimativa (anche se efficacissima). Da assoluto pacifista, portò l’Italia (anche questa volta contro gli Austriaci, ma anche contro i suoi prossimi alleati Tedeschi!) in guerra: si dice per coloro che lo finanziarono lautamente tanto che appena espulso da direttore dell’Avanti fondò e diresse subito un nuovo giornale altamente interventista, si dice sotto gli “auspici” della Francia (qualcosa sapeva la Balzer…da cui ebbe un figlio, entrambe isolati in manicomio!) del premier (di sangue inglese) Sidney Sonnino (quello della trippa per gatti!) e dei capitalisti del Nord e significatamente del Piemonte (sabaudo!)!

Ora a vedere bene la Guerra di Successione Austriaca in cui interevenne il Balilla, Genova aveva dichiarato guerra, non all’Austria, ma ai Piemontesi e ai Savoia che erano schierati con gli Austriaci!!! che volevano far salire al trono Maria Teresa figlia del defunto Carlo VI

 

Di diverso avviso erano Prussia, Francia e Spagna che la ritenevano ancora vigente: infatti venne eletto imperatore il duca di Baviera che prese il nome di Carlo VII.

 

Genova cercò di restare fuori dalla contesa.

Ma il suo tentativo fallì per l’antica rivalità con i Savoia!

Questi ultimi, in compenso degli aiuti che avrebbero prestato all’Austria, ebbero da Maria Teresa la promessa della cessione di diverse terre tracui il marchesato di Finale acquistato dai Genovesi da Carlo VI per una rilevante somma. «Una sottigliezza formale è che Genova entra in guerra contro il Piemonte, non contro l’Austria…» scrive Teofilo Ossian De Negri.

Ai Genovesi non rimase che allearsi con gli spagnoli e i francesi, attirandosi le ire degli austriaci. E mentre all’inizio della guerra pareva che le sorti fossero propizie agli alleati genovesi, più tardi la situazione si invertì e Genova rimase da sola alle prese contro il nemico. Gli Austriaci sotto il comando del generale Brown superata la Bocchetta scesero a Campomorone e il 4 settembre 1746 entrarono in San Pier d’Arena. Il giorno 6 settembre i Genovesi dovettero accettare le gravosissime condizioni imposte dal generale austriaco Botta Adorno. Una volta padroni gli austriaci chiesero con prepotenza grandi quantità di denaro e armi che la Repubblica possedeva per la sua difesa.

Era il 5 dicembre 1746 sul tramontare quando un drappello di soldati austriaci trascinava per la via di Portoria il mortaio «Santa Caterina» prelevato alla Cava dalle alture di Carignano.

Ad un certo punto la strada sprofondò sotto il peso del mortaio!

Prima del ferocissimo assalto edilizio moderno, quindi, che approfittando delle distruzioni delle guerra ha distrutto del tutto l’antica Genova, i suoi porti, da cui partirono milioni di emigranti e tutto il suo territorio comunale ed oltre, con un intreccio di autostrade da far impallidire Los Angeles, le strade lungo i torrenti di Genova non erano già più quelli di una volta!

I soldati chiesero in malo modo un aiuto alla gente del posto e quando un caporale alzò il bastone contro un uomo per farsi ubbidire, finalmente il popolo perdette la pazienza. E quando, gridando «Che l’inse?» (ovvero «che la incominci?»), un ragazzo, il Balilla (1), lanciò il primo sasso, una pioggia di altri sassi venne scagliata sugli invasori austro piemontesi che furono costretti ad abbandonare il mortaio e a darsi alla fuga.

La popolazione venne incitata dall’”ardito” (!) ragazzo a sollevarsi attraverso il lancio di un sasso contro le truppe austro-piemontesi che sotto il comando del ministro plenipotenziario Antoniotto Botta Adorno occupavano la città, a quel tempo alleata con i francesi e gli spagnoli. Il 10 dicembre 1746 la città fu così liberata dalle truppe austriache.

L’arroganza dei soldati austriaci, che pretendevano di essere aiutati ad estrarre fuori dal fango un pezzo di artiglieria, fu la miccia che fece esplodere la risolutiva, per le sorti di Genova, rivolta popolare.

 

Identità del Balilla

 

Sebbene l’esistenza del «ragazzo» sia confermata tra le altre dalla testimonianza del veneziano Cavalli in un dispaccio del 13 gennaio 1747, il quale afferma di aver visto un manifesto nel quale era detto che «la prima mano, onde il grande incendio s’accese, fu quella di un picciol ragazzo, qual diè di piglio ad un sasso e lanciollo contro un ufficiale tedesco»[1], non esistono prove documentali che attestino che il fanciullo che scagliò la prima pietra fosse detto “Balilla”, così come non esistono prove documentali che questo Balilla fosse Giovanni Battista Perasso: tutto si basa solo sulla continuità della tradizione nel quartiere di Portoria.

Un’apposita Commissione Municipale istituita a Genova nel 1881, composta da autorevoli cittadini quali il prof. A. G. Barrili, l’avv. Cornelio De Simoni, il prof. L. T. Belgrano ed il march. M. Staglieno, dopo aver ascoltato la testimonianza di alcuni anziani del quartiere, i quali riferivano ciò che avevano udito dai loro nonni che avevano conosciuto di persona il Balilla, concluse potersi stabilire la quasi certezza che egli fu Giambattista Perasso figlio di Antonio Maria tintore di seta, nato a Genova nella parrocchia di S. Stefano il 26 ottobre 1735.

L’ipotesi avanzata nel 1851[4] dal canonico Giuseppe Olivieri di Montoggio che il Balilla potesse essere un suo compaesano, Giambattista Perasso nato a Pratolongo di Montoggio nel 1729, dunque all’epoca diciassettenne, è stata confutata, da Aldo Agosto nel 1979.

Ma Balilla era il soprannome anche di un altro popolano, non un ragazzo ma un uomo, Andrea Podestà, che corrisponde biunivocamente in numerosi processi rotali a questo “soprannome” da distinguerlo più di un cognome vero.

Perasso può essere stato invece il ragazzo di Portoria, perché la tradizione orale aveva fondamenta e perché di età congrua, ma non vi è alcuna prova documentale.

Egli aveva un soprannome, documento della Rota Criminale della metà anni cinquanta, diverso, ovvero Beccione, di natura dileggiativa simile a Mangiamerda(ma anche e più usato in natura elogiativa simile a “grande amante“), che però ha come fonte testimone oculare Accinelli, che riferiva per sentito dire degli altri quartieri, lui essendo di Prè e non di Portoria.

La Società Ligure di Storia Patria nel 1927 ha messo, per così dire, una parola definitiva sulla questione stabilendo che non è possibile – sulla base dei documenti di cui si dispone – identificare con sicurezza il “ragazzo delle sassate”.

 

Mito

 

Come ricorda il giornalista e scrittore Paolo Lingua nel suo libro Breve storia dei Genovesi, il mito del Balilla fu alimentato e ingrandito principalmente in pieno Risorgimento, (anche i Savoia, con la storia…) ovvero cento anni dopo gli accadimenti che portarono alla rivolta popolare contro le truppe austro-piemontesi guidate dal plenipotenziario asburgico (genovese!) Antoniotto Botta Adorno.

La sua figura fu poi ulteriormente enfatizzata, sempre in chiave fortemente patriottica, nel Ventennio dell’era fascista, anche attraverso la creazione dell’Opera Nazionale Balilla.

Lo strano è che non ho mai letto, su milioni di ragazzi che vi furono iscritti, una voce, un passo che portasse verità storica sul gesto in verità anti-Piemonte e quindi, se vogliamo: contro la futura Italia (del resto non si sono distrutte a vicenda per secoli e secoli tutte le città italiane l’una contro l’altra armata, con geometrie e d alleanze continuamente variabili ed orchestrate dal Papa?), ma neanche sugli altri possibili significati del sopranome che nomò, oltre la vita di tantissimi giovani, milioni di auto e di infiniti oggetti italici!

Per lo storico Federico Donaver il monumento eretto a ricordo dell’episodio di Portoria rappresenta, oltre che l’eroe in sé stesso, “l’ardire generoso d’un popolo che, giunto al colmo dell’oppressione, spezza le sue catene e si rivendica la libertà”.

 

Origine del soprannome

 

Giuseppe Comotto, La rivolta di Portoria contro gli austriaci nel 1746

Balilla o Ballilla è il diminutivo di balla (“palla”), con l’aggiunta di desinenza latinizzante o più probabilmente ispanizzante (visto il gusto dell’epoca, per conferire un tono esotico oltre che informale): può essere tradotto letteralmente con “pallina” e doveva essere un appellativo riferito ai bambini molto comune nella lingua ligure di Genova, insieme a Ballin (“Pallino”) e Balletta, tuttora in uso.

Il soprannome Balilla non sembra aver quindi nulla a che vedere con il soprannome Baciccia, che è una variante familiare genovese di “Battista”, nata probabilmente da una pronuncia infantile storpiata e, come spesso accade, adottata come soprannome ufficiale della persona che l’infante intendeva indicare, poi diffusosi largamente nella lingua genovese ottocentesca (come testimoniò anche Charles Dickens) Il diminutivo di Baciccia è Baciccin.

 

 

 

Che l’inse?

 

“Che l’inse?”, il celebre grido con cui il Balilla diede l’avvio alla rivolta, è una tipica forma interrogativa della lingua ligure pre-ottocentesca che prevedeva l’uso della congiunzione che seguita dal congiuntivo. Il verbo “insâ” o “inçâ” è transitivo e significa “cominciare a consumare qualcosa” o “dare inizio a qualcosa”.

Un po’ come in alta Toscana (ma è in uso anche in certe zonde del Sud Italia): “incignare”.

In questo caso può essere tradotto con “La comincio?” ovvero “Volete che cominci [la rivolta?]”.

 

 

Omaggi al Balilla

 

Nell’entroterra ligure venivano fatti i cosiddetti “Panin du Balilla”, in onore del “Balilla” e dedicati a tutti i bambini. Dopo la guerra il nome venne cambiato in “Panin du Balin”. Erano rotondi di leggera pasta frolla zuccherati in superficie; oggi sono spariti.

 

Il giovane Balilla viene citato ne Il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli e Michele Novaro, nella quarta strofa:

 

« I bimbi d’Italia / Si chiaman Balilla »

Alle vicende legate alla rivolta di Portoria e alla figura di Balilla è dedicata la commedia storica in dialetto genovese intitolata “Che l’inse?”, opera di Francesco Augusto Masnata del 1929.

 

La trentasettesima galleria della strada delle 52 gallerie del Monte Pasubio, scavate in occasione dei combattimenti della prima guerra mondiale, porta il suo nome.

 

Credo che, inconsciamente (?) Fabrizio De Andrè, abbia pensato al gesto del Balilla sul Bisagno (torrente che la dice lunga con le alluvioni provocate, su come è stata massacrata, e non solo dai bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale! l’antica repubblica marinara!) quando scriveva del suo dinamitardo che voleva lanciare una bomba al Parlamento e finisce per colpire un’edicola!!!

 

Ma lo straordinario è che nessuno abbia finora evidenziato che quel sasso era sì scagliato contro gli Austriaci , ma anche contro i loro alleati Piemontesi, cioè: i Savoia!!

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